Curiosità dell'Argentina

Il Tango

Più che il ballo dell'Argentina, il Tango è il ballo delle due città che si affacciano sul Rio della Plata, Buenos Aires e Montevideo. La sua musica triste e passionale, nasce da melodie e ritmi ispanici e afrocubani e si sviluppa intorno al 1880 nei quartieri dei migranti di Buenos Aires. Un ballo audace per l'epoca, ricco di allusioni erotiche, che ha rappresentato lo sfogo dalle frustrazioni per i disagiati e disperati dei bassifondi della città. Rimase confinato per decenni in questi quartieri e fu qui che nacquero molti dei passi più importanti e caratteristici di questo ballo. A partire dal 1900 il tango comincia ad entrare nei teatri e nei caffè ed iniziarono ad interessarsi a questo ballo strumentisti e direttori sempre più colti musicalmente e principalmente italiani. Ben presto il ballo fu interpretato anche dalle classi benestanti che inizarono a diffonderlo in Europa. Inizialmente creò dello scandalo tra i moralisti tanto che  nel 1914 anche Papa Pio X volle vedere di persona di cosa si trattasse. Maestri di ballo reinterpretarono ed adattarono il tango per il pubblico sofisticato delle sale europee, fu questa versione a rendere famoso Rodolfo Valentino. Negli anni '20 inizia l'epoca d'oro del tango con la comparsa del cosiddetto Tango Cancion,  in cui acquistano valore i testi sarcastici e malinconici allo stesso tempo. Negli anni '30 e '40 entra nel repertorio di molte grandi orchestre e la radio contribuisce alla sua diffusione su larga scala. Con il passare del tempo il tango cambia ancora e si evolve fino a quello dei giorni nostri.
Sensuale, profondamente intenso, il tango è per una comunicazione non verbale fra i ballerini basata sull'improvvisazione. Esso è un ballo libero da coreografie predefinite a confronto con altri balli che si basano su una figura base da ripetere alternandola a qualche variante.

Il Gaucho

Il vagabondo per antonomasia della Pampa, figura tra l'eroico e il romantico. Agli inizi del XVII secolo le pianure del Rio della Plata erano percorse da bovini ed equini selvaggi e senza padrone, discendenti dai primi animali introdotti dai coloni e riprodottosi in modo del tutto incontrollato. Il pellame era molto richiesto in quel periodo, quindi si andò formando un tipo di cavalieri che al lavoro presso le fattorie preferivano quello di vagare nella pampa a caccia di bovini selvatici che venivano abbattuti prelevando solo il grasso e le pelli, arrostivano e mangiavano le carni più pregiate lasciando il resto agli avvoltoi. Questi uomini solitati sfuggivano alle autorità e alle regole tanto che nel 1617 il governatore di Santa Fe introdusse delle regole per la caccia al bestiame, regole che non furono rispettate data la grande richiesta di pellame.  Solo nel XVIII secolo, con l'introduzione della marcatura del bestiame, la delimitazione dei possedimenti fondiari e l'inizio di una forma più evoluta e razionale dell'allevamento si riuscì a ridimensionare il fenomeno. Molti Gaucho si trasformarono in razziatori di bestiame mentre altri si spostarono in altre terre (l'attuale Uruguay) dove la caccia era ancora remunerativa. Fu qui che iniziarono ad essere chiamati con disprezzo chagadore, poi gaudero ed infine gaucho. Pian piano il termine finì per includere anche i poveri salariati delle fattorie incaricati di accudire il bestiame.
Con la nascita della poesia romantica, il gaucho acquistò la dimensione di eroe e fu rivalutata l'immagine del cavaliere protagonista di alcune importanti pagine della guerra di indipendenza argentina.

Il Mate

Il mate è la bevanda nazionale argentina. Come il caffè in Italia o il tè in Inghilterra, il mate rappresenta la bevanda per eccellenza, un rito quotidiano diffuso in tutta la popolazione. Si tratta di un infuso tonificante basato sulle foglie della pianta Yerba Mate opportunamente trattate. Le sue origini sono lontane, questa pianta veniva consumata in infuso prima dell'arrivo degli spagnoli, in seguito i gesuiti  iniziarono a coltivarla in modo estensivo tanto che venne conosciuta come tè dei gesuiti. La preparazione del mate prevede l'uso di alcuni specifici strumenti ; il mate, ovvero un apposito recipiente in legno o metallo che viene utilizzato per preparare l'infuso, la bombilla, una specie di cannuccia di metallo che presenta su un lato un apposito filtro che va immerso nell'infuso, l'erba mate, un recipiente per scaldare l'acqua ed infine un contenitore termico per conservare l'acqua calda per tutta la durata della bevuta.
Dopo aver riempito d'erba il mate, viene versata sopra l'acqua calda, che non dovrebbe mai bollire ma essere solo molto calda e poi conservata in un recipiente termico; l'acqua va versata sempre nello stesso punto, in modo da inumidire solo una parte delle foglie di mate e lasciarne asciutta un'altra parte. Nel punto in cui si versa l'acqua si inserisce la bombilla, che dovrà mantenere sempre la stessa posizione. Inizia a bere chi ha preparato il mate, aspirando l'infuso con la bombilla fino ad esaurire l'acqua presente nel mate. A questo punto si aggiunge altra acqua e il mate viene passato a chi è seduto a sinistra: chi lo riceve lo beve fino in fondo e lo rende al primo, che aggiunge altra acqua e lo passa al terzo, poi al quarto e così via. Le foglie inizialmente lasciate asciutte, sono una  riserva e quando le prime foglie sono ormai esaurite (non rilasciano più sapore), si bagnano le seconde e si sposta la bombilla per continuare a bere. Alla fine l'erba mate sarà tutta sfruttata e il rito si conclude. In pratica, nella vita di tutti i giorni, il rito si semplifica per questioni di tempo ma il concetto permane. In Argentina il mate è bevuto amaro o dolce, aggiungendo zucchero all'acqua o direttamente nel recipiente.

La leggenda del Calafate

"Chi assaggia la bacca agrodolce del Calafate non tarda a sentirsi attratto dallo spirito della Patagonia e dal momento in cui si macchierà le labbra del succo bluastro non riuscirà più a dimenticare questa terra e sarà colto da un senso di nostalgia che lo spingerà a tornare"
Questa credenza circolava tra i coloni e i viaggiatori del secolo scorso che non sapevano spiegare come fosse possibile vivere in una terra ostile, desolata ed arida battuta continuamente da venti impetuosi. L'origine della credenza è da attribuirsi ai Tehuelche (popolazione indigena della Patagonia) che attraverso il mito giustificavano fenomeni naturali altrimenti incomprensibili come il ritorno ad ogni stagione degli uccelli migratori e la permanenza per tutto l'inverno di altre specie tra cui il chingolo e la calandria.
Il tutto ebbe inizio quando una tribù venne sorpresa dall'inverno mentre era in una battuta di caccia. Si impose la necessità di tornare al villaggio a tappe forzate ma l'anziano scimano rallentava il gruppo. Come spesso succedeva, fu deciso di lasciarlo al suo destino dopo avergli costruito una capanna con legna e viveri per alcuni giorni per evitare che il suo spirito si potesse vendicare sulla tribù. Grazie alla conoscenza delle arti magiche, lo scimano riuscì a sopravvivere. A primavera, quando iniziarono a tornare gli uccelli migratori, lo scimano, che conosceva il linguaggio degli uccelli, li interrogò domandando loro perché se ne fossero andati via all'inizio della stagione fredda. Gli uccelli risposero che la neve non permetteva loro di trovare cibo per cui dovevano migrare in terre più ospitali. Allora lo scimano promise agli uccelli di mostrare un frutto che abbondava anche d'inverno e mostrò loro le bacche dello spinoso Calafate e stringendone alcune tra le mani, le schiacciò facendo uscire il succo e offrendolo a tutti fino a saziarli. I più golosi, appunto il chingolo e la calandria, da quel giorno non abbandonarono più la Patagonia nemmeno d'inverno.


I Tehuelche

I Patagoni, come furono chiamati da Magellano,  o Tehuelche come li chiamavano i missionari gesuiti, popolavano la bassa Patagonia fino alla Terra del Fuoco. Cacciatori semistanziali lavoravano la pietra come nel neolitico europeo, producevano vasellame in ceramica, conoscevano il metallo ma non sapevano come lavorarlo. Divisi in due grandi gruppi, quelli che occupavano l'area nord e quelli che occupavano la parte più a sud, vivevano prevalentemente di caccia e si spostavano seguendo le migrazioni stagionali degli animali. Tipicamente cacciavano i guanachi in primavera, ostacolati dalle femmine gravide, mentre in estate cacciavano i nandù. L'introduzione del cavallo dopo il 1670, favorì un cambiamento sotto molti aspetti, compreso quello culturale. La caccia ora veniva fatta inseguendo a cavallo la preda per procedere alla sua cattura con la bola, due o tre sfere di pietra legate insieme da lunghe fili ricavati dalla pelle di guanaco, bola la quale veniva lanciata alle zampe degli animali in corsa per immobilizzarli. L'abitazione tipica (il toldo) aveva la forma di paravento ed era costituita da due o tre file di pali degradanti su cui venivano appoggiate pelli di guanaco cucite insieme. Ogni tribù era formata da alcune  centinaia di persone, e guidata da un capo chiamato cacique. Ogni tribù possedeva un territorio di caccia che veniva difeso in modo deciso, spesso motivo di guerre tra tribù confinanti. Gli uomini si occupavano della caccia, dei cavalli e della guerra, le donne si dedicavano al trasporto dell'acqua e della legna, alla preparazione dei cibi, alla cucitura e tintura delle pelli e alla crescita della prole.



Il viaggio

Paese delle grandi praterie, delle grandi steppe, delle grandi cascate, delle grandi montagne e dei maestosi ghiacciai ....

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Serie di album con le foto più interessanti e curiose scattate durante tutto il viaggio in Argentina.

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Slideshow di fotografie raccolte in un unica gallery con gli scatti più caratteristici e belli della Patagonia

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In profondità

Parco dei Ghiacciai

Patrimonio dell’UNESCO questo grande parco è considerato uno dei più rappresentativi dal punto di vista naturale e paesaggistico.

I Tehuelche

Storia e cultura dell'antico popolo della Patagonia raccontate attraverso foto esposte nel Museo del Parco dei Ghiacciai di El Calafate.

Penisola Valdés

Selvaggia e attraente penisola patrimonio dell'Unesco è un luogo ricco di animali marini da ammirare a breve distanza.

Bosco pietrificato

La Reserva Geologica Bosque Petrificado José Ormachea è un sito che presenta il fenomeno di pietrificazione degli alberi del Terziario.


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