Borgo di Barbaresco
Barbaresco si trova nelle Langhe, in provincia di Cuneo, pochi chilometri a est di Alba. Il borgo occupa la sommità di una rocca affacciata sul Tanaro, che scorre circa 200 metri più in basso. Dà il nome a uno dei vini rossi più noti del Piemonte, il Barbaresco DOCG, prodotto da uve Nebbiolo in questo comune e nei vicini Neive e Treiso. Le colline intorno fanno parte dei Paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, iscritti nella lista del Patrimonio UNESCO.
Prima dell’arrivo dei Romani il territorio era abitato dai Liguri Stazielli. I Romani vi stabilirono un primo insediamento, Villa Martis, collegato ad Alba Pompeia da una strada lungo la valle del Tanaro. Nel Medioevo, dopo le incursioni saracene, l’abitato fu fortificato come ricetto e fu a lungo conteso tra Alba e Asti. Passò ai Savoia nel 1631 e divenne comune autonomo nel 1798. Del sistema difensivo restano la torre e il castello, entrambi affacciati sull’unica via del paese.
Cosa vedere a Barbaresco
Il piccolo borgo di Barbaresco offre un unico parcheggio auto, ridotto e spesso pieno. Esso si trova poco prima dell’arrivo in centro per chi proviene da sud. L’ingresso al borgo è dirimpetto ad una stretta curva della strada principale. Su questa curva si affaccia anche la chiesa di San Donato , in pratica fuori dal borgo.
La chiesa di San Donato è nata come antica parrocchiale di Barbaresco e le sue origini sono lontane tanto da essere citata in alcuni documenti del 1219. Con l’avvento della chiesa di San Giovanni Battista (che troveremo in seguito), divenne chiesa della Confraternita dei Disciplinanti. Nella forma attuale è un edificio ottocentesco a navata unica, oggi sconsacrato. Il Comune la acquistò dalla Curia per farne la sede dell’Enoteca Regionale del Barbaresco. Entrando, l’aula è occupata dagli scaffali con le bottiglie di oltre cento cantine della denominazione.
Di fronte alla chiesa l’ingresso al borgo in un punto in cui sicuramente era presente una porta d’accesso che oggi altro non è che un incrocio stradale. Sulla sinistra il Palazzo comunale e sulla destra, sulla facciata di una casa, una grande meridiana . Nel periodo estivo è in parte coperta dagli ombrelloni di un bar, comunque trattasi di una opera recente che vuole celebrare i ritmi della coltivazione della vigna e della produzione del vino, attraverso una serie di illustrazioni storiche poste sul perimetro. Riunisce orologio, calendario stagionale e una meridiana universale con i nomi di 40 città. Le dodici illustrazioni sono tratte da un antico trattato di agricoltura.
Si prosegue lungo la via, in realtà l’unica via del borgo, su cui si affacciano, inevitabilmente, alcune piccole enoteche. Poco dopo sulla sinistra una grande costruzione squadrata in cotto con innumerevoli finestre tutte ordinate. Trattasi del Castello di Barbaresco.
Il Castello di Barbaresco, noto anche come Palazzo Galleani, sorge dove si trovava il castello medievale del ricetto, ma di quella fase non conserva l’aspetto. L’edificio attuale è frutto di una ricostruzione voluta dai conti Galleani, che ne fecero una residenza nobiliare. Il Castello non è visitabile, però la guida IAT indica che un tempo era circondato da un parco. All’interno si aprivano ampi saloni e, sotto, cantine sotterranee che ebbero un ruolo nella storia del vino locale: alla fine dell’Ottocento vi lavorò la prima cantina sociale del paese (vedi Curiosità).
Superato il Castello si prosegue sulla via, perfettamente pulita, fiancheggiata da importanti edifici ordinati e ben conservati . Ben presto si giunge nella piazza principale sulla quale si affaccia la chiesa di San Giovanni Battista.
La chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista fu costruita nel 1728 vicino al luogo in cui sorgeva una parrocchiale più antica andata distrutta. L’impianto è barocco e la facciata, che appare prominente, è alquanto ricca di lesene e decorazioni varie così come la porta d’ingresso. La facciata, che appare decisamente più recente, entra un po’ in contrasto con il resto dell’edificio realizzato in semplice cotto. Ho trovato la chiesa chiusa, però la guida della IAT indica che l’interno è decorato da affreschi e l’elemento di maggior rilievo è l’altare maggiore in marmi di diversi colori e si conservano un coro in legno di noce intarsiato e un interessante fonte battesimale policromo.
Sul retro della chiesa si staglia la Torre di Barbaresco, un monolite alto 36 metri.
La Torre di Barbaresco ha pianta quadrata con lati di 9 metri ed è interamente in mattoni, su un basamento in arenaria. Fu costruita come torre di avvistamento, probabilmente parte di una serie di torri lungo il Tanaro. I documenti la indicano in mano al comune di Alba dal 1198. L’unico ingresso originario è un vano a 13 metri d’altezza: oggi lo si raggiunge con una scala o un ascensore panoramico esterno e una passerella in vetro e acciaio sospesa nel vuoto, che porta alla biglietteria.
Per ragioni di tempo non ho potuto visitarla personalmente, però la sempre utile guida IAT descrive gli interni con pavimenti in cristallo che lasciano vedere la struttura fino al fondo e distinguono ciò che è antico da ciò che è moderno. I livelli interni ospitano il Museo Cavazza, con un percorso multimediale sulla storia del vino Barbaresco, e una sala per l’analisi sensoriale dei vini. In cima, attorno ai resti della merlatura, la terrazza panoramica guarda sul Tanaro, sulle Langhe, sul Roero e, nelle giornate limpide, sull’arco alpino.
Tornati sulla piazza , si nota la presenza di due vicoli, uno a destra e uno a sinistra della chiesa. Entrambi sono brevi e conducono a degli slarghi privi di interesse turistico. Da qui non ci sono sbocchi, per cui si torna indietro percorrendo la strada fatta nell’andata. Così si conclude la visita al borgo di Barbaresco.
Curiosità su Barbaresco
Per accogliere un re, la torre di Barbaresco perse il tetto. Si racconta che la copertura fu smontata per accendere sulla sommità un grande falò di benvenuto per Vittorio Emanuele I di Savoia, in visita al vicino castello di Govone. Il gesto celebrava il ritorno dei Savoia dopo il periodo napoleonico, ma ebbe un prezzo: senza tetto, la torre restò esposta alle intemperie e cadde a lungo in rovina. Diventata proprietà del Comune nel 1982, ha richiesto un restauro durato quasi trent’anni prima di essere riaperta al pubblico.
Fino al 1894 nessuna bottiglia portava in etichetta il nome Barbaresco. Le uve Nebbiolo di queste colline venivano vendute ai produttori di Barolo, oppure vinificate ed etichettate genericamente come “Nebbiolo di Barbaresco”. A cambiare le cose fu Domizio Cavazza, primo direttore della Regia Scuola Enologica di Alba, che si era stabilito in paese e aveva acquistato il castello.
Nel 1894 riunì nove viticoltori e fondò le Cantine Sociali di Barbaresco, che vinificavano nelle cantine del castello e misero per la prima volta il nome del paese in etichetta. La cooperativa fu chiusa durante il fascismo. Nel 1958 il parroco, don Fiorino Marengo, riunì diciannove produttori e fondò i Produttori del Barbaresco, che ne raccolsero l’eredità.
Il nome Barbaresco deriverebbe da Barbarica silva, la fitta foresta che anticamente copriva queste colline lungo il Tanaro. Era abitata dai Liguri Stazielli, che vi veneravano una divinità locale chiamata Martiningen. Un’altra ipotesi collega invece il nome ai Saraceni, detti “barbareschi”, che razziarono la zona nell’alto Medioevo. La foresta è scomparsa da secoli per lasciare posto alle vigne, ma il passato antico sopravvive nei nomi dei cru: Martinenga, ad esempio, rimanda al dio Marte e alla Villa Martis romana.
Barbaresco e i borghi vicini
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