Cartoceto, borgo medievale delle Marche fotografato da Roberto - Alisei Borghi
Marche · Provincia di Pesaro e Urbino

Cosa vedere
a Cartoceto

Il borgo a spina di pesce nella valle del Metauro

Borgo di Cartoceto

Cartoceto si trova nelle Marche, in provincia di Pesaro e Urbino, sulle colline della bassa valle del Metauro. Il borgo antico è disposto a ventaglio sul pendio di un colle. Cartoceto presenta gradinate e vicoli stretti sul fianco di una collina i quali disegnano una pianta a spina di pesce, racchiusa da mura a scarpa e preceduta dalla lunga piazza, l’antica piazza del mercato.

Ritrovamenti archeologici attestano un insediamento già in epoca romana. Fortificato dal XII secolo, Cartoceto fu soggetto prima ai Malatesta e poi alla città di Fano, di cui seguì le sorti fino al Settecento come uno dei capisaldi difensivi del suo territorio.

Oggi il nome del paese è legato soprattutto all’olio extravergine, prodotto negli oliveti che coprono le colline circostanti.

Veduta dall'alto del borgo di Cartoceto al tramonto
Veduta dall'alto del borgo al tramonto

Cosa vedere a Cartoceto

Per una visita al borgo di Cartoceto , la soluzione migliore è raggiungere la piazza centrale del paese esterno alle mura e partire da lì. Non ci si può sbagliare: c’è un’unica deviazione dalla provinciale che porta nella grande piazza Garibaldi, dove è facile trovare un parcheggio.

Lasciata la macchina, è inevitabile dirigersi verso l’unica porta presente all’estremità della piazza. È un passaggio ad arco aperto nel corpo dell’ex Palazzo del Popolo . Di origine trecentesca, è sormontato da una piccola torre con orologio. Il palazzo è stato completamente ristrutturato in un giallo acceso che non passa inosservato..... ed oggi ospita lo IAT.

Superata la porta, subito sulla destra si trova Palazzo Marcolini, oggi sede del comune di Cartoceto. Al momento della mia visita, parte del palazzo era in ristrutturazione, così come un tratto delle mura a scarpata con cui il palazzo confina e la torre merlata del XII secolo, l’unica rimasta del sistema difensivo del borgo .

Proseguendo lungo la via si raggiunge un ampio piazzale, Piazzale Marconi, che offre una vasta veduta sulle valli circostanti . Gli edifici che si affacciano sul piazzale sono stati completamente ristrutturati in cotto, con un risultato gradevole. L’ultimo di questi sembra essere quello che rimane dell’antico castello: esternamente appare un po’ anonimo, con finestre in pvc senza persiane. Sulla sinistra, una porta d’ingresso, di fattura gentilizia, sulla quale è appeso uno sgangherato cartello: “Ingresso al teatro non parcheggiare”. Ebbene sì, dietro questa porta si cela il Teatro del Trionfo, orgoglio di Cartoceto ma avaro di indicazioni .

Teatro del Trionfo

Al momento della mia visita era chiuso (comprensibile). Dalla guida fornita dallo IAT si apprende che fu realizzato tra il 1725 e il 1730, prendendo il posto di un antico frantoio per le olive. L’attuale disposizione risale al 1801, con tre ordini di palchi per un totale di 37, 11 nel primo ordine e 13 in ciascuno degli altri due. Si conserva inoltre un sipario dipinto dell’Ottocento, con vedute di Cartoceto, insieme al relativo corredo scenico.

Un tratto delle alte mura del borgo di Cartoceto
Un tratto delle alte mura del borgo

Per proseguire con la visita, ora è necessario tornare sui propri passi verso il Palazzo Comunale, perché non ci sono altre strade. Raggiunto il Palazzo, senza uscire dalla porta, si imbocca il vicolo sulla destra. Così inizia la salita verso la zona popolare del borgo, zona che si sviluppa tutta sul fianco della collina. Tenendo sempre la destra, dopo qualche scalinata, si raggiunge via Giuseppe Verdi, la via centrale del borgo (in realtà una scalinata) , che in questa zona assume una pianta a spina di pesce. Durante la salita consiglio vivamente di visitare anche i vicoli laterali che si sviluppano orizzontalmente, sono la parte più interessante e caratteristica del borgo; angoli di semplice vita quotidiana, abbastanza curati, con abitazioni caratteristiche e ricchi di verde in stagione . Diverse case sono chiuse con segni di abbandono ma non di degrado. Pochi gli abitanti che qui vivono stabilmente, ed è comprensibile, vista la posizione e la fatica di vivere tra vicoli stretti, tutti in salita o in discesa. Pertanto non deve sorprendere se durante la visita non si incontra quasi nessuno.

Dopo questa passeggiata in salita , si giunge nella parte alta del borgo. Qui si viene accolti da un piccolo giardino e, poco oltre, da una grande chiesa. È la Collegiata di Santa Maria della Misericordia, che al suo interno custodisce il Santuario della Beata Vergine delle Grazie . Trattasi di un edificio religioso che merita una visita.

Collegiata di Santa Maria della Misericordia

La Collegiata di Santa Maria della Misericordia è una chiesa neoclassica, costruita tra il 1831 e il 1840 in sostituzione di un edificio precedente. L’aspetto esterno, tutto in cotto, è sobrio e monumentale. La facciata è divisa in due registri da una doppia cornice marcapiano.

L’interno è ad aula unica, con le pareti scandite da lesene con capitelli ionici. Lungo la navata si aprono le cappelle laterali, introdotte da archi a tutto sesto. Sul fondo si trova il presbiterio rialzato, chiuso da un’abside semicircolare dove è collocato il coro ligneo. Sull’abside è posta la Madonna della Misericordia, attribuita a Simone Cantarini.

Il dipinto mostra Maria con il Bambino, raccolti in un rapporto molto intimo: la Vergine china il volto verso Gesù, che tiene vicino a sé. Il piccolo quadro è inserito in una cornice riccamente lavorata, circondata da nubi argentate e da una grande raggiera, con una corona in alto.

Santuario della Beata Vergine delle Grazie

All’interno della chiesa di S. Maria della Misericordia, si trova questo Santuario mariano, in particolare in una cappella laterale. Qui viene venerata una immagine che un tempo si trovava in un'edicola posta all'ingresso del paese di Cartoceto. L'affresco (m 1,70 x 1,05), che raffigura una Madonna in trono col Bambino Gesù, è stato attribuito alla Scuola di Antonio Alberti da Ferrara e datato intorno alla seconda metà del XIV sec.

All’immagine sacra sono attribuiti diversi miracoli. Il più noto risale al giugno 1884, quando guarì da una grave malattia la sposa del Conte Francesco Marcolini, dopo che la medicina del tempo aveva esaurito ogni tentativo. L’evento fu subito ritenuto un miracolo, ottenuto per intercessione della Vergine raffigurata nell’affresco, alla quale era stata chiesta la grazia. Seguirono numerose altre guarigioni tra i pellegrini che cominciarono a recarsi presso l’immagine, ormai invocata con il titolo di “Beata Vergine delle Grazie”.

Fu così che nel maggio 1886, il parroco del tempo, diede inizio alla costruzione del Santuario, che consiste in una cappella dedicata e nella cupola sovrastante.

Dopo la visita alla Collegiata non resta che tornare alla piazza da cui ha avuto inizio la visita a Cartoceto non percorrendo la stessa strada ma scendendo lungo gli antichi camminamenti di ronda.

Sulla destra del piccolo giardino visto in precedenza, parte la scalinata che porta al Palazzo del Popolo. Sulla sinistra si costeggiano le case del borgo, quasi tutte ristrutturate e intonacate secondo criteri moderni e i vicoli orizzontali visti durante la salita . Sul lato destro corrono le alte mura, con un’ampia veduta su piazza Garibaldi e sulle colline circostanti. Alla fine della scalinata si svolta a destra per ripassare la porta del borgo e giungere nella piazza da cui è iniziata la visita.

Curiosità su Cartoceto

Per tornare ad ascoltare musica nel suo teatro, Cartoceto ha dovuto capovolgerlo: il pubblico sul palcoscenico, i musicisti in platea. Il Teatro del Trionfo era chiuso dagli anni Settanta e i fondi per il restauro restavano bloccati. In occasione della 38ª Mostra mercato dell’olio, il festival riportò i concerti al suo interno con due appuntamenti gratuiti, solo 50 posti su prenotazione, ribaltando la disposizione tra sala e scena. Da allora il teatro si apre soprattutto in novembre, durante la manifestazione dedicata all’olio, quando ospita concerti e spettacoli. In quelle giornate si può vedere anche il sipario ottocentesco dipinto con i panorami di Cartoceto.

Il piazzale panoramico davanti al Teatro del Trionfo, ufficialmente Piazzale Marconi, a Cartoceto è conosciuto come “la Turchia”. Il nome ricorda il suo antico ruolo di vedetta. Da questo lato del paese, rivolto a est, i cartocetani sorvegliavano la costa per avvistare in tempo gli sbarchi dei pirati saraceni. Il soprannome è sopravvissuto al pericolo che lo aveva generato ed è ancora quello con cui gli abitanti chiamano il piazzale. A chi arriva oggi resta la stessa veduta aperta sulle valli, la stessa che un tempo serviva a dare l’allarme.

L’olio di Cartoceto è l’unica denominazione di origine protetta per l’olio in tutte le Marche. La DOP Cartoceto riguarda un’area limitata della provincia di Pesaro e Urbino, che oltre a Cartoceto comprende diversi comuni vicini. Al suo interno si svolge l’intera filiera, dalla raccolta delle olive alla molitura fino all’imbottigliamento. Il paese è stato anche tra i trenta soci fondatori dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio. Dal 1977, ogni novembre, dedica all’olio nuovo il festival Cartoceto DOP, Mostra mercato dell’olio e dell’oliva. In quei giorni piazza Garibaldi e le vie del borgo si riempiono di produttori, assaggi e piatti della tradizione nelle osterie del centro.

La Collegiata che chiude la salita al borgo sorge esattamente dove un tempo si ergeva la rocca di Cartoceto. La fortezza fu innalzata a metà del Trecento sulla sommità del colle, per iniziativa dei Malatesta. Il 13 luglio 1572 un violento terremoto la distrusse e la rocca non venne più ricostruita. I suoi ruderi rimasero sul punto più alto del paese per oltre due secoli e mezzo, finché nel 1831 gli ultimi resti furono demoliti per fare spazio alla nuova chiesa. Della fortezza resta il nome della zona, ancora indicata come “della Rocca”.

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