Borgo di Melezzole
Melezzole è una frazione del comune di Montecchio, in provincia di Terni, adagiata sui Monti Amerini al confine con il territorio tuderte. Sorge su una collina dal profilo quasi conico, a 611 metri di altitudine, in un contesto di castagneti e boschi che ne hanno accompagnato la storia agricola. Il nucleo medievale, costruito nel XII secolo, si sviluppa secondo una pianta circolare a tre cerchi concentrici di case, con una corona esterna che verso la campagna forma un fronte quasi cieco, segnato da sole feritoie.
Tra la fine del Duecento e l'inizio del Trecento l'aumento della popolazione portò all'ampliamento del perimetro murario e al rafforzamento delle difese. Legato per secoli alle vicende di Todi, di cui divenne dominio stabile nel 1557, il borgo conserva ancora oggi l'impianto originario. Gli abitanti sono poco più di duecento, e come altri centri della zona convive con uno spopolamento lento ma progressivo: le vie restano silenziose, ma le case in pietra sono quasi tutte ben tenute.
Cosa vedere a Melezzole
Raggiungere Melezzole è semplice: un'unica strada si dirama dalla provinciale per condurre al borgo, e lungo il breve tratto si trova un'area di sosta per le auto.
La visita inizia in corrispondenza dell'edificio più significativo dell'abitato, la Torre di Melezzole, che costituiva l'ingresso settentrionale del castello.
Sopra l'arco d'ingresso si nota un medaglione in pietra con l'aquila tuderte, murato verosimilmente nel 1557 in seguito a un decreto che impose questo emblema a tutti i castelli sotto l'orbita di Todi. Oltre al medaglione con l'aquila, la Torre conserva in una nicchia interna la traccia di una Madonna Protettrice, immagine devozionale che il territorio tuderte prescriveva di collocare alle porte dei castelli almeno dal 1337 (la stessa iconografia si trova anche sul retro della Torre di Montecchio). Sul lato destro esterno compare inoltre una Croce della Passione: i simboli scolpiti, scala, martello, tenaglie, corona di spine e lance, richiamano gli strumenti della Passione di Cristo. Oggi la Torre appare isolata, collegata al resto del borgo solo da un lato, ma resta comunque sufficiente a restituire l'idea di quella che fu la cinta muraria.
Va detto che Melezzole non offre grandi edifici, opere d'arte di rilievo o palazzi storici: quel poco che il borgo conserva, però, è ben tenuto. Il percorso suggerito dalla proloco di Montecchio, riportato sulla mappa a fianco del testo, propone dopo la Torre una passeggiata nei vicoli, che restano la parte più caratteristica del borgo.
Lungo le salite e le discese si incontrano quasi ovunque case in pietra curate, angoli caratteristici, piccoli slarghi e giardini nascosti, in un contesto silenzioso: anche qui, come altrove, si avverte lo spopolamento lento del territorio.
Il primo punto di interesse dopo la Torre è il Vicolo delle Baciafemmine, il passaggio più stretto del borgo: un budello di pietra tra case addossate e gradini consumati.
Il nome, diffuso in diversi centri dell'Italia centrale, richiama scherzosamente la ristrettezza del passaggio: due persone che si incrociano in senso opposto sono costrette a sfiorarsi, quasi a baciarsi. Non è un episodio legato in modo specifico a Melezzole, ma una tradizione orale condivisa con altri borghi che hanno vicoli altrettanto stretti. Sulla destra dell'ingresso del vicolo si stacca via Aufidia, che conduce a una piccola piazza con un pozzo incorniciato dalle case, con vista sul Monte Melezzole: è uno degli angoli più fotografati del paese, insieme al vicolo stesso, complice la luce radente del primo mattino e del tardo pomeriggio.
Il vicolo delle Baciafemmine si affaccia sulla piazza principale, che occupa la sommità del colle e ospita la Chiesa di San Biagio.
La presenza di una chiesa a Melezzole è documentata già nel 1112 in un atto dell'abbazia di Farfa. Il titolo di San Biagio compare nelle fonti dal 1277. L'esterno appare ristrutturato di recente, con una finitura in pietra arenaria con un portale leggermente strombato e lunetta con un bassorilievo di Madonna e bambino tra Santi. All'interno si conservano l'altare maggiore, in origine dedicato a Santa Maria della Pietà, la cappella un tempo detta del Sacro Cuore con l'affresco dell'Ultima Cena (1600, con il cartiglio del committente Marco Angeli) e una statua lignea di San Biagio del XVII secolo, oggetto di devozione popolare. Ogni 3 febbraio la comunità celebra ancora il patrono.
Una volta visitata la chiesa , si prosegue lungo l'ultimo tratto del percorso suggerito, quello esterno al borgo: è il tratto meno interessante, dove si alternano brani di mura, case e garage prima di tornare alla Torre. Lungo il percorso è possibile vedere un'edicola (una Mestaiola dice la mappa) che raffigura la Madonna Michelangelo.
Curiosità su Melezzole
Nel 1495 Melezzole fu occupata dalle truppe di Carlo VIII di Francia, insieme ai vicini centri di Toscolano e Santa Restituta, nel corso della discesa dell'esercito francese in Italia. Il borgo fu tenuto in ostaggio finché Todi non pagò un riscatto per ottenerne la restituzione.
L'episodio si inserisce in una fase di instabilità che il territorio visse a più riprese: pochi decenni prima, nel 1456, la comunità aveva ottenuto di riparare e rinforzare la cerchia muraria, e nel 1557 Melezzole sarebbe infine diventata dominio stabile di Todi, come ricorda ancora oggi l'aquila scolpita sopra la Torre.
Il Vicolo delle Baciafemmine deve il proprio nome alla sua stessa ristrettezza: due persone che si incrociano in senso opposto sono costrette a sfiorarsi, quasi a baciarsi. Il toponimo non è un'esclusiva di Melezzole: si ritrova, con la stessa origine popolare e ironica, in diversi altri borghi dell'Italia centrale, segno di una tradizione orale condivisa più che di un episodio specifico legato al paese. A Melezzole il nome è rimasto legato al passaggio più fotografato del centro storico, dove case addossate, gradini consumati e archi di scarico raccontano, in pochi metri, secoli di vita quotidiana del borgo.
Melezzole e i borghi vicini
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