Monte Castello di Vibio, borgo medievale di Umbria fotografato da Roberto - Alisei Borghi
Umbria · Provincia di Perugia

Cosa vedere
a Monte Castello di Vibio

Tra il teatro più piccolo del mondo e vicoli disegnati a forma di cuore

Borgo di Monte Castello di Vibio

Monte Castello di Vibio sorge in Umbria, in provincia di Perugia, su un colle a 423 metri di quota che domina il versante destro della Valle del Tevere, a pochi chilometri da Todi. Il nome deriva dalla gens Vibia, antica famiglia romana che ebbe possedimenti nella zona; l'aggiunta "di Vibio" al toponimo "Monte Castello" risale solo al 1863, quando si rese necessario distinguere il comune da altre località omonime dopo l'Unità d'Italia.

Il borgo, di impianto medievale e disegnato, visto dall'alto, con una pianta irregolare che ricorda un cuore, fu a lungo conteso dalla vicina e più potente Todi: nel 1303 quest'ultima ne fece ricostruire la rocca dopo ripetute ribellioni, e solo nel 1596 riuscì a consolidare stabilmente il proprio controllo sul territorio. In epoca napoleonica Monte Castello di Vibio visse invece un periodo di nuovo splendore, che portò tra l'altro alla costruzione del Teatro della Concordia.

Il comune è oggi inserito tra I Borghi più belli d'Italia e aderisce al circuito Cittaslow.

Monte Castello di Vibio visto dall'ingresso nord del borgo
Un vicolo suggestivo nel cuore del borgo

Cosa vedere a Monte Castello di Vibio

L'accesso al borgo avviene normalmente dall'ingresso nord, accesso anche veicolare ma dove un tempo sicuramente sorgeva una porta medievale. Oggi la strada che circonda il borgo lungo le sue mura, si insinua in questo punto in cui si trova anche una terrazza panoramica, non sarà l'unica, che offre una splendida visione sulla valle antistante verso nord, un continuo di colline caratteristiche del paesaggio umbro.

Parcheggiare non è un problema, ci sono innumerevoli punti in cui lasciare la propria auto specie lungo le mura che offrono anche una protezione alberata molto utile in estate.

Monte Castello di Vibio è un piccolo borgo per cui diventa difficile proporre un preciso percorso di visita. Ci sono pochi cammini che definirei principali, per il resto è una scoperta, una piacevole scoperta di vicoli pedonali, vicoli ciechi, scalinate, piccoli slarghi ecc., in genere curati e puliti.

La strada dalla quale si entra nel borgo, subito si trasforma in un vicolo. Percorrendolo si osserva subito che la maggior parte degli edifici sono in pietra e/o cotto benché molti appaiono ristrutturati di recente, espressione dell'interesse di mantenere questo luogo vicino alle sue origini. Anche la pavimentazione è stata rifatta e si propone con disegni che variano da zona a zona.

Proseguendo lungo il vicolo si giunge ben presto in una piazza, uno spazio contenuto dove svetta la torre campanaria.

Torre Campanaria

Si tratta della torre campanaria del paese, eretta intorno al 1850 in posizione centrale, vicino al municipio e al monumento ai caduti. Sorge nel punto in cui un tempo si trovava il vecchio campanile della chiesa di San Rocco, chiesa demolita per lasciare spazio a una struttura pensata in una collocazione più centrale del borgo. Il meccanismo che muove la campana funziona ancora oggi, scandendo il mezzogiorno e le sette di sera.

Superata la piazza, tenere la destra e svoltare, appena possibile, per ritrovarsi così di fronte al Teatro della Concordia che deve la sua fama per essere il teatro più piccolo del mondo.

Teatro della Concordia

Costruito nel 1808 per volontà di nove famiglie facoltose del paese, in pieno clima post rivoluzionario, il teatro fu dedicato alla "concordia tra i popoli" che si andava ricreando in Europa a inizio Ottocento. È realizzato interamente in legno, in stile goldoniano: possiede i tre elementi che Carlo Goldoni riteneva imprescindibili per un teatro all'italiana, ovvero palchi in legno, pianta a campana e soffitto costruito con la tecnica della camorcanna, che gli conferisce un'acustica particolare. Conta appena 99 posti, 37 in platea e 62 distribuiti su 22 palchetti.

Chiuso nel 1951 e danneggiato da un crollo del tetto negli anni Sessanta, fu restaurato grazie all'autotassazione degli abitanti e a fondi regionali, riaprendo nel 1993 con la stessa struttura lignea originaria. Dal 1997 il Teatro della Concordia è gemellato con il Teatro Farnese di Parma, il teatro storico più grande del mondo.

La parrocchiale dei SS. Filippo e Giacomo di Monte Castello di Vibio
La parrocchiale dei SS Filippo e Giacomo che si affaccia su una bella piazzetta con balcone panoramico

Una volta lasciato il teatro, continuare sul vicolo che si sviluppa verso sud seguendo le indicazioni turistiche che indicano la chiesa di Santa Illuminata. Si avrà la possibilità di passare o incrociare una serie di piacevoli vicoli o suggestivi scorci fino a raggiungere un piccolo slargo circondato di case dove si affaccia la piccola Santa Illuminata, una chiesa incastrata nelle case circostanti. Non è facile trovarla aperta.

Chiesa di Santa Illuminata

Fu edificata nella prima metà dell'Ottocento sul luogo di una precedente chiesetta dedicata a San Rocco, risalente al Quattrocento. La facciata, a due spioventi, presenta un portale in pietra con cornice classica e un rosone in cotto; sul retro dell'edificio si trova la torre campanaria in pietra. Sull'architrave del portale, di reimpiego, si legge l'iscrizione "ORATORIUM PYSSIMI SUFFRAGII – 1667", proveniente probabilmente da un edificio adiacente alla vecchia parrocchiale. Dalle guide emerge che l'interno fu affrescato nel 1903 da Luigi Agretti, lo stesso pittore che aveva decorato il Teatro della Concordia. Vi si venera un crocifisso ligneo del Quattrocento.

Da qui, proseguire lungo il vicolo opposto rispetto a quello da cui siete giunti per arrivare alla Torre di Porta di Maggio, l'unica porta con torre merlata ancora presente.

Torre di Porta di Maggio

La torre, di origine medievale, prende il nome dalla sua esposizione a sud-est, rivolta ai venti primaverili. I merli che la coronano sono di foggia guelfa (a coda di rondine appiattita), coerenti con la condizione di feudo papale del borgo. Ospita oggi il museo storico e l'archivio comunale, con una raccolta di cimeli che include armi antiche, stemmi nobiliari, mappe catastali di fine Settecento e inizio Ottocento e reperti archeologici romani rinvenuti nei dintorni.

Continuando lungo il vicolo si raggiunge la piazza squadrata su cui sorge la parrocchiale dei SS. Filippo e Giacomo.

Parrocchiale dei SS. Filippo e Giacomo

La chiesa attuale fu ricostruita tra il 1839 e il 1851 sul sito di un edificio più piccolo e ormai insufficiente, in stile neoclassico.

La facciata è realizzata con blocchi squadrati di pietra calcarea e tripartita verticalmente con timpano triangolare. Presenta tre portali d'ingresso sormontati da cornici e decorazioni in terracotta. Sopra il portale principale si apre una grande finestra semicircolare impreziosita da vetrate colorate.

L'interno, a pianta rettangolare, si divide in tre navate su colonne con capitelli ionici, terminanti in altrettante abside semicircolari; le decorazioni di volta, pareti e pilastri sono opera dei pittori perugini Nicola e Federico Benvenuti. L'altare maggiore è affiancato dalle statue di San Filippo e San Giacomo e sovrastato dall'immagine della Madonna dei Portenti, attribuita a un pittore della scuola del Perugino.

La piazza rappresenta il cuore del borgo, qui si ritrovano gli abitanti e i turisti intorno all'unico bar del borgo per un momento di pace e di ammirazione del panorama che si può osservare dal balcone che affianca la chiesa. La veduta è notevole, si osserva il tipico paesaggio umbro fatto di colline e cucuzzoli su cui si trovano piccoli paesi e borghi. Nelle belle giornate è possibile vedere anche Todi.

Lasciata la piazza non resta che imboccare il vicolo sul lato della chiesa che porta verso l'ingresso al borgo, punto dal quale è iniziata questa visita. Lungo il percorso non mancate di volgere lo sguardo a vari vicoli laterali che spesso inducono a fermarsi o percorrere grazie agli angoli caratteristici che offrono, punti suggestivi che vale la pena di apprezzare passeggiando liberamente capendo così perché Monte Castello di Vibio è annoverato tra i Borghi più belli d'Italia.

Curiosità su Monte Castello di Vibio

Prima di diventare una delle attrici più famose del cinema italiano, Gina Lollobrigida mosse i primi passi sul palco del teatro più piccolo del mondo. Nel 1945, appena diciottenne, recitò al Teatro della Concordia in "Santarellina" di Eduardo Scarpetta, per la regia del tuderte L. Tenneroni. Nello stesso periodo, prima della fama, si esibì qui anche il soprano Antonietta Stella, originaria della vicina Todi, destinata a diventare una delle voci verdiane più apprezzate del secondo Novecento.

Il piccolo teatro napoleonico, con i suoi soli 99 posti, ha così ospitato per qualche sera due carriere che si sarebbero affermate ben oltre i confini del borgo.

Nell'archivio conservato dentro la Torre di Porta di Maggio è custodita una lettera autografa di Giuseppe Garibaldi, datata 1862 e indirizzata proprio al Comune di Monte Castello di Vibio. Accanto alla lettera sono esposti alcuni fucili a bacchetta del 1822, che si ritiene siano appartenuti a un gruppo di garibaldini montecastellesi partiti per la spedizione dei Mille.

Una piccola comunità di poche centinaia di abitanti che, nel pieno Risorgimento, trovò comunque il modo di essere presente in uno dei momenti-chiave dell'Unità d'Italia, e di conservarne oggi le tracce in un piccolo museo dentro le proprie mura medievali.

Negli anni Sessanta l'antropologa statunitense Sydel Silverman, che studiò a lungo le comunità rurali umbre, definì Monte Castello di Vibio un "paradiso perduto", un luogo in cui era ancora possibile vivere secondo i ritmi della natura.

La definizione ha attraversato i decenni: nel 1988 il pittore italoamericano Nicolas Carone fondò qui la International School of Art, una scuola estiva di disegno, pittura e scultura che per oltre vent'anni ha richiamato allievi da tutto il mondo. Ancora oggi il borgo ospita residenze artistiche internazionali, eredi dirette di quella scuola.

A dare origine al culto della Madonna dei Portenti, patrona di Monte Castello di Vibio, sarebbe stato un pastorello. Nel 1732, un giovane di nome Egidio Fioretti, mentre pascolava le pecore nei pressi di un'immagine mariana dipinta sul muro esterno di una casa torre in località Vinello, sentì una voce uscire dal dipinto: la Madonna, chiamandolo per nome, gli chiese di accenderle un lume.

Il bambino corse a riferirlo alla madre, che non gli credette, rispondendo che in casa non c'era nemmeno una goccia d'olio. Tornato di fronte all'effigie, il ragazzo sentì una nuova voce che gli prescriveva di tornare dalla madre e guardare nelle brocche, che avrebbe trovato ricolme d'olio, e così fu.

Fu proprio da questo episodio, passato alla tradizione locale come "il miracolo dell'olio", che nacque la devozione popolare. Nel 1733 il vescovo di Todi, Ludovico Gualtieri, riconobbe ufficialmente le grazie attribuite all'immagine e ne fissò la festa.

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