Borgo di Monte San Savino
Monte San Savino sorge nel cuore della Val di Chiana aretina, su un rilievo che divide il versante fiorentino da quello senese, a pochi chilometri da Arezzo. Le prime tracce di insediamento risalgono all'epoca etrusca e romana; il nome medievale del borgo, Ajalta, è documentato già dal IX secolo.
Per secoli il paese fu conteso tra Arezzo, Perugia, Siena e Firenze, che ne prese possesso definitivo nel 1384. Nel Quattrocento e nel Cinquecento, sotto la famiglia Ciocchi del Monte, Monte San Savino visse la sua stagione più fortunata: diede i natali allo scultore Andrea Sansovino e a Papa Giulio III, e si arricchì di palazzi, logge e chiese che ne definiscono ancora oggi il volto rinascimentale. Il centro storico si sviluppa lungo un unico asse, corso Sangallo, tra due porte principali, e conserva anche le tracce di un antico ghetto ebraico. Poco fuori dalle mura sorge inoltre il santuario di Santa Maria delle Vertighe, meta di pellegrinaggio fin dal Medioevo.
Cosa vedere a Monte San Savino
Per la visita al borgo di Monte San Savino, l'ideale è partire dalla Porta Medicea Fiorentina , una massiccia porta incastrata tra gli edifici più recenti.
Conosciuta anche come porta della Jalta (dall'antico insediamento di Ajalta), risale alla metà del Cinquecento; secondo alcune fonti il disegno sarebbe attribuibile a Giorgio Vasari.
Superata la porta, si imbocca corso Sangallo. È una via lastricata sulla quale si affacciano diverse abitazioni e diversi esercizi commerciali, una via con case di diverse epoche e stili architettonici. Non ci vuole molto per raggiungere una prima piazza dalla forma particolare che si avvicina a un triangolo. Su di essa si affaccia il Cassero, oggi trasformato in un museo. L'edificio in cotto si vede a malapena dalla piazza perché è infilato, o meglio circondato, dalle case circostanti . Purtroppo durante la mia visita al borgo il museo era chiuso.
Fortezza trecentesca a pianta quadrata e quattro torri angolari. In origine era circondata da un fossato e raggiungibile tramite un ponte levatoio, entrambi scomparsi. Dal 1989 ospita il museo civico (CAM), il museo della città di Monte San Savino, dove il nucleo principale del percorso museografico racconta la storia della produzione della ceramica locale, fiore all'occhiello del borgo medievale.
A pochi metri di distanza dal Cassero, e sempre un po' chiusa tra le case, si trova la chiesa di Santa Chiara. Esternamente molto semplice, con una facciata liscia e un portale sovrastato da uno stemma nella parte superiore, ma come spesso accade il bello è nascosto dentro .
Costruita intorno alla metà del Seicento come chiesa dell'annesso convento di clausura delle Clarisse. Da segnalare sulle pareti laterali due pale in terracotta invetriata di scuola robbiana, mentre la tela dell'altare maggiore raffigura la Presentazione al tempio tra i santi Nicola, Savino e Chiara, opera di Salvi Castellucci.
Dopo la visita a Santa Chiara, si riprende il corso Sangallo, che qui diventa una stretta strada la quale conduce al cuore del borgo. Ben presto si raggiunge la Loggia dei Mercanti, un gran loggiato posto sulla sinistra .
Eretta nel Cinquecento, consiste in un loggiato con cinque eleganti arcate a tutto sesto sostenute da colonne scanalate corinzie. La loggia ospitava un tempo il mercato coperto della città, da cui il nome ancora oggi in uso.
Quasi di fronte al loggiato troviamo il Palazzo di Monte, antica residenza di un'importante famiglia locale, edificio che non passa inosservato per la imponente struttura esterna in bugnato. Oggi è sede del comune, quindi un edificio pubblico e accessibile .
Fatto costruire dalla famiglia Ciocchi del Monte, presenta due belle facciate. Quella principale e ufficiale lungo il corso, sul retro, la facciata rivolta ai giardini pensili. La facciata principale sul corso è realizzata in bugnato al piano terra, finestre con frontoni triangolari e curvi al primo piano. Appena entrati dall'ingresso principale si viene accolti da un cortile interno con loggiato ad archi ben mantenuto. Ai piani superiori, si conserva una porta cinquecentesca intagliata da Fra' Giovanni da Verona nella sala consiliare, e una piccola galleria di ritratti di personaggi illustri savinesi.
Tornati sul corso, si prosegue lungo questa arteria e si raggiunge, poco dopo, il Palazzo Pretorio e la Torre Civica , anch'essi stretti tra le case circostanti.
Il palazzo fu costruito nel Trecento durante la dominazione perugina e ospitava i podestà, i vicari e i luogotenenti dei vari signori della città, con funzioni di giustizia e potere politico. Dal 1824 gli uffici del pretorio furono trasferiti al Palazzo di Monte e il vecchio edificio ospitò il quartiere dei Carabinieri; restaurato nel 1992, oggi accoglie alcuni uffici comunali. La Torre Civica, alta circa 30 metri, è visitabile fino alla sommità e offre una vista sul centro storico e sulla Valdichiana; conserva aperture originali, i quadranti dell'orologio pubblico e una campana decorata con rilievi di santi, oltre a disegni e graffiti lasciati nei secoli dai detenuti, quando i piani intermedi della torre furono utilizzati come carcere.
Seguendo il percorso suggerito, si torna leggermente indietro sul corso. All'altezza del primo vicolo sulla sinistra si svolta, ed ecco apparire la facciata della Chiesa della Misericordia, una chiesa tutta realizzata in blocchi di arenaria, con la facciata chiusa in uno stretto vicolo. Purtroppo l'ho trovata chiusa in occasione della mia visita .
È la Pieve dei Santi Egidio e Savino, la chiesa più antica del borgo: risale al 1175, quando la pieve di Barbaiano fu trasferita entro le mura cittadine. Della struttura romanica restano tracce nei conci di arenaria orizzontali della facciata e del fianco sinistro. Rimaneggiata più volte, assunse l'aspetto attuale nel 1749; dal 1851 è sede della Confraternita della Misericordia. La guida indica che all'interno si trova un interessante affresco frammentario di Niccolò Soggi (1496 circa) e il monumento funebre di Fabiano Ciocchi del Monte, la cui famiglia diede i natali a Papa Giulio III.
Sulla destra, rispetto alla facciata della chiesa della Misericordia, si noterà che a breve distanza è presente un altro edificio religioso raggiungibile dopo una breve discesa: la Chiesa del Suffragio, che ho trovato chiusa .
La sua storia indica che l'edificio attuale nasce dall'unione di due antiche chiese: la Chiesa della Santissima Trinità, eretta alla fine del Cinquecento, e quella del Santissimo Suffragio, costruita nel 1635 come sede di una compagnia laicale. Sempre la guida riporta che all'interno la pianta è rettangolare, con volte a crociera e due altari tardo barocchi che custodiscono un ciclo di affreschi del 1821. Il tetto è stato oggetto di un intervento di restauro recente, legato ai lavori della vicina Porta Cieca (inaugurata nel dicembre 2025).
Guardando la facciata della chiesa del Suffragio, si noterà un piccolo e quasi insignificante passaggio, una apertura nelle mura: è la Porta Cieca, praticamente un tunnel realizzato dopo un attento restauro nell'area dove si trovava un'originaria porta con lo stesso nome, oggi scomparsa .
Grazie al recupero di un edificio attiguo alle mura, oggi (tramite un percorso con scalinata e ascensore) è possibile accedere al centro storico dalla strada che funge da circonvallazione del borgo, passando per questo articolato e curioso tunnel che transita lungo quella che era la sagrestia della Chiesa del Suffragio. Questo nuovo varco è stato inaugurato il 6 dicembre 2025.
Tornati sul piazzale antistante la chiesa del Suffragio, si noterà una piccola porta sotto la struttura che regge i giardini pensili di Palazzo di Monte, con diversi cartelli all'esterno; qui si trova il Cisternone, una grande cisterna interrata del Cinquecento, recentemente restaurata .
Costruito tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento. Si sviluppa su due navate di 26x5 metri ciascuna, coperte da volte a botte e collegate da quattro grandi archi a tutto sesto; le acque, un tempo distribuite alla comunità tramite cannelle nelle mura (di cui restano visibili i fori), oggi provengono dall'acquedotto comunale e servono a irrigare il giardino pensile soprastante. È il secondo deposito d'acqua più grande della Toscana; una passerella metallica ne permette la visita gratuita.
Dopo la visita al Cisternone, suggerisco di procedere lungo vicolo Castiglia (vedi il Percorso Suggerito), sul quale si incontrerà la chiesa di Sant'Anna proprio dove il vicolo presenta una curva a sinistra. La chiesa non è sempre aperta.
Edificio della fine del Cinquecento, la chiesa si presenta con una semplice facciata restaurata e intonacata, con un grande finestrone semicircolare, un portale di accesso con architrave e cornici, e un piccolo campanile a vela. L'interno era in origine diviso su due piani e oggi si presenta come un'unica navata con volta a botte e un solo altare centrale, con le statue di Sant'Anna e della Madonna. Ai lati dell'altare, due tele del Sei-Settecento di scuola toscana.
Proseguendo oltre, si raggiunge nuovamente il corso che taglia in senso longitudinale tutto il borgo. All'incrocio, un piccolo slargo dove si affacciano altre due chiese, praticamente una di fianco all'altra: la chiesa di Sant'Agostino e il Battistero di San Giovanni.
La prima è realizzata in blocchi di pietra con un raffinato portale gotico strombato e lavorato , mentre il battistero offre una facciata in mattoni, semplice ma armoniosa , impreziosita da un portale squadrato sovrastato da una delicata terracotta invetriata e da un piccolo campanile a vela. Il Battistero l'ho trovato chiuso nel corso della mia visita al borgo.
Costruita nel Trecento dagli Agostiniani in stile gotico-umbro, con facciata a capanna in pietra e portale gotico strombato. Tra il 1515 e il 1525 l'edificio fu ampliato dall'architetto Sansovino, nativo del borgo e sepolto in questa chiesa, dove si conserva ancora la sua lastra tombale. Ampio l'interno, con l'altare maggiore contraddistinto da una pala raffigurante l'Assunzione della Vergine con i Santi Agostino e Romualdo, del 1539.
Un segnale turistico indica che fu edificato nel Quattrocento come oratorio dedicato a Sant'Antonio, sede dell'antica compagnia laicale omonima. Nei primi anni del Seicento fu ristrutturato una prima volta, con probabile modifica dell'orientamento originario. Dopo la soppressione della compagnia fu adibito a granaio, finché nel 1819 il cavaliere Paolo Girolamo Galletti lo restituì al suo valore artistico. All'interno, una pala con San Sebastiano del 1613 e una tavola con Sant'Antonio Abate e San Paolo primo eremita.
Conclusa la visita ad entrambe le chiese, se le trovate aperte..., si prosegue sempre lungo il corso fino a raggiungere Porta Romana. Si tratta di una doppia e massiccia porta, l'unica rimasta nel suo aspetto trecentesco, anticamente detta di Santa Maria o del Mercatale .
Ora suggerisco di tornare indietro una ventina di metri e imboccare la prima strada sulla destra. Poco dopo si incrocia, sulla destra, la chiesa di San Giuseppe , con una semplice facciata rivestita in pietra ma rimasta incompiuta, come si intuisce dalle lesene tronche. Ho trovato la chiesa chiusa, senza cartelli esterni, ma da alcuni particolari sembra che venga ancora utilizzata per le funzioni religiose.
Proseguendo ulteriormente lungo questo vicolo si incrocerà sulla destra la semplice Porta San Giovanni. Siamo nella zona meno turistica di Monte San Savino, di fatto meno interessante e con pochi spunti : passeggiando si potrà vedere la parte più popolare del borgo, anche se in buona parte è stata rifatta secondo le esigenze moderne. Alla fine del percorso, si giunge nei pressi della Porta Fiorentina, che rappresenta il punto di partenza, quindi anche d'arrivo, del nostro percorso di visita a Monte San Savino.
Santuario delle Vertighe
A poca distanza dal centro storico di Monte San Savino, lungo la strada per Arezzo, sorge il santuario di Santa Maria delle Vertighe, il più antico e venerato santuario mariano della diocesi, che merita di essere visitato.
Le sue origini risalgono all'XI secolo: una prima chiesa annessa a un priorato camaldolese è documentata già nel 1073, e la tradizione vuole che intorno al 1100 una cappella con un'immagine miracolosa della Madonna sia stata trasferita qui, per intervento della Vergine, dal contado di Asciano.
L'edificio attuale risale alla metà del Quattrocento, quando la chiesa fu ricostruita e ampliata inglobando la piccola abside con l'affresco originario. L'interno a tre navate vede, sull'altare maggiore, un bel trittico ligneo con la Madonna delle Vertighe , opera databile alla fine del Duecento. Lungo le pareti sono molti gli affreschi presenti, alcuni visibili solo in parte, altri ben conservati . Il campanile in mattoni e pietra, di impianto medievale con coronamento rinascimentale, è attribuito ad Andrea Sansovino. Dal 1964 la Madonna delle Vertighe è patrona dell'Autostrada del Sole.
Curiosità su Monte San Savino
Tra gli oggetti di ceramica che si trovano ancora oggi nelle botteghe di Monte San Savino, uno dei più caratteristici è lo scaldino con il fischio: un contenitore per la brace, di uso quotidiano fino a pochi decenni fa, che nasconde sul manico o sull'ansa un piccolo fischietto in terracotta. Il paese ha una tradizione ceramica molto antica, legata più alla lavorazione di oggetti d'uso povero, come utensili da cucina e laterizi, che a manufatti decorativi. Lo scaldino, smaltato in rosso o in nero e spesso decorato con mascheroni o motivi a girali, era pensato per mantenere accesa la brace per un'intera giornata: il fischio, quando presente, aveva una funzione insieme scherzosa e pratica.
Ogni anno, l'ultimo sabato di giugno, Monte San Savino rievoca la nomina di Baldovino Ciocchi del Monte, fratello di Papa Giulio III, a conte del borgo da parte di Cosimo I de' Medici nel 1550. La rievocazione, in scena dal 1997, è preceduta da una settimana di sfide tra i quattro quartieri storici del paese (Jalta, Castiglia, Porticciolo Guglielmi e San Giovanni, ciascuno legato a una delle antiche porte): tiro alla fune, il "pallone grosso" (un antenato della pallapugno) e la Caccia di Monte, un gioco che ricorda insieme il calcio storico fiorentino e il rugby, in cui tre giocatori per squadra si contendono una palla tradizionalmente sgonfia da lanciare in una cesta. Il quartiere che totalizza più punti nelle quattro prove, compresa una gara culinaria, vince il titolo per l'anno in corso. La manifestazione si chiude con un corteo storico e la cerimonia della consegna delle chiavi della città.
Fino alla fine del Settecento, Monte San Savino ospitò un'importante comunità ebraica, con un proprio ghetto e una sinagoga tuttora esistente in quella che oggi è via Salomon Fiorentino. La strada prende il nome dal poeta nato qui nel 1743, considerato il primo autore ebreo della letteratura italiana. La sinagoga, edificata nel Seicento e ristrutturata tra il 1729 e il 1732, conserva ancora resti di stucchi, cornici modanate e finte finestre dell'epoca, oltre alle tracce dei cardini su cui un tempo ruotavano le ante dell'Aron Ha Kodesh, l'armadio sacro dove si custodivano i rotoli della Torah. La comunità ebraica lasciò il borgo nel 1799, in seguito ai moti antigiacobini.
Sotto i giardini pensili del Palazzo di Monte si nasconde un'opera che in pochi si aspetterebbero in un borgo di poche migliaia di abitanti: il Cisternone, un serbatoio d'acqua di oltre 400 metri quadrati, secondo per dimensioni in tutta la Toscana solo alle più note cisterne ottocentesche di Livorno. Costruito tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento, era destinato a rifornire d'acqua l'intera comunità; oggi serve invece a irrigare il giardino pensile che sorge esattamente sopra di esso. Restaurato di recente, è visitabile gratuitamente grazie a una passerella metallica che attraversa le sue due navate voltate a botte.
Monte San Savino e i borghi vicini
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