Borgo di Montecchio
Montecchio sorge in Umbria, in provincia di Terni, sulle pendici del Monte Croce di Serra, in posizione panoramica sulla valle del Tevere e sui laghi di Corbara e Alviano. Il centro storico, di origine medievale, occupa un promontorio a poca distanza dal confine tra i territori di Todi e Orvieto.
Documentato come Castrum Monticulis tra XII e XIII secolo, il castello nacque per volere della famiglia Chiaravalle di Todi e restò a lungo legato alle vicende della città, contesa tra fazioni guelfe e ghibelline. Nel 1496 fu saccheggiato dalle milizie di papa Alessandro VI; passò poi agli Atti e, all'inizio del Seicento, ai Corsini di Firenze. Comune autonomo fino all'Ottocento, divenne frazione di Baschi e tornò capoluogo di Comune nel 1948.
Il borgo, oggi tra i Borghi più belli d'Italia, conserva pressoché intatta la struttura fortificata originaria, racchiusa dalla doppia cinta muraria (1154 e 1190). Il centro storico è percorribile lungo un itinerario segnalato che accompagna il visitatore tappa per tappa tra vicoli, scale e slarghi.
Cosa vedere a Montecchio
Per visitare il piccolo ma suggestivo borgo di Montecchio, consiglio di seguire la mappa con il percorso di visita suggerito posto qui di fianco e che sul posto potrete trovare all'altezza di ogni singola attrazione o punto d'interesse, una pregevole iniziativa dell'amministrazione locale che può sorprendere per un comune così piccolo.
Il borgo storico di Montecchio è abbastanza piccolo, non ha grandi palazzi, chiese o edifici importanti storicamente e non conserva tesori nascosti, Montecchio è però "genuino" un borgo che ha saputo conservare la sua struttura medievale e anche nelle inevitabili ristrutturazioni che si sono succedute nel tempo, ha sempre mantenuto una integrità architettonica difficile da trovare.
L'inizio della visita è, come la mappa suggerisce, la piazza antistante il palazzo comunale (piazza Garibaldi), edificio che si trova fuori dal borgo ma facile da raggiungere in auto. Sulla sua destra, un breve tratto di strada, permette di raggiungere un ampio e comodo parcheggio.
Dalla piazza Garibaldi imboccare la via 4 novembre che appare come una prosecuzione della piazza stessa, non la strada in salita, e continuare ponendo attenzione sulla sinistra ad uno slargo nel quale si trova la fontana di "Piazza della Concordia" una vasca semicircolare del secolo scorso da cui si eleva uno stelo che regge una coppa. Sui fianchi in laterizio è affiancata da due teste di leone, da cui scorre ancora oggi l'acqua.
Superata la fontana, tenere la destra e alla prima via in salita imboccarla fino a raggiungere l'ingresso sud del borgo dove è presente una porta chiamata Torre con arco a tutto sesto sormontata da una alta torre.
Fino al Settecento questa porta era l'unico accesso al castello. La torre che la sovrasta si sviluppa su tre piani, un tempo occupati dai locali del corpo di guardia. Superato l'arco, sotto la volta, si conserva ancora un trabocchetto di origine difensiva, mentre nella controparete si trova un affresco raffigurante la Madonna. Sopra l'arco esterno, una macchia scura nella pietra è, secondo la tradizione locale, il segno lasciato da una palla di cannone durante l'assedio del 1496.
Una volta entrati nel borgo, tutto cambia, tutto appare come un salto indietro nel tempo. Case in pietra, stretti vicoli, piccoli slarghi, poche persone, grandi silenzi, buona conservazione, cure nei dettagli, pulizia e molte piante e fiori ad addobbare ingressi e vicoli.
Viene quasi istintivo camminare con calma con passo lento, guardarsi intorno e cogliere i particolari. Un'altra caratteristica di questo borgo è la presenza di "profferli" ovvero scale esterne, di solito ad una sola rampa, che percorrono la facciata esterna dell'edificio e terminano in un terrazzino o in nell'ingresso di una casa.
È così che poco dopo la Torre, all'altezza di uno slargo, sulla facciata di una casa, si trova la Tavola delle Punizioni un'epigrafe tramanda un'ordinanza del 1748 che oggi a noi fa sorridere ma che un tempo aveva la sua importanza.
Accanto alla lastra di travertino che segnala la cisterna comunale, l'epigrafe del 1748 riporta un'ordinanza che regolava la vita del borgo: vicoli da tenere puliti a cura delle famiglie residenti, stalle da lavare ogni quindici giorni, divieto di lavare panni o abbeverare animali alla cisterna, la cui acqua andava attinta solo con il secchio comunale. Le pene per i trasgressori erano pubbliche: trenta baiocchi di multa e frustate per gli uomini insolventi o recidivi, sculacciate "in privato" per le donne, della durata di una o più Ave Maria. Il podestà poteva applicare la pena di persona in una sala del castello, mentre un banditore ne dava annuncio al suono di corno e piffero.
Superato lo slargo, al primo incrocio di vicoli svoltare a sinistra per raggiungere il "Vicolo Brutto" Il nome tradisce un passato "scomodo" quando gli accessi ai piani alti avveniva con precarie passerelle lignee, ma quanto si osserva oggi è tutt'altra cosa. Qui ci si trova nel nucleo più antico del castello, a ridosso della prima cerchia di mura del XII secolo.
Dopo aver ammirato questo vicolo che riserva diversi angoli e inquadrature per delle ottime foto, si prosegue per poi svoltare a destra quando il vicolo si riduce a quasi un passaggio. Anche qui c'è poco da dire per non ripetersi, un bellissimo tratto nel cuore del borgo, un susseguirsi di case in pietra, "profferli", anfratti e un bello slargo ricco di piante e fiori.
Questa bella passeggiata si conclude in Piazza Bernardino, un piccolo spazio raccolto dove storia e devozione si intrecciano. Il nome della piazza è legata al Patrono di Montecchio, San Bernardino da Siena.
Sulle case che delimitano lo slargo, e più in generale su architravi e facciate del centro storico, si noterà che spesso ricorre il simbolo del sole raggiante con la croce e il monogramma IHS (Iesus Hominum Salvator), lasciato dalla predicazione di San Bernardino a Montecchio nel 1426. Al Santo, patrono del paese, è dedicata la festa del 20 maggio.
Imboccando la breve salita sulla destra, dopo il sottopasso, si giunge alla chiesa di Santa Maria Assunta, documentata già in un atto del 1400.
Esternamente la chiesa presenta una semplice facciata con un portale poco significativo. L'interno, ampliato nell'Ottocento, è a tre navate divise da pilastri e coperte da volte a vela, dove è presente un fonte battesimale in marmo e legno del 1843. L'altare maggiore è dedicato a San Giovanni Battista e, nel catino della cappella della Madonna dei Prodigi, si trova un pregevole affresco con il Presepe e gli Evangelisti.
Conclusa la visita alla chiesa si prosegue per un breve tratto in uno scenario di case, "profferli", vie, ormai ripetuto ma sempre di grande effetto. Così si raggiunge l'altra porta di Montecchio, Porta Nova semplice e solenne, con arco in laterizio incorniciato dal travertino e, dentro l'arco, una immagine della Vergine Incoronata.
Appena superata, ci si rende conto quanto questa porta segni il confine tra la parte storica e quella moderna di Montecchio. Da porta Nova basta voltare a destra per raggiungere facilmente la piazza Garibaldi punto dal quale è iniziato questo percorso di visita ad un borgo che meritatamente rientra tra i più Belli d'Italia.
Curiosità su Montecchio
Sopra l'arco della Porta Sud, una macchia scura nella pietra è, secondo la tradizione locale, il segno lasciato da una palla di cannone durante l'assedio del 1496. A guidare le milizie che presero d'assalto il castello fu Matteo da Canale, al soldo di papa Alessandro VI, in un momento di scontro aperto tra le fazioni che si contendevano il controllo del territorio. Montecchio, legato da secoli alle vicende di Todi si trovò così coinvolto in uno degli episodi più duri della sua storia medievale.
Il ricordo dell'assedio non è affidato solo ai documenti d'archivio: resta visibile, letteralmente scolpito nella pietra sopra l'ingresso principale del borgo, come segno silenzioso per chi ancora oggi supera la Porta Sud.
Chi varca la Porta Sud cammina, quasi senza accorgersene, sopra un'insidia pensata per fermare un possibile nemico. Subito oltre l'arco, sotto la volta, si conserva ancora un trabocchetto (almeno così recita il segnale turistico) un dispositivo difensivo che, insieme al corpo di guardia distribuito sui tre piani della torre soprastante, faceva parte del sistema pensato per proteggere l'unico ingresso al castello, rimasto tale fino al Settecento.
Era il punto più controllato, e insieme più vulnerabile, per chiunque tentasse di forzarlo dall'esterno. Oggi il trabocchetto è solo un dettaglio architettonico da individuare con lo sguardo rivolto verso l'alto, ma resta la testimonianza più diretta della funzione militare che Montecchio ha avuto per secoli, prima di diventare il borgo silenzioso che si visita oggi.
Il vicolo più fotografato di Montecchio, soprattutto in primavera quando si riempie di fiori alle finestre, si chiama ancora oggi Vicolo Brutto. Il nome tradisce un passato meno invitante di quanto l'aspetto attuale lasci immaginare: il vicolo si trova nel nucleo più antico del castello, addossato alla prima cerchia di mura del XII secolo.
Oggi, tra scalette, piccoli pianerottoli e archi di rinforzo tra le case, quello stesso vicolo è diventato uno degli scorci più amati e fotografati di Montecchio: la contraddizione tra il nome e la bellezza attuale è probabilmente il motivo per cui, ancora oggi, nessuno ha mai pensato di cambiarlo.
Sugli architravi e sulle facciate delle case di Montecchio compare ancora oggi un simbolo lasciato da un predicatore di passaggio nel 1426: il sole raggiante con la croce e il monogramma IHS (Iesus Hominum Salvator) di San Bernardino da Siena.
Il frate francescano, che percorse l'Italia predicando la devozione al nome di Gesù, si fermò anche a Montecchio, e da quella predicazione nacque un legame che il borgo non ha più interrotto: San Bernardino ne è oggi il patrono, con festa il 20 maggio, e il suo simbolo, scolpito nella pietra, sopravvive su architravi e facciate sparse per il centro storico.
Montecchio e i borghi vicini
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