Portaria, borgo medievale di Umbria fotografato da Roberto - Alisei Borghi
Umbria · Provincia di Terni

Cosa vedere
a Portaria

Un borgo minuscolo sui Monti Martani

Borgo di Portaria

Portaria è una frazione del comune di Acquasparta, in provincia di Terni, adagiata sulla costa dei Monti Martani a 470 metri di quota. Da qui lo sguardo scende sulla valle del torrente Naia. Il borgo sorge lungo un antico diverticolo della via Flaminia, tra Spoleto e Carsulae (antica città romana), e il nome stesso ne racconta l'origine: si chiamava Porcaria, per i boschi della zona adatti al pascolo dei maiali. La prima menzione scritta risale al 1093, quando i discendenti del conte Arnolfo donarono all'abbazia di Montecassino due monasteri "in curte de Porcaria". Il paese fece parte a lungo delle Terre Arnolfe, passò sotto la protezione di Spoleto nel 1239 e nel Cinquecento entrò nei possedimenti della famiglia Cesi, insieme ad Acquasparta. Comune autonomo fino al 1875, fu poi frazione di Cesi e di Terni, prima di essere aggregato definitivamente ad Acquasparta nel 1929.

Oggi Portaria conta meno di 90 abitanti. È un borgo minuscolo, fuori dai percorsi più battuti, che si visita in poco tempo ma che conserva intatto l'impianto medievale delle sue mura.

Portaria, il borgo visto dall'ingresso di Porta Romana
Portaria, borgo delle Terre Arnolfe adagiato sui Monti Martani

Cosa vedere a Portaria

Si entra a Portaria da Porta Romana, sul lato sud del borgo, a pochi passi dalla strada provinciale che lo costeggia . Una breve salita conduce alla porta, restaurata di recente e parte della cinta muraria più esterna: sopra l'arco è ancora leggibile lo stemma della famiglia Cesi, giunta in possesso di Portaria nel 1540 in cambio del castello di Alviano.

Superata la porta si entra quasi subito nella piazzetta interna del borgo, Piazza Giuseppe Verdi, pavimentata a riquadri di travertino e laterizio . È l'unico slargo del paese, circondato da case in pietra ben conservate, e ospita anche l'unico esercizio commerciale di Portaria, un ristorante. Qui svetta la Torre Civica, con il suo orologio, a cui si accede tramite una scalinata dalla piazza .

Torre Civica

La torre risale al XIII secolo ed è stata restaurata nel Seicento e di nuovo nel 1967, a cura della Soprintendenza di Perugia. Una sopraelevazione la conclude con pinnacoli e una cuspide che contiene la campana, decorata da una cornice di beccatelli. L'orologio che dà il nome alla torre è di collocazione più recente. Ai suoi piedi, sotto il livello della piazza, si trova un pozzo rinascimentale fatto costruire dal duca Cesi di Acquasparta: pescava da una cisterna grande quanto la piazza stessa e restò in uso fino agli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale.

Sotto la torre, un passaggio introduce nel nucleo più alto e antico del borgo, racchiuso dalla cinta muraria interna. La torre e le case costruite sulle antiche mura appaiono curate, segno di un recupero recente.

Superata la porta si entra in quello che era il nucleo più interno del castello: un gruppo di case in pietra, arricchite in stagione da piante e fiori . Non esiste qui un percorso di visita da suggerire: ci si muove tra vicoli e brevi scalinate, con angoli spesso suggestivi e una pavimentazione in cotto rifatta di recente, scelta che non stona con il contesto medievale . Il silenzio è totale: anche qui, come in molti borghi simili, gli abitanti sono ormai pochissimi.

Un vicolo tra case in pietra ben conservate a Portaria
Un vicolo tra case in pietra ben conservate

Vale la pena soffermarsi a osservare i vari angoli, magari per qualche foto . Tenendo il lato destro del cammino, si potrà intravedere un'altra porta lungo la cinta muraria interna, porta ad arco dalle dimensioni contenute di cui non è noto il nome. Superata, ecco che appare una breve scalinata che conduce a un vicolo sottostante, cieco, con le mura da un lato e case in pietra dall'altro . Dopo il giusto spazio per qualche foto, si torna nel borgo storico per proseguire la visita. Ecco che appare uno slargo, quasi una piazzetta, dove nei pomeriggi e nelle sere primaverili ed estive si ritrovano i pochi abitanti rimasti per passare qualche momento insieme . Si tratta di uno spazio con un po' di verde e qualche sedia, ma capace di restituire l'immagine di un tempo ormai lontano.

Si prosegue imboccando un vicolo in discesa, tra case, cantine e antichi depositi , fino a raggiungere la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo . Risale all'XI secolo e sorge su una chiesa preesistente dedicata a Sant'Andrea Apostolo.

Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo

La facciata, squadrata e semplice, utilizza materiale recuperato dagli scavi della vicina Carsulae (antica città romana). Sopra la porta un affresco e tre bassorilievi con anfore sono gli unici elementi che la distinguono da un'abitazione qualunque. La chiesa è normalmente chiusa e si apre solo in occasioni particolari.

La fortuna che ho avuto è quella di incontrare una persona del borgo, molto disponibile, in possesso delle chiavi per svolgere piccole manutenzioni e pulizia. Questo mi ha permesso di visitare l'interno.

La chiesa si sviluppa a navata unica con altari laterali in stile barocco, con un ricco corredo sacrale originale del Seicento. La volta è stata ripristinata di recente ed ora si presenta semplicemente intonacata. Sull'altare maggiore una bella tela raffigura la Madonna Assunta tra angeli e i santi Filippo e Giacomo. Da segnalare che sopra l'ingresso si trova un pregevole organo, ristrutturato nel 1991, risalente al 1796, opera originale dell'organaro Aldobrando Fedeli, erede di una famosa famiglia di organari marchigiana.

Superata la chiesa, un breve tratto in discesa conduce alla Porta Spoletana , la seconda porta del borgo lungo la cinta muraria esterna: una struttura semplice con arco a tutto sesto.

Da qui si imbocca il lungo vicolo Umberto I, il quale fiancheggia da un lato la cinta muraria interna e dall'altro presenta case in pietra ben conservate. Poco dopo si incontra la chiesetta dell'Annunziata, che sfugge facilmente all'occhio meno attento per la sua semplicità: facciata e porta sono state rifatte di recente, e si riconosce la chiesa per un piccolo affresco della Madonna sopra l'ingresso, un'immagine collocata all'interno di un riquadro ricavato sul muro della facciata. Anche questa chiesa è normalmente chiusa. Pochi passi più avanti si raggiunge la piazzetta principale di Portaria, quella della torre con l'orologio, dove il percorso si chiude e conclude.


Un borgo fuori dai circuiti

Portaria non è di certo un borgo rinomato: è fuori dai circuiti turistici più classici, non presenta particolari edifici storici, non conserva opere d'arte speciali, però è un borgo che ha saputo mantenere intatte le sue origini medievali. Bisogna venirci apposta, perché anche se ci passi per caso, solo lambendolo, ti può sfuggire.

A parte questo, il borgo è molto carino, piccolo, semplice, curato: passeggiare tra i suoi vicoli è un piacere, oltre a generare sensazioni di una vita ormai in via d'estinzione. Benché siano poche le persone che vi abitano, Portaria riesce comunque ad avere un minimo di vivacità grazie ad alcuni abitanti e ai turisti stanziali delle seconde case, che nel periodo primaverile ed estivo cercano di organizzare piccoli eventi capaci di portare qualche visitatore in più a scoprire il borgo. Non è un caso che qui si concentrino iniziative come la rievocazione di Lucrezia Borgia a maggio e la Trebbiatura de 'na vorda a luglio: sono proprio questi appuntamenti, più che un patrimonio artistico da guida turistica, a tenere in vita un paese che altrimenti rischierebbe il silenzio tutto l'anno.....

Portaria, scorcio del borgo
Portaria, un borgo minuscolo che si scopre solo venendoci apposta

Curiosità su Portaria

Nell'agosto del 1499 Lucrezia Borgia trascorse una notte a Portaria, ospite del castello, durante il viaggio che la portava a prendere possesso del governatorato di Spoleto. Duecento fanti spoletini le andarono incontro lungo la strada, e quattro commissari del comune la accolsero nel castello con tutti gli onori, offrendole un pranzo prima che il corteo riprendesse il cammino verso Spoleto.

Si dice che la duchessa abbia soggiornato in una delle case che ancora oggi si affacciano su Piazza Giuseppe Verdi. Un cronista dell'epoca annotò che il viaggio durò sei giorni, "ora cavalcando, ora in lettiga", e che a Portaria trovò ad accoglierla proprio quei duecento fanti e i commissari del comune.

Prima di chiamarsi Portaria, il borgo si chiamava Porcaria, e il nome non ha nulla a che vedere con le sue porte medievali: deriva dai boschi della zona, un tempo adatti al pascolo dei maiali, attorno ai quali si era formato un primitivo insediamento pastorale. Compare per la prima volta in un documento del 1093, quando i discendenti del conte Arnolfo donarono all'abbazia di Montecassino due monasteri "in curte de Porcaria". Il borgo faceva allora parte delle Terre Arnolfe, l'insieme di castelli e comunità che si stendeva tra Terni, Spoleto e Narni sotto la signoria dei discendenti del conte Arnolfo.

Ogni anno, nella terza settimana di maggio, la Pro Loco di Portaria organizza due fine settimana per rievocare l'arrivo della duchessa. Chi vuole può indossare un costume rinascimentale e sfilare nel corteo storico; la sera si conclude con un banchetto a base di prodotti tipici, tra giullari, cantastorie e musiche d'epoca.

In una delle edizioni più recenti si è potuta percorrere anche la "strada di Lucrezia", una passeggiata storico-naturalistica lungo l'antico diverticolo della via Flaminia tra Portaria e Spoleto. Il programma prevede inoltre botteghe di antichi mestieri, concerti rinascimentali e spettacoli di falconeria. La festa culmina con la sfida tra "borgo" e "campagna" per l'assegnazione del palio di Lucrezia.

Il secondo sabato di luglio Portaria torna indietro agli anni Cinquanta con "La Trebbiatura de 'na vorda", la rievocazione della trebbiatura del grano come si svolgeva un tempo, prima della meccanizzazione delle campagne. Nel tardo pomeriggio si procede alla trebbia d'epoca e alla costruzione del pagliaio, l'ammasso di paglia che un tempo ornava le aie di tutte le case coloniche della zona. È un'iniziativa che coinvolge direttamente gli abitanti del posto, portata avanti da chi quell'epoca l'ha vissuta davvero e non vuole lasciarla cadere nell'oblio.


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