Borgo di Todi
Todi sorge in Umbria, in provincia di Perugia, su un colle che domina la valle del Tevere a circa 400 metri di quota, nel punto in cui il fiume piega verso sud-ovest in direzione di Orvieto. Le origini risalgono all'VIII-VII secolo a.C., quando gli Umbri fondarono l'insediamento poi entrato nell'orbita etrusca; la città conserva ancora tre cerchie di mura sovrapposte, etrusca, romana e medievale, che ne segnano le successive espansioni.
Il centro storico è abbastanza esteso, superiore alla media dei borghi umbri, e racchiude un numero di monumenti, luoghi ed edifici che giustificano una visita suddivisa su due giorni, cosa che pochi turisti prevedono. Due giorni permettono di affrontare la visita con maggiore calma e di immergersi maggiormente nei luoghi storici che Todi offre. Rimane il fatto che il centro storico, con le sue parti più famose e interessanti, resta comunque visitabile anche in una sola giornata, un arco di tempo che molti turisti concedono a questo borgo/cittadina. Per questo ho identificato un itinerario di visita, che si può consultare comodamente attraverso una mappa specifica sempre visualizzabile, che in una giornata permette di vedere le cose più importanti di Todi. Un elemento da sottolineare è il fatto che il borgo storico più interno si sviluppa sul fianco del colle su cui sorge Todi, per cui il terreno è quasi ovunque in pendenza: la parte pianeggiante si limita a piazza del Popolo e a poche aree limitrofe, mentre il resto del percorso alterna salite e discese.
Cosa vedere a Todi
Il percorso ideale per visitare il centro storico di Todi prende avvio da Porta Romana, il più noto degli accessi alla città, costruito nel XVI secolo per volere di papa Gregorio XIII, presenta uno stile tipicamente tardo-rinascimentale/barocco, elegante e severo al tempo stesso. È realizzata in blocchi di travertino bianco e bugnato, il che le conferisce un aspetto monumentale e solido. La porta è caratterizzata da un grande arco a tutto sesto, sulla sommità della facciata esterna spicca la grande aquila di Todi in pietra. Superata la porta, si incontrano quasi subito due piccoli edifici religiosi ai lati della via: a destra la chiesa di San Filippo Benizi, un presbitero italiano dell'Ordine dei Servi di Maria, proclamato santo nel 1671, si tratta di una piccola chiesa che rimane un po' nascosta, presenta un interno alquanto semplice. Generalmente aperta, al contrario della chiesa di San Nicolò de Criptis che si trova dall'altra parte della stessa strada.
Da qui si comincia a salire lungo la centrale via Roma, via abbastanza stretta e trafficata di auto in transito e da auto parcheggiate, caratteristica che si ritroverà in buona parte di Todi racchiusa dalle mura più antiche. Così facendo si raggiunge Porta della Catena.
È caratterizzata da un arco ogivale (a sesto acuto) realizzato in pietra locale, sormontato da una struttura che un tempo doveva avere funzioni difensive e di controllo. È una porta in blocchi di travertino caratterizzata da un arco ogivale. Appartiene alla seconda cerchia muraria, quella romana, del I secolo a.C., che sul lato esterno reca lo stemma di Todi più antico della città, risalente al XIII secolo, mentre sul lato interno conserva tracce di affreschi ormai sbiaditi. Il nome "Catena" deriva dal fatto che in passato, durante la notte o in caso di imminente pericolo, il passaggio veniva bloccato e protetto stendendo una robusta catena di ferro da un lato all'altro della via.
All'altezza della porta, prestare attenzione ad un vicolo pedonale sulla sinistra dal nome: via di Mezzo Muro. Imboccatelo, ne vale la pena perché vi porterà lungo un piacevole percorso panoramico, ristrutturato recentemente con attenzione e rispetto ricostruttivo, è praticamente una balconata sulla valle, un bel panorama. La via conduce a Porta Aurea , una delle più interessanti di Todi. Porta in pietra molto caratteristica ben conservata e incastonata nelle case circostanti.
La Porta Aurea è uno dei passaggi storici più affascinanti e antichi di Todi. Di epoca romana (età imperiale), fa parte della seconda cerchia di mura di Todi, quella costruita in epoca romana per difendere il nucleo cittadino che si andava espandendo rispetto all'originario insediamento umbro. L'aspetto attuale è il risultato di secoli di storia, cedimenti del terreno e successivi restauri. Si presenta come un'apertura ad arco, meno monumentale e barocca rispetto a Porta Romana, ma fortemente suggestiva per via del tessuto urbano medievale e romano in cui è incastonata, caratterizzato da strette vie in pietra locale e mura austere che mostrano chiaramente i segni del tempo. Esistono suggestive spiegazioni sul perché venga chiamata "Aurea" (Porta d'Oro): 1) Tempio di Venere: secondo le ricostruzioni storiche e le leggende locali, i Romani avevano eretto proprio in quella zona (dove oggi sorge la chiesa di Santa Maria in Camuccia) un tempio dedicato a Venere, anticamente chiamata anche Airea; in onore della dea della bellezza, alla porta prospiciente venne dato il nome di Aurea. 2) L'importanza del passaggio: in molte città di impianto romano o medievale, il termine "Porta Aurea" indicava l'accesso principale o monumentale da cui entravano le personalità illustri o dove si concentravano i commerci più ricchi.
In questo tratto di strada vale la pena soffermarsi ad osservare e magari percorrere i vicoli laterali circostanti, molto suggestivi e caratteristici, che rivelano un impianto rimasto sostanzialmente fedele a quello di età medievale, con scale che disegnano morbide curve, case in pietra locale, cantine con antiche porte in legno che danno sulla strada. La presenza di auto in sosta e di passaggio sulla via principale a volte compromette l'atmosfera, però è un'esperienza che vale la pena di fare. Seguendo sempre la stessa via in salita (Santa Maria in Camuccia), si incontra la chiesa di Santa Maria in Camuccia, non sempre aperta.
Il nucleo originario della chiesa risale al VII-VIII secolo, poi ristrutturato nel XIII; dal 1394 al 1810 l'edificio ospitò un convento domenicano. La facciata si sviluppa su due livelli, con portale centrale sorretto da colonne di capitelli corinzi e una bifora superiore. L'interno, a navata unica, conta una decina di piccole cappelle laterali; la guida della città, indica che nella terza a sinistra era conservata la statua lignea della Madonna in trono col Bambino, nota come "Sedes Sapientiae", databile alla seconda metà del XII secolo. Dal 2014 la statua è stata trasferita nella cripta del Duomo.
Seguendo ancora la via in salita, si finisce per incrociare la via principale, via Roma, lasciata poco prima a Porta della Catena. Svoltando a sinistra, si continua a salire. Dopo soli 30mt circa, una piccola deviazione a destra per raggiungere una grande piazza, oggi adibita a parcheggio auto (solo 50mt circa) dove si possono osservare i "Nicchioni Romani": quattro grandi absidi in blocchi di travertino, databili tra la fine dell'età repubblicana e l'inizio di quella augustea, che dovevano costituire un muro di terrazzamento a sostegno del versante collinare, un'imponente opera che i romani sapevano come affrontare.
Tornati su via Roma si prosegue ancora in salita e si attraversa Porta Marzia, la più antica delle porte cittadine, unica testimonianza rimasta della prima cinta muraria.
Questa porta introduce nel cuore più antico della città, lungo la via che sale verso la sommità della rupe. Porta Marzia appartiene alla seconda cerchia di mura di Todi, quella di epoca romano-repubblicana. Nel corso dei secoli è stata parzialmente inglobata e modificata dal tessuto urbano medievale, ma conserva la sua fisionomia originaria. Posizionata dopo Porta della Catena, fungeva da vero e possibile sbarramento per chi, provenendo da sud, si dirigeva verso il centro politico e religioso della città (l'attuale Piazza del Popolo). Il nome "Marzia" deriva direttamente dal dio della guerra, Marte: secondo la tradizione e i ritrovamenti storici, la porta sorgeva infatti nei pressi di un antico tempio romano dedicato al dio Marte. La porta è sormontata da un arco a tutto sesto, tipico dell'architettura romana, ed è realizzata con grandi blocchi di pietra locale. Il fascino di Porta Marzia sta nel fatto che oggi appare "schiacciata" e incastonata tra i palazzi medievali successivi: l'arco si apre infatti sotto una facciata di pietra che mostra finestre e stanze d'abitazione sovrastanti, creando un pittoresco tunnel di pietra.
Anche qui invito ad osservare i vicoli sulla sinistra che conducono alle zone alte del borgo, quelle più antiche. Sono salite a gradini, passaggi particolarmente suggestivi e antichi, puliti e ben conservati, capaci di riportare indietro nel tempo il visitatore. Imboccate via San Fortunato, godetevi lo spettacolo (qui non ci sono auto o moto), salite lentamente e osservate!
Il vicolo conduce proprio sul fianco della grande chiesa di San Fortunato, punto più alto di Todi.
Le notizie sulla costruzione di un primo edificio romanico sono anteriori al 1198, anno in cui papa Innocenzo III vi consacrò un altare a San Cassiano; ne restano i due leoni del portale, poi trasformati in acquasantiere. Nel 1292 il Comune decise la ricostruzione in stile gotico, protrattasi, con un'interruzione dovuta alla peste del 1348, fino alla prima metà del Quattrocento: la facciata, iniziata nel 1415, rimase incompiuta nella parte superiore alla morte dell'architetto nel 1458, per l'esaurirsi dei fondi comunali. Il portale centrale è notevole, il più elaborato dei tre, è decorato da bassorilievi con i dodici apostoli, santi, profeti e la vite e il fico a simboleggiare bene e male. L'interno, a tre navate di uguale altezza, ospita tredici cappelle affrescate tra il tre e il seicento; nella quarta cappella a destra si trova la Madonna con Bambino e Angeli di Masolino da Panicale, del 1432. Nella cripta, sotto l'altare, sono conservate le spoglie dei santi patroni della città; da citare che nell'attigua sagrestia è sepolto dal 1432 Jacopone da Todi.
L'esterno della chiesa non passa inosservato, la grande facciata si integra molto bene con la grande scalinata realizzata con una serie di rampe, una veduta classica da cartolina. Raggiunta la strada antistante la scalinata, si svolta a destra sulla via principale, si passa davanti al Teatro Comunale, e poco dopo ecco la grande Piazza del Popolo, cuore di Todi.
La piazza, sorta sui resti dell'antico foro romano, raccoglie i principali edifici civili e religiosi della città: il Palazzo dei Priori, il Palazzo del Popolo unito al Palazzo del Capitano, e il Duomo. Sotto le arcate del Palazzo del Popolo si trova l'ufficio turistico, ben organizzato e prodigo di materiale. Vediamo cosa è possibile visitare all'esterno e all'interno dei palazzi presenti in questa piazza.
Il Palazzo del Popolo, in stile lombardo-gotico, fu realizzato all'inizio del Duecento come sede del podestà; venne unito al Palazzo del Capitano, costruito nel 1293 e detto "palazzo nuovo del Comune", tramite una ampia e ben visibile scalinata comune. Quest'ultimo palazzo presenta un portico a due arcate al piano terra e due ordini di trifore gotiche superiori. Il Palazzo dei Priori, ultimo dei tre in ordine cronologico, fu edificato tra la fine del Duecento e il 1347, con la torre trapezoidale completata entro il 1385; sulla facciata è collocata l'aquila bronzea simbolo della città, realizzata da Giovanni di Gigliaccio nel 1339. I tre edifici ospitano oggi il Comune, il Museo civico e la Pinacoteca di Todi.
Il Museo Civico di Todi (noto anche come Museo Archeologico e Pinacoteca Comunale) si trova all'ultimo piano dei monumentali Palazzo del Capitano e Palazzo del Popolo, affacciati sulla splendida Piazza del Popolo. Il percorso espositivo è molto vario e organizzato in diverse sezioni che ripercorrono la storia della città dalle sue origini fino all'epoca moderna. Ecco cosa si trova all'interno: si inizia con una sezione introduttiva pensata per illustrare i momenti più significativi della storia di Todi, partendo dalla leggenda della sua fondazione fino ad arrivare al Risorgimento, quindi una sezione che conserva reperti che testimoniano l'importanza dell'antica Tuder prima come centro umbro, poi in contatto con il mondo etrusco e infine romano, che ricomprendono ceramiche greche, bronzi come oggetti di uso domestico, nonché una copia fedele della celeberrima statua bronzea del Marte di Todi (V secolo a.C.). Si prosegue con una collezione numismatica di quasi 1.500 monete che spazia dall'età preromana a quella moderna, quindi una sezione dedicata ai tessuti pregiati e paramenti sacri ricamati in seta, velluto, damasco e lino, come antichi manufatti artigianali. Sistemata nella suggestiva sala del Consiglio dei Priori, è presente la mostra sull'evoluzione della ceramica dall'VIII al XIX secolo. La sala stessa è un'opera d'arte: le pareti sono decorate da splendidi affreschi seicenteschi.
Il grande salone finale del percorso museale, ospita la Pinacoteca la quale custodisce una ampia collezione di dipinti, tra cui spiccano capolavori del Rinascimento e del Barocco umbro. La Pala dello Spagna, che rappresenta l'opera più importante della Pinacoteca, è la monumentale Incoronazione della Vergine (1511) dipinta da Giovanni di Pietro, detto lo Spagna (uno dei più importanti allievi e seguaci del Perugino).
Tornati in piazza del Popolo, non resta che avvicinarsi all'estremità della piazza rettangolare dove svetta il Duomo con la sua importante scalinata d'accesso.
Sorto probabilmente nel corso del XII secolo su resti di età romana e completato nel XIV, il Duomo presenta una facciata a coronamento orizzontale, più volte rimaneggiata fino ai primi decenni del Cinquecento, quando fu aggiunto il rosone centrale. Molto interessanti sono i portali d'accesso in legno, che offrono disegni intagliati con scene religiose all'interno di formelle quadrate. L'interno, a croce latina, è diviso in tre navate principali più una quarta aggiunta successivamente sul lato destro. Sulla controfacciata si trova il Giudizio Universale, un bel dipinto di Ferraù Fenzoni risalente al 1596; sopra l'altare maggiore un pregevole crocifisso ligneo duecentesco. Si procede con la visita alla cripta del XIII secolo, che appare un po' spoglia: qui, in una serie di piccole stanze nate come sepolcreti, viene presentata una esposizione di arte sacra costituita da argenteria e sculture lignee. Lungo le pareti del corridoio e della scalinata d'accesso alla cripta, una raccolta di materiale lapideo con pezzi che risalgono all'epoca romana. Nella cripta sono conservate tre sculture provenienti in origine dalla facciata, attribuite a Giovanni Pisano e allo scultore Rubeus, oltre alla statua lignea della Sedes Sapientiae, datata intorno al 1190 e trasferita qui dalla chiesa di Santa Maria in Camuccia: un gruppo ligneo che si compone di due statue distinte ma intimamente legate tra loro.
Tornati ancora una volta nella piazza del Popolo, prima di proseguire, secondo il percorso suggerito, un momento di attenzione alla piazza. Potrà sembrare strano o impossibile, ma sotto questa grande area ci sono diverse cisterne d'acqua realizzate dai romani: un capolavoro di ingegneria idraulica nascosto proprio sotto il cuore della città, una rete di enormi serbatoi sotterranei che hanno più di duemila anni. La fortuna è che queste cisterne sono oggi visitabili.
Costruite intorno al I secolo a.C., quando l'antica Tuder divenne un municipio romano, queste strutture non servivano solo a raccogliere l'acqua piovana, ma facevano parte di un piano urbanistico geniale. Todi sorge su una collina e il terreno, ricco di argilla e sabbia, era soggetto a frane. Le cisterne servivano quindi a due scopi fondamentali: approvvigionamento idrico e consolidamento del terreno. Le cisterne di piazza del Popolo sono costituite da 12 gallerie parallele tra loro, separate da spessi muri di mattoni e collegate da aperture che permettevano all'acqua di fluire e livellarsi. Le stanze sono interamente rivestite in opus latericium (muratura in mattoni) e coperte da robuste volte a botte. Il pavimento mostra ancora la caratteristica disposizione a spina di pesce, pensata per resistere all'umidità e alla pressione dell'acqua. Ciò che stupisce visitando queste cisterne è l'atmosfera: camminare oggi in questi ambienti perfettamente conservati, con i segni lasciati dagli antichi costruttori e i condotti di aerazione ancora visibili, dà la netta percezione della straordinaria abilità tecnica dei Romani. L'ingresso alle cisterne di piazza del Popolo si trova dietro il Palazzo del Capitano (scendendo dal Duomo, fiancheggiate il palazzo e trovate le indicazioni). Il portone d'ingresso sembra un po' anonimo, si trova in un vicolo ed è ben segnalato.
Tornati alla piazza del Popolo si può riprendere l'esplorazione di Todi affrontando il quartiere nord, che nel complesso risulta essere meno interessante di quello sud, anche perché è il più recente e ha subito molti interventi di ristrutturazione nel corso del tempo, perdendo così buona parte del fascino d'un tempo. Come indicato dalla mappa del percorso suggerito, la prossima tappa è una piccola ma splendida chiesa facilmente raggiungibile imboccando la via che si trova sul fianco destro del Duomo. Proseguire sempre dritti fintanto che il vicolo si chiude in una piazzetta, non si può sbagliare. Dall'esterno la chiesa della Nunziatina appare un po' anonima, incastrata tra le case circostanti con un portale in travertino abbastanza semplice. Però, una volta entrati, si scopre la sua bellezza, che ha portato molti visitatori a definirla come la "Piccola Cappella Sistina di Todi".
La chiesa, costruita a cavallo tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo, è a navata unica. Ciò che la rende indimenticabile è che ogni singolo centimetro di parete e soffitto è dipinto. Entrando, si viene avvolti da un ciclo decorativo di rara ricchezza, che unisce lo stile tardo-manierista a quello barocco. I pittori dell'epoca hanno utilizzato la tecnica della quadratura, creando finti elementi architettonici dipinti, colonne, archi, fregi e balaustre che sembrano dilatare lo spazio reale della navata e spingere il soffitto verso l'alto. Spicca una tavola ispirata alle Nozze di Cana del Veronese e un dipinto di Polinori del 1627 con Jacopone da Todi in estasi davanti al crocifisso. Il soffitto è un tripudio di angeli, santi e scene bibliche immerse in cieli luminosi e nuvole dorate, pensate per dare l'illusione di uno squarcio verso il paradiso. Anche gli arredi lignei sono finemente decorati e integrati nell'apparato pittorico circostante. Dopo un lungo periodo di chiusura, un attento restauro ha restituito la brillantezza originale ai colori e agli ori; la Nunziatina è oggi visitabile ed è una delle tappe più sorprendenti ed emozionanti per chi vuole scoprire i tesori meno noti della città. Una curiosità: la chiesa appartenne alla Confraternita dei Devoti dell'Annunziata, che si occupava di assistere le ragazze povere della città fornendo loro una dote per potersi sposare. Fu proprio la generosità e lo status di questa confraternita a permettere il finanziamento di un apparato decorativo così sontuoso.
Una volta usciti dalla chiesa della Nunziatina, seguire i vicoli che scendono (meglio seguendo la mappa con il percorso suggerito) che portano sulla via del Borgo Nuovo, che conduce alla porta Perugina. Subito si incontra sulla destra la chiesa di Santa Prassede, non sempre aperta.
Realizzata intorno al XIV secolo dai padri Agostiniani su una precedente struttura dell'XI secolo, di cui non resta più traccia, la chiesa presenta una facciata gotica incompiuta e divisa in due registri: quello inferiore in blocchi di pietra bianca e rosa a fasce orizzontali alternate, quello superiore in laterizio a vista. Ho trovato la chiesa chiusa, però la guida della città indica che l'interno fu rivisto completamente nel Settecento, ed oggi si presenta con un aspetto barocco che ha quasi del tutto coperto l'impianto originario; vi si conservano due opere di rilievo: una Deposizione e un'Estasi di Santa Rita da Cascia ascritta a Giacinto Brandi. Danneggiata dal terremoto umbro del 2016, la chiesa è rimasta chiusa per anni ed è stata riaperta al culto solo nel maggio 2022, dopo un intervento di restauro e consolidamento sismico.
Scendendo ancora verso Porta Perugina, si incrocia la chiesa e il Monastero di San Francesco, gestito dalle Clarisse, che ho trovato chiusa. In realtà speravo di poter vedere l'interno del Monastero, il quale conserva la vera meraviglia di questo luogo. Durante i restauri conclusi nel 1976 è venuto alla luce uno straordinario affresco della metà del Trecento (ca. 1346). Si tratta di un'opera importantissima per la storia dell'arte italiana: è una delle primissime raffigurazioni pittoriche del Purgatorio, realizzata solo pochi decenni dopo la stesura della Divina Commedia di Dante.
Superata la chiesa di San Francesco, si raggiunge Porta Perugina, ultima delle porte della cinta più esterna, costruita in epoca medievale.
Porta Perugina è una delle porte storiche più imponenti e importanti di Todi, situata lungo l'asse viario di via di Borgo Nuovo. Essa fa parte delle grandi mura duecentesche (la terza e più esterna cerchia difensiva della città). Venne costruita intorno al 1244 per proteggere il nuovo e popoloso quartiere medievale di Borgo Nuovo, nato dall'espansione cittadina oltre le vecchie mura romane e altomedievali. La struttura si presenta come un solido blocco in pietra calcarea, sormontato da un arco a sesto acuto tipicamente gotico. Essa conserva ancora i possenti caratteri di un'architettura militare pensata per resistere agli assedi: la sua mole dominava la via d'accesso settentrionale alla città ed era strategicamente collegata alle torri di avvistamento.
La Todi meno conosciuta
Dopo aver visitato il centro storico con gli edifici più importanti e significativi, è possibile continuare a scoprire Todi, se rimane del tempo, per visitare altri luoghi di un certo interesse dentro e fuori le mura, luoghi degni di essere visti e non solo menzionati.
Nella parte sud, lungo la circonvallazione (vedi la mappa del percorso suggerito), restano visibili lunghi tratti delle mura medievali ben conservate. Sul lato nord-ovest di Todi si conservano invece tratti etruschi e romani, tra cui le porte Amerina o Fratta (del XIV secolo) e Orvietana, quest'ultima ormai in gran parte franata e sepolta a causa del terreno instabile.
Del parco della Rocca, sulla sommità del colle, resta oggi solo il Mastio, un torrione circolare, insieme ad alcuni contrafforti: la fortificazione, voluta nel 1373 da papa Gregorio XI sui resti dell'abbazia di San Leucio, fu più volte distrutta e infine smantellata agli inizi del Cinquecento, quando le sue pietre furono riutilizzate per completare San Fortunato e il Tempio della Consolazione. Proprio quest'ultimo, il Tempio di Santa Maria della Consolazione, sorge poco fuori le mura in una zona verde e tranquilla: un capolavoro del Rinascimento italiano, una struttura così geometricamente pura da sembrare quasi un modello matematico prestato alla realtà.
La costruzione nacque da un episodio ritenuto miracoloso: nel 1508 un operaio addetto a ripulire dai rovi un'immagine della Madonna con Bambino e Santa Caterina d'Alessandria si asciugò con lo stesso panno un occhio malato, riacquistando la vista. Il vescovo Basilio Moscardi intitolò l'immagine alla Consolazione e la città avviò la costruzione di un tempio a pianta centrale a croce greca. I lavori, iniziati nel 1508-09, si protrassero per un secolo, con il contributo progettuale ancora oggetto di discussione. La chiesa ha una pianta a croce greca (quattro bracci uguali) inscritta in un quadrato, dominata al centro da una grandiosa cupola; delle quattro absidi, tre sono poligonali, mentre quella esposta a nord è perfettamente semicircolare (al suo interno è custodito l'affresco miracoloso della Madonna). Entrando si viene avvolti da una sensazione di armonia, lo spazio è arioso, geometrico e quasi privo di decorazioni barocche invasive, ad eccezione dell'altare maggiore che contiene l'affresco con la Madonna. Vale la pena accennare alle imponenti statue lignee dei dodici apostoli poste nelle nicchie delle absidi e la gigantesca statua in legno di San Martino (nativo proprio del territorio di Todi) e i bassorilievi che ricoprono le cornici delle volte.
Lungo la strada che conduce verso Perugia, ormai fuori dal borgo, si incontra infine il Tempio del Santissimo Crocifisso, altra chiesa a pianta centrale della zona, nota anche come chiesa "delle Forche" perché nel Medioevo in quel punto si trovavano i patiboli per le condanne a morte, poi rimossi su ordine della curia per lasciare spazio a un luogo di culto dedicato a un'immagine del Crocifisso qui venerata. La costruzione fu avviata nel 1591 e richiese diversi decenni.
Curiosità su Todi
Un'aquila avrebbe deciso da sola dove sorgere Todi, rubando il pranzo ai suoi stessi fondatori. Secondo la leggenda più diffusa, gli Umbri che nell'VIII-VII secolo a.C. intendevano costruire il villaggio in pianura, lungo il Tevere, furono sorpresi durante un pasto da un rapace che calò in picchiata, afferrò con gli artigli la tovaglia imbandita e la lasciò cadere sulla cima del colle poco distante. L'episodio fu letto come un segno divino e la città venne fondata proprio in quel punto. L'aquila, da allora, è diventata il simbolo araldico di Todi: compare sullo stemma cittadino, sul gonfalone e in numerose sculture sparse per il centro storico, tra cui quella in bronzo del 1339 sulla facciata del Palazzo dei Priori. Un intero quartiere alle spalle del Duomo, chiamato "Nidola" o "Nido dell'Aquila", conserva il ricordo del punto in cui il rapace avrebbe costruito il proprio nido. Resta naturalmente una leggenda: gli storici fanno piuttosto risalire il nome della città all'etrusco "Tutere", che significa "confine", coerente con la posizione di Todi a ridosso del territorio etrusco lungo il Tevere.
Negli anni Novanta uno studio del professor Richard S. Levine, dell'Università del Kentucky, definì Todi "la città più vivibile al mondo", un'etichetta che la stampa locale e regionale continua a riprendere ancora oggi. Il giudizio non nasceva da una classifica strutturata come quelle attuali (che oggi misurano la vivibilità di grandi metropoli su indicatori come sicurezza, sanità e infrastrutture), ma da una riflessione sulla qualità dell'ambiente, sulla scala umana del centro storico e su un ritmo di vita giudicato ideale per il benessere delle persone. L'etichetta è rimasta nell'immaginario tuderte e viene ancora citata dalle istituzioni locali come un riconoscimento da riconquistare, più che uno stato di fatto permanente.
Il 20 marzo 1428, in quella che oggi è Piazza del Montarone, a pochi passi da piazza del Popolo, una donna di nome Matteuccia di Francesco fu bruciata viva con l'accusa di stregoneria: fu tra le prime donne d'Europa a subire una condanna simile. Matteuccia era conosciuta come "Domina Herbarum", esperta di erbe officinali capace di preparare unguenti e infusi curativi; la sua fama, che secondo alcuni studiosi la legava anche al condottiero Braccio Fortebracci, allora signore di Todi, la espose ad accuse via via più gravi, fino alla confessione, quasi certamente estorta sotto tortura. I verbali originali del processo, con trenta capi d'imputazione, sono ancora conservati nell'archivio storico comunale di Todi.
Jacopone da Todi, sepolto nella chiesa di San Fortunato, era in origine un notaio di nome Jacopo de' Benedetti, sposato con un'aristocratica di nome Vanna. Secondo la tradizione, la donna morì travolta dal crollo di un pavimento mentre danzava a una festa; fu allora che Jacopo, nello spogliarne il corpo, scoprì che sotto le vesti eleganti la moglie indossava segretamente un cilicio. La scoperta gli provocò una crisi mistica che lo portò, di lì a poco, a lasciare la professione forense e a vestire l'abito francescano, componendo alcune delle prime laudi in lingua volgare della letteratura italiana. Le sue spoglie riposano dal 1432 nella sagrestia della chiesa di San Fortunato, mentre nella cripta un affresco ne raffigura il volto.
Dove si trova Todi con i borghi vicini
Todi si trova in Umbria, in provincia di Perugia, circa a metà strada tra Orvieto e Spoleto. È raggiungibile in auto tramite la E45 Perugia-Terni, uscita Todi, oppure in treno con la Ferrovia Centrale Umbra, stazione di Todi Ponte Rio, a circa 3 km dal centro storico.