Castello del Piagnaro
Il Castello del Piagnaro sorge sul colle che domina Pontremoli, il comune più settentrionale della Toscana, nel punto in cui il torrente Verde confluisce nel fiume Magra. Siamo in Lunigiana, ai piedi dell’Appennino, lungo il tracciato della Via Francigena che scende dal passo della Cisa. Proprio per questa posizione, nel Duecento Federico II definì Pontremoli chiave e porta della Toscana.
Il castello nacque con funzioni di difesa e di controllo delle strade di valico verso la Cisa e il Bratello, fondamentali per i commerci medievali. Fu distrutto e ricostruito più volte, sia dalle truppe imperiali sia per le lotte interne tra gli stessi pontremolesi. La parte più antica ancora visibile è il mastio, costruito nella prima metà del Quattrocento.
Il nome deriverebbe dalle piagne, sottili lastre di arenaria usate in Lunigiana per coprire i tetti delle case. Dal 1975 il castello ospita il Museo delle Statue Stele Lunigianesi.
Cosa vedere nel Castello del Piagnaro
Come detto nell’introduzione, il Castello del Piagnaro occupa la sommità di un irto colle e raggiungerlo significa affrontare una strada impegnativa e con ridotta disponibilità di parcheggio. Per fortuna è stato realizzato un capiente e veloce ascensore che parte dal ponte sul fiume Magra (ampio parcheggio auto) e sale fin sopra il colle.
Usciti dall’ascensore immerso nel verde, subito appare l’imponente mastio del castello però visto dalle spalle con una curiosa forma semicircolare . Un sentiero che costeggia il castello conduce all’ingresso del maniero . Appena entrati si apre un ampio cortile interno sul quale si affacciano alcuni edifici oggi occupati dalla biglietteria e dal museo delle Statue Stele Lunigianesi. Cosa visitare per primo (il castello o il museo) è una scelta individuale, io ho preferito visitare prima il castello visto che sono arrivato nel tardo pomeriggio.
Il castello
Un po’ di storia: La prima menzione sicura del castello risale al 1263, negli annali ghibellini di Piacenza, dove compare con il nome di Planele. Nel 1329 fu distrutto una prima volta da guelfi e ghibellini, alleati contro il vicario di Ludovico il Bavaro. Dal 1341 circa Pontremoli passò ai Visconti e la difesa fu affidata a tre fortezze, ognuna con il suo castellano: Piagnaro, Cazzaguerra e Castelnuovo. Dopo molti cambi di dominio, nel 1650 la città entrò nel Granducato di Toscana. Col tempo restò attivo solo il Piagnaro, con una piccola guarnigione.
La visita inizia dal cortile da cui si è giunti il quale ha una importante scala esterna in sasso che conduce ai camminamenti di ronda . Sulla destra si percorre un’area sul tetto di alcuni edifici incontrando delle vecchie garitte di guardia e dove si può ammirare un bel panorama su Pontremoli . Sulla sinistra, il camminamento di ronda conduce al corpo centrale del castello .
Superata la porta/passaggio, ecco il primo e unico cortile interno al maniero con una scala che conduce a due piani superiori che però non sono visitabili, infatti ho trovato tutte le porte chiuse. Probabile che qui si trovi la foresteria. L’unica cosa da fare è continuare e salire sull’edificio che comprende anche il grande mastio. Qui alcuni passaggi conducono a spazi esterni sui tetti di edifici recuperati, che però hanno perso la copertura . Peccato che manchi una segnaletica che possa dare informazioni sulla destinazione d’uso di queste aree/edifici.
In questa zona del castello, una strana sala raccoglie dei reperti preistorici provenienti dal Sahara libico e facenti parte della collezione di Mario Fabbri . L’esposizione è permanente e sostenuta da diversi enti e fondazioni, forse trattasi di una collezione privata poi donata al comune.
Poco di fianco si trova la scala in pietra attraverso la quale si entra nel mastio . Si incontra una prima sala decisamente spoglia con i resti di una stretta scala circolare per salire in cima al mastio . Seguendo le indicazioni per una scala più comoda, si raggiunge la sommità del mastio coperto da un tetto in legno. In questo piano sono presenti una serie di nicchie disposte su quasi tutta la circonferenza , probabili postazioni dalle quali si controllava il territorio e ci si poteva difendere adeguatamente. Tutto il mastio è ristrutturato, pavimento in gres, pareti in sasso e nessun arredo come in tutto il resto del castello (nella parte visitabile).
Con il mastio si conclude la visita al castello, una bella fortificazione ben conservata e manutenuta.
Museo delle Statue Stele
Il Museo delle Statue Stele Lunigianesi occupa gli ambienti della parte inferiore del castello, affacciati sul cortile d’ingresso. Fu aperto nel 1975 per volontà del professor Augusto Cesare Ambrosi. Negli anni Cinquanta e Sessanta Ambrosi aveva condotto le prime ricerche e raccolto una collezione a Casola in Lunigiana, e voleva riunire tutte le stele in un’unica sede.
Questa volontà ha trovato qui nel castello lo spazio ideale vista la disponibilità di un’intera ala del maniero. Il museo è molto curato e ben disposto con un percorso articolato tra le sale moderne ma anche tra antiche e suggestive mura che ben si addicono al tema , ma cosa sono le statue stele?
Le statue stele sono lastre di arenaria scolpite in forma umana, maschile e femminile, che venivano infisse verticalmente nel terreno. Le realizzarono le popolazioni che abitarono la Val di Magra tra il IV e il I millennio a.C. Le figure sono ridotte a pochi segni: la testa a semicerchio, spesso paragonata a un cappello da carabiniere, e il volto a forma di U . Sulla pietra compaiono armi sulle figure maschili e monili su quelle femminili, oltre a dettagli come gli occhi, le vesti e le collane.
In Lunigiana ne sono state ritrovate circa ottanta, molte per caso durante i lavori nei campi. Il museo le espone in originale o in calco. Il loro significato resta discusso: per alcuni studiosi raffiguravano divinità, per altri avevano una funzione funeraria o commemorativa.
Gli archeologi dividono le stele in tre gruppi, e davanti alle statue la differenza si coglie soprattutto dalla testa. Nel gruppo A, il più antico, la testa a contorno semicircolare non è separata dal corpo. Solo una leggera rientranza segna le spalle, e una sottile fascia in rilievo indica le clavicole. Nel gruppo B la testa si stacca dal tronco, è collegata al corpo da un collo a tronco di cono e presenta le espansioni laterali che danno la caratteristica forma “a cappello”. I dettagli anatomici sono più definiti. Il gruppo C riunisce le stele più recenti, fino al VII-VI secolo a.C.: la figura è più realistica e la pietra è lavorata quasi a tutto tondo, con un evidente tentativo di dare profondità al corpo. Le statue di classificazione incerta formano un gruppo a parte.
Curiosità sul Castello del Piagnaro
L’ultimo cannone del Piagnaro finì in una fonderia: nel 1790 il granduca di Toscana Pietro Leopoldo lo consegnò al Comune di Pontremoli perché il suo bronzo fosse fuso per realizzare la campana civica. Con quel gesto si chiuse la vita militare del castello, durata quasi otto secoli.
Prima di diventare museo, il Piagnaro fu per decenni la casa delle famiglie più povere di Pontremoli. Nei primi anni del Regno d’Italia la caserma venne dismessa e gli ambienti furono assegnati come abitazione a famiglie non abbienti. Per un periodo ospitarono anche una scuola elementare.
All’inizio del Novecento il castello era considerato una sorta di ghetto, evitato dalla maggior parte degli abitanti. La situazione cambiò con il restauro completo, interno ed esterno, eseguito per l’apertura del museo nel 1975. Le sale spoglie e le pareti di pietra a vista che si attraversano oggi sono il risultato di quell’intervento.
Nel Piagnaro si può anche passare la notte: all’interno del castello c’è una foresteria con un punto di accoglienza per i pellegrini che percorrono la Via Francigena. È la continuazione di una storia antica. Pontremoli compare già nel diario di Sigerico, l’arcivescovo di Canterbury che alla fine del X secolo annotò le tappe del suo viaggio di ritorno da Roma. Da allora la città è un passaggio obbligato per chi scende dalla Cisa verso la Toscana. La foresteria accoglie anche gruppi e scolaresche che partecipano alle attività didattiche del museo, con soggiorni a prezzi contenuti.
Il Castello del Piagnaro e i borghi vicini
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