Bali

Tempio di Bali

Il mio viaggio a Bali tra spiritualità, natura e tradizioni millenarie

Bali è molto più di una semplice destinazione tropicale. È un'isola dove la spiritualità si intreccia con la vita quotidiana in modo così profondo che diventa impossibile separare il sacro dal profano. L'induismo balinese, una versione unica di questa antica religione che si è sviluppata qui per oltre mille anni, permea ogni aspetto dell'esistenza.

Ogni mattina, prima che le prime luci dell'alba tingano il cielo, le donne preparano le canang sari, piccole offerte intessute di fiori, riso e incenso, che vengono posizionate davanti a case, negozi e templi. Questo gesto quotidiano, ripetuto milioni di volte in tutta l'isola, testimonia una devozione che non conosce interruzioni.

offerte canang sari
Canang Sari, piccole offerte giornaliere agli dei

La popolazione balinese è di una gentilezza disarmante. Durante il mio viaggio ho incontrato sorrisi autentici ovunque, dalla venditrice di frutta al mercato al contadino che arava le risaie. Ma oltre alla gentilezza, ciò che colpisce è il profondo rispetto che i balinesi nutrono per la propria cultura.

L'isola conta oltre ventimila templi, ognuno con la propria storia e la propria divinità protettrice, e la vita della comunità ruota attorno a un calendario religioso fitto di cerimonie e celebrazioni. L'isola offre una straordinaria varietà di paesaggi: dalle risaie terrazzate che sembrano scalini verso il cielo, ai templi antichi avvolti dalla giungla, dalle spiagge animate della costa meridionale ai vulcani che dominano l'entroterra. Questa diversità fa di Bali una destinazione che sa soddisfare ogni tipo di viaggiatore.

Ubud, il cuore culturale dell'isola

Il mio viaggio è iniziato a Ubud, quella che viene giustamente definita l'anima culturale di Bali. Il nome stesso della cittadina deriva dall'antica parola balinese "ubad", che significa "medicina", un riferimento alla lunga tradizione di guaritori e santoni che qui hanno trovato rifugio nel corso dei secoli. Ubud ha certamente subito le trasformazioni dovute al turismo di massa, trasformazioni non sempre positive, ma conserva ancora un certo fascino discreto. La cittadina è immersa in una vegetazione lussureggiante e mantiene ritmi di vita piacevolmente lenti, molto diversi dal caos delle località balneari del sud.

Ho trascorso alcune mattine passeggiando tra i suoi caffè che si affacciano su stagni ricoperti di fiori di loto, mentre i pomeriggi li ho dedicati all'esplorazione dei dintorni. Il Pura Taman Saraswati, il tempio dedicato alla dea della conoscenza e delle arti, è uno dei gioielli di Ubud. Il suo giardino di loto è uno spettacolo. Ogni sera, nel cortile del tempio, si tengono spettacoli di danza tradizionale balinese, un'esperienza che consiglio a chiunque voglia avvicinarsi alla cultura locale. La danza Legong, in particolare, con i suoi movimenti precisi e i costumi elaborati, è un vero capolavoro di grazia e tecnica.

Danzatrici di Legong
Danzatrici di Legong in una esibizione

Una delle esperienze più memorabili è stata la visita alla Monkey Forest, un santuario naturale nel cuore di Ubud che ospita una ricca comunità di macachi. Camminare tra gli alberi secolari, alcuni dei quali hanno oltre quattrocento anni, è un'esperienza che ti fa sentire parte di qualcosa di antico e sacro. All'interno della foresta si trovano tre templi indù: il Pura Dalem Agung, il tempio principale dedicato a Durga, il Pura Beji dedicato alla dea Gangga, e il Pura Prajapati.

Mentre osservavo i fedeli che pregavano, una piccola scimmia si è avvicinata con aria curiosa e ha tentato di aprire la mia borsa. La guida mi aveva avvertito di non portare oggetti luccicanti o cibo in vista, ma quella piccola mascalzona sembrava aver sviluppato un talento particolare nell'individuare anche il più nascosto snack. L'episodio ha strappato risate a tutto il gruppo e mi ha ricordato quanto questi animali siano intelligenti e, allo stesso tempo, incredibilmente dispettosi.

Un'altra interessante escursione è stata quella del Campuhan Ridge Walk, una passeggiata che parte dal centro e si snoda attraverso le colline verdeggianti. Il sentiero è lungo circa due chilometri e offre viste spettacolari sulla natura circostante. Camminare al mattino presto, quando l'aria è ancora fresca e la foschia avvolge le valli, è stata un'esperienza quasi meditativa. Il percorso mi ha condotto in luoghi dove il tempo sembrava essersi fermato, e alla fine ho potuto godermi un succo di frutta fresca al Café Karsa, con lo sguardo perso nelle risaie circostanti.

tempio a Bali
Interno del Pura Dalem Agung

Le risaie terrazzate, capolavori di ingegneria agricola

Le risaie di Tegalalang, a una decina di chilometri da Ubud, sono diventate una delle immagini iconiche di Bali. Questi terrazzamenti verdissimi, che si arrampicano sui pendii della valle, creano geometrie perfette che sembrano disegnate da un artista. Ho appreso che il sistema di irrigazione utilizzato è il Subak, un metodo cooperativo antico di oltre mille anni che è stato riconosciuto dall'UNESCO come Patrimonio dell'Umanità. Questo sistema, introdotto nel nono secolo non è solo una tecnica agricola ma rappresenta una filosofia di vita che promuove l'armonia tra spirito, uomo e natura.

Passeggiare tra le risaie di Tegalalang è un'esperienza che coinvolge tutti i sensi. Il verde intenso del riso contrasta con il cielo azzurro, mentre il suono dell'acqua che scorre nei canali crea una melodia costante. Ho incontrato contadini al lavoro, alcuni che aravano con buoi, altri che piantavano i germogli con gesti precisi tramandati da generazioni. Il riso per i balinesi non è solo un alimento ma una benedizione divina, e ogni fase della coltivazione è accompagnata da rituali e offerte. Ho visto donne portare ceste di fiori sulla testa, dirette ai piccoli templi che punteggiano le risaie, per ringraziare gli dei del raccolto.

Le risaie di Tegalalang
Le risaie di Tegalalang

Ancora più impressionanti sono state le risaie di Jatiluwih, nell'entroterra occidentale dell'isola. La guida locale riferisce che il nome significa "davvero meraviglioso" in balinese, e mai definizione fu più appropriata. Questi terrazzamenti, che si estendono per oltre seicento ettari alle pendici del monte Batukaru, a settecento metri di altitudine, offrono un paesaggio mozzafiato. Ho percorso per oltre un ora uno dei sentieri che serpeggia tra le terrazze, e ad ogni curva lo scenario cambiava: ora il verde brillante dei germogli appena piantati, ora il giallo dorato delle piante pronte per il raccolto, con sfumature di rosso che creavano un vero dipinto naturale.

Il silenzio di Jatiluwih è rotto solo dal canto di qualche uccello e dal rumore dell'acqua che scorre tra i canali. A differenza di Tegalalang, più turistica e affollata, qui ho trovato una pace quasi surreale. I contadini che ho incontrato lungo il percorso erano felici di scambiare qualche parola attraverso la nostra guida, raccontandomi con orgoglio del loro lavoro e delle tecniche tradizionali che continuano a utilizzare. In quel momento ho colto un motivo aggiuntivo per cui Bali viene chiamata "l'isola degli dei": c'è una spiritualità tangibile in questi luoghi, un senso di connessione profonda tra uomo, natura e divino.

risaia a Bali
Le risaie di Jatiluwih

I templi sacri, architettura e devozione

Il Pura Besakih, conosciuto come il Tempio Madre di Bali, è il luogo sacro più importante dell'isola. Situato sulle pendici del Monte Agung, il vulcano più alto di Bali che raggiunge i tremilamerequarantadue metri, questo vasto complesso è in realtà formato da ventitré templi separati, costruiti su sei livelli terrazzati che risalgono il pendio della montagna. Il tempio principale, il Pura Penataran Agung, è dedicato a Shiva il Distruttore, mentre gli altri templi del complesso sono consacrati a Brahma il Creatore e Vishnu il Preservatore, le tre divinità principali dell'induismo.

La storia di Pura Besakih risale a oltre mille anni fa, anche se le fondamenta in pietra potrebbero essere ancora più antiche, risalenti forse a duemila anni.

Il grandioso Pura Besakih
Il grandioso Pura Besakih

Durante la mia visita ho assistito a una cerimonia religiosa che mi ha profondamente colpito. Decine di fedeli vestiti con abiti tradizionali bianchi e colorati erano raccolti in preghiera, portando elaborate offerte di frutta, fiori e riso. Le donne indossavano il kebaya, la tradizionale camicetta in pizzo, mentre gli uomini erano avvolti in sarong bianchi. Un anziano sacerdote, con i capelli bianchi raccolti in una crocchia e il torso nudo coperto solo da un lungo sarong bianco, guidava le preghiere con una voce potente. L'atmosfera era solenne e toccante, pervasa dal profumo dell'incenso che si mescolava ai fiori di frangipani. Mi sono sentita una privilegiata nel poter osservare questo momento così intimo della spiritualità locale.


Ho appreso dalla guida che il tempio celebra oltre settanta rituali diversi durante l'anno, e che ogni sei mesi si tiene il Piodalan, l'anniversario del tempio, quando migliaia di pellegrini salgono fin qui per rendere omaggio.

cerimonia al Pura Besakih
Una cerimonia al Pura Besakih

Il tempio del Pura Tanah Lot, sulla costa sud-occidentale, offre uno degli scorci più fotografati di Bali. Arroccato su uno scoglio che viene circondato dall'acqua con l'alta marea, questo santuario dedicato alle divinità marine sembra emergere dall'oceano. La leggenda narra che fu il bramino Dang Hyang Nirartha, nel sedicesimo secolo, a ordinare la costruzione di questo tempio, impressionato dalla bellezza del luogo. Si dice che trasformò la propria sciarpa in serpenti velenosi che ancora oggi vivono nelle grotte sotto il tempio, proteggendolo dagli spiriti maligni.

Sono arrivata a Tanah Lot circa un'ora prima del tramonto, come consigliato, per evitare la folla e per vedere il tempio sia con la luce del giorno che al crepuscolo. Con la bassa marea è possibile avvicinarsi alla roccia e salire fino alla base del tempio, dove i monaci offrono benedizioni con acqua sacra che sgorga da una fonte all'interno dello scoglio. Questo fenomeno è considerato miracoloso dai balinesi: una fonte di acqua dolce in mezzo all'oceano salato.

Pura Tanah Lot
Strabiliante la posizione del Pura Tanah Lot

Nelle vicinanze del tempio del Pura Tanah Lot, si trova un altro suggestivo tempio, quello di Batu Balong. La guida riferisce che il suo nome significa letteralmente "tempio della roccia bucata" , riferendosi alla caratteristica formazione rocciosa naturale con un foro al centro su cui sorge il tempio.

Costruito su un promontorio roccioso che si protende nell'Oceano Indiano, questo piccolo ma scenografico tempio offre una vista mozzafiato sul mare. Il tempio è un luogo sacro induista dedicato al culto degli spiriti del mare ed è particolarmente importante per i pescatori locali che vi fanno offerte per la sicurezza in mare. Meno affollato dei grandi templi turistici di Bali, mantiene un'atmosfera più autentica e tranquilla, pur essendo visitabile dai turisti nel rispetto delle norme religiose locali.

Pura Batu Balong
Il suggestivo Pura Batu Balong

Verso sud, templi sulla scogliera e vita da spiaggia

Il Pura Luhur Uluwatu è un altro tempio che mi ha lasciata senza fiato. Situato all'estremità sud-occidentale della penisola di Bukit, questo santuario sorge su una scogliera calcarea alta settanta metri a strapiombo sull'Oceano Indiano. Il nome stesso, che significa "in cima alla roccia", descrive perfettamente la sua posizione drammatica. Fondato nell'undicesimo secolo, Uluwatu è considerato uno dei sei templi più importanti di Bali, che si crede proteggano l'isola dagli spiriti maligni.

Il percorso che conduce al tempio costeggia il bordo della scogliera, offrendo viste mozzafiato sull'oceano. Una guida locale mi ha raccontato la leggenda secondo cui la scogliera sarebbe parte dell'imbarcazione pietrificata di Dewi Danu, la dea del mare, trasformata in pietra per proteggere le acque balinesi.

Il tempio è abitato da una numerosa colonia di macachi grigi, che qui svolgono il ruolo di guardiani. Questi primati sono decisamente più aggressivi e dispettosi di quelli della Monkey Forest di Ubud. Un turista del nostro gruppo ha commesso l'errore di tenere gli occhiali da sole sulla testa, e in un lampo una scimmia glieli ha strappati, arrampicandosi su un albero. Solo l'intervento di una guardia del tempio, che ha offerto alla scimmia una banana in cambio degli occhiali, ha risolto la situazione, tra le risate generali.

tempio di Bali Pura Luhur Uluwatu
Il Pura Luhur Uluwatu sullo sfondo

Al tramonto ho assistito alla performance della danza Kecak nell'anfiteatro naturale del tempio. Questo spettacolo, che si svolge ogni sera alle diciotto, è una delle esperienze più affascinanti che Bali possa offrire. Circa cinquanta uomini seduti in cerchio creano la musica attraverso un canto corale ipnotico, ripetendo ritmicamente la parola "chak chak chak" mentre muovono le braccia e il corpo all'unisono. Il tutto avviene mentre il sole scende lentamente nell'oceano, tingendo il cielo di rosso e arancione. L'intensità della performance, unita allo scenario naturale, crea un'atmosfera quasi ipnotica che rimane impressa nella memoria.


Il sud di Bali presenta un volto completamente diverso dal resto dell'isola. Località come Seminyak e Canggu sono diventate negli ultimi anni i centri della vita notturna e della scena internazionale dell'isola. Il traffico qui è caotico, con migliaia di motorini che sfrecciano in ogni direzione creando un fiume incessante di veicoli. Beach club esclusivi come il Potato Head a Seminyak, diventato famoso in tutto il mondo, offrono un'esperienza glamour con piscine a sfioro, DJ internazionali e cocktail serviti al tramonto.

Ho cenato a La Laguna a Canggu, un locale affacciato su una laguna. Gli interni sono un'esplosione di colori e oggetti provenienti da tutto il mondo: batik indonesiani appesi alle pareti, tappeti persiani, lanterne marocchine, fotografie vintage e mobili di recupero creano un ambiente eclettico e affascinante. Ho mangiato seduta a un tavolo sulla veranda di legno, con i piedi quasi nell'acqua, mentre il sole tramontava dietro le palme. Il pesce fresco grigliato era delizioso, accompagnato da riso al cocco e verdure saltate. Quel tramonto visto da quella veranda sul mare, con il suono delle onde e la musica lounge in sottofondo, ha rappresentato un momento magico.

Entroterra settentrionale; montagne, laghi e vulcani

La visita all’entroterra e in particolare a Kintamani, mi ha regalato una prospettiva completamente diversa dell'isola. Salendo lungo strade di montagna tortuose, il paesaggio è cambiato radicalmente: la vegetazione tropicale ha lasciato il posto a pini e alberi di caffè, l'aria si è fatta più fresca e sottile. All'improvviso, dopo una curva, il vulcano Batur è apparso in tutta la sua maestosa imponenza. Questo vulcano attivo, che raggiunge i millesettecentodiciassette metri di altezza, si affaccia sul lago Batur creando uno scenario quasi surreale. Quindi la caldera vulcanica, formatasi da un'antica eruzione, ospita non solo il vulcano ma anche il lago craterico tra i più grandi al mondo.

Ho pranzato in un ristorante panoramico costruito sul bordo della caldera e mentre gustavo piatti locali, non riuscivo a distogliere lo sguardo da quella montagna maestosa. La guida locale mi ha riferito che il vulcano Batur è molto amato dagli escursionisti, che partono nelle ore notturne per raggiungere la vetta in tempo per l'alba.

Vulcano Batur
Vulcano Batur con il suo lago

Il viaggio nel centro-nord dell'isola mi ha portata al Pura Taman Ayun, a Mengwi, un tempio che si suddivide in vari cortili su più livelli. Circondato da fossati che riflettono le alte pagode chiamate meru, questo complesso templare è un magnifico esempio di architettura balinese. I giardini sono curatissimi, con prati all'inglese e aiuole di fiori che creano un'atmosfera di pace e armonia. L'accesso al cortile più alto è consentito solo ai fedeli balinesi, ma anche dalla corte esterna si possono ammirare le undici meru che si stagliano contro il cielo, ognuna dedicata a una divinità o agli spiriti degli antenati.

Il Pura Ulun Danu Bratan, il tempio sul lago che appare in tutte le cartoline di Bali, è stata l'ultima tappa prima di tornare a Ubud. Situato sulle sponde del lago Bratan, a milleduecento metri di altitudine, questo complesso templare è dedicato a Dewi Danu, la dea dell'acqua. Il tempio principale, con il suo meru a undici piani, sorge su una piccola isola collegata alla terraferma da una passerella.

La fusione perfetta tra architettura e natura in questo luogo crea un senso di meraviglia che è difficile descrivere a parole. Ho passato del tempo seduta sulla riva del lago, semplicemente osservando il paesaggio e i gruppi di fedeli che arrivavano per le preghiere, portando offerte elaborate di frutta e fiori.

tempio di Bali
Il Pura Ulun Danu Bratan

Riflessioni finali su Bali

Bali è un'isola di contrasti e di meraviglie, dove l'antico e il moderno convivono in un equilibrio fragile ma affascinante. È vero che il turismo ha lasciato il segno, soprattutto nelle località balneari del sud dove il traffico e la folla possono essere opprimenti, ma basta allontanarsi di pochi chilometri dai centri più battuti per ritrovare quella magia autentica che rende Bali un luogo unico.

Il segreto per apprezzare davvero quest'isola è prendersi il tempo di girovagare senza fretta, esplorando villaggi dove gli scultori lavorano il legno con la stessa perizia dei loro antenati, salendo tra le foreste e le risaie, visitando i templi non solo come attrazioni turistiche ma come luoghi vivi di spiritualità. È nell'incontro con un contadino che ti spiega con orgoglio il funzionamento del sistema Subak, nel sorriso di un bambino che ti saluta dalla bicicletta, nella gentilezza di una donna che ti mostra come preparare le offerte quotidiane, che si scopre l'anima vera di Bali.

Questa è un'isola che non si dimentica facilmente se la si vista con attenzione. La bellezza dei suoi paesaggi, la profondità della sua spiritualità, la dolcezza della sua gente si imprimono nel cuore e nella mente. Tornerei domani, con la consapevolezza che c'è ancora molto da esplorare, da imparare, da vivere. Perché Bali non è solo una destinazione, ma, se opportunamente vissuta, una esperienza profonda che lascia un segno indelebile.



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