India - curiosità, tradizioni e leggende

Le donne Rajput

Le donne rajput indossano gioielli anche quando sono impegnate nei lavori casalinghi o più umili, sono adorne di bracciali, orecchini, collane e cavigliere. Ancora oggi in molte famiglie rurali i gioielli sono l’unica proprietà ammessa per una donna e dunque le rajput li conservano gelosamente. Molte forme tipiche della gioielleria del Rajasthan sono di diretta derivazione mogul come le cavigliere con i campanellini, gli orecchini con pendenti a forma di campana, gli anelli da naso, le filigrane in oro e argento tipiche del Kashmir. Di stile propriamente rajput sono i piccoli medaglioni quadrangolari o a freccia con divinità o figure di eroi, i bracciali e le cavigliere con teste di drago.



Il più grande censimento della storia

E’ iniziato ad aprile 2011 il quindicesimo censimento della nazione indiana. Un’impresa ciclopica a cui hanno lavorato 2 milioni e mezzo di persone tra funzionari e volontari per tracciare il quadro di una nazione che ha abbondantemente superato il miliardo di persone. La complessità è data non solo dalla vastità del territorio che va dai sperduti villaggi dell’Himalaya alle foreste del nord-est dove operano i ribelli maoisti ma anche da 200 etnie, trenta lingue e sei religioni diverse. Compito difficile anche per il fatto che parte della popolazione è ancora analfabeta e che nelle aree più remote non è mai esistita una anagrafe.


Fragranze indiane

Old Delhi è il regno del "Attar", termine dell’antico persiano, che significa essenza, fragranza. Dai negozi della città vecchia escono aromi intensi che creano subito l’atmosfera tipicamente orientale. Si può scegliere tra una vasta gamma di fragranze e farsi confezionare un profumo su misura che il maestro profumiere miscela tra rosa, gelsomino, zenzero, limone, bergamotto, pompelmo e patchouli. Le essenze più rare sono sandalo e muschio. Di origine moto antica, il processo di distillazione è molto delicato poiché interessa la parte più interna di ogni fiore.


La Pashmina

Lo scialle di pashmina, di sofficissima e calda lana di capra tibetana, è conosciuto in tutto il mondo. Il termine deriva da pashm che si riferisce al sottopelo della capra hircus che vive principalmente sugli altopiani deserti del Changtang al confine con il Tibet. Più gli animali pascolano al freddo, in condizioni estreme, più i filati sono caldi e resistenti. A giugno, nel periodo della muta, la lana viene tolta alle capre utilizzando un pettine di osso tra feste e preghiere. Durante l'estate i pastori scendono a valle per barattare la lana con generi di prima necessità. Le lane così ottenute vengono poi ripulite, tinte e filate ripetutamente fino a diventare sottili quasi impalpabili.


Il Krishna nero

Krishna è la divinità più amata dagli indiani e sulla sua figura, nel corso dei secoli, si sono accumulate una grande quantità di racconti e leggende. Ottavo “avatar” del dio Vishnu, Krishna personifica sia l’augusto maestro che dispensa profondi insegnamenti, sia il bricconcello che combina scherzi insieme al fratello, sia il divino amante che intreccia amori con le pastorelle. Krishna nacque a mezzanotte in una buia cella e la sua pelle aveva una tinta scura, caratteristica che giustifica il suo nome (il nero). Il piccolo eroe era dotato di forza prodigiosa e le sue gesta, a volte soprannaturali, come le lotte con numerosi demoni, si mescola a vere e proprie monellerie nei confronti della madre e dei pastori del villaggio che lo accolsero appena nato. Appena raggiunta la gioventù, iniziarono le sue schermaglie amorose con le gopi (ragazze) locali sposandone una decina. Questo è il periodo della vita del dio preferito dall’iconografia dove Krishna viene raffigurato con la pelle blu-nera e lunghi capelli sciolti coronato con ghirlande di fiori e intento a suonare il flauto di bambù.