Ischia - curiosità, tradizioni e leggende

La corsa dell'Angelo

Questa corsa si ripete ogni anno a Forio il giorno di Pasqua. Si può definire un avvenimento di tipo medievale, anche se di storico non ha niente in quanto legata al solo al fatto reale della Risurrezione di Cristo. La scena si svolge lungo il corso principale della cittadina (il corso Umberto) e consiste nella corsa che l’angelo ripete tre volte nell’andare dal sepolcro alla Madonna per annunziare alla Madonna che Cristo è risorto.
Infine, la Madonna, col volto coperto da un bianco velo, corre seguita da San Giovanni per abbracciare Gesù. Allora il popolo, con grida festanti ed al suono delle campane si precipita verso Gesù, mentre l’angelo, dopo tre inchini, si ritira nella chiesa della Madonna di Loreto. A questo punto di ricompone la processione che terminerà, dopo aver girato per i punti principali della città, nella “Congrega di Visitapoveri”.


Antica danza popolare

Una delle più antiche tradizioni dell'isola e forse la più famosa é la danza della 'ndrezzata eseguita a Buonopane, frazione di Barano sul sagrato della Chiesa di San Giovanni Battista, due volte all'anno: il lunedì in Albis ed il 24 giugno giorno di San Giovanni, protettore del villaggio. 18 danzatori 'ntrezzaturi, quattro suonatori, due fiati (clarini) e due tammorre (flauti) danno il ritmo a questa danza dalle origini antichissime, il cui segreto viene trasmesso di generazione in generazione. I 18 danzatori, con in testa il caporale che all'inizio recita una filastrocca in ischitano antico, si collocano in due cerchi concentrici di nove danzatori ciascuna che impugnano un mazzariello (una mazza) con la destra e una spada di legno con la sinistra; poi agli ordini del caporale ed al ritmo dei suonatori si intrecciano scambiandosi colpi di mazzariello e di spada frontalmente e lateralmente.


Leggende sulle acque termali

L’acqua termale di Ischia è considerata miracolosa fin dai tempi antichi, periodi nei quali fiorivano le leggende su molti argomenti che a quei tempi non trovavano spiegazione. Ecco una di queste. Si celebravano i riti propiziatori in onore di Minerva nella città a lei consacrata (Napoli) alla maniera di quanto avveniva un tempo nella Grecia. Da ogni parte accorrono Ninfe e Sirene e fra tutte brilla per bellezza Parthenope con i capelli annodati nell'oro, accompagnata da schiere di amiche che le fanno corona. C'è anche Procida, la più bella delle Driadi, prediletta da Diana che l'ha istruita a trattare l'arco e le frecce nelle selve. Meglio avrebbe fatto a restarsene qui! Maledirà invece l'insana decisione di venire al lido in onore di Pallade. Indossa una clamide adorna d'arabeschi e ben lavorata; una fascia di gemme le cinge il virgineo fianco; sulle spalle tintinna la faretra; il vento le scompiglia le instabili chiome. Simile quasi a Diana nell'aspetto e nel portamento ! Un fato ineluttabile incombe però su di lei e le Parche sono pronte a spezzare il filo della sua vita! Da Capri giunge Teleboo, un satiro esperto nell'arte della medicina e nell'uso delle erbe che leniscono le ferite e gli affanni. Appena scorge Procida, egli se ne invaghisce perdutamente.
Profonda ferita gli preme nel petto e nella mente si agitano pensieri e brame di conquistare, anche con l'inganno, la dolce fanciulla. Sul far della sera, terminata la festa, le Ninfe si apprestano a far ritorno ai propri Lari. Teleboo si avvicina a Procida per acquietare il suo furore ed osa sfiorarla con la mano. Lei tremolante e stupita vuole sfuggire a tanto affronto e cerca una via di scampo; vede Inarime che si avvia verso la patria dimora e la prega di aiutarla e di condurla con sé. Insieme e prestamente così raggiungono il lido d'Ischia. Le insegue sempre Teleboo, che rapido le raggiunge. Procida volge il suo sguardo a Diana, con le lacrime deturpando il suo bel viso: "O dea, se a te sempre ho sacrificato un cervo, siimi propizia e soccorrimi in sì grave momento! Fa che il mio persecutore esanime cada al suolo e precipiti nel Tartaro". La dea non può soddisfare del tutto questi voti.
Si oppone ai tentativi iniqui e sacrileghi di Teleboo, ma non riesce a sottrarre la fanciulla al suo sinistro destino. Procida, mentre si difende dal nemico, pudibonda, sente un brivido scorrere per il corpo, la voce le si spezza in gola, le guance diventano di gelo, un pallore l'assale tutta. Diventa pietra colei che fu Ninfa. La parte eccelsa, che i capelli coprivano, d'alberi si imboschisce, le chiome si trasformano in foglie, dalla faretra, ove erano le frecce, germoglia un bosco che vien popolato di fagiani da Diana.
Nessuna forza può confortare peraltro Teleboo che furente si lancia sugli scogli di Procida, imprecando contro i numi e contro se stesso, perché vive ancora e non giace disteso tra le ombre infernali. Apollo, mosso a pietà, per rimuovere le cause delle lacrime, scuote le cime, i monti e sconvolge tutto il territorio: Procida si distacca da Ischia e procede in mezzo al mare il timore suo l'incalza ancora, pur mentre si allontana e cauta irride anche così l'amante deluso. Su Teleboo cade la vendetta di Diana, per avere egli tentato di violare la vergine. Impotente di fronte al destino, il giovane sente irrigidirsi le membra ed il sangue fermarsi; trasformato in pietra resta come una figura esanime lá presso le rive d'Inarime. Piange peraltro, pur se privo di vita, deplorando i fallaci amori per la Ninfa e ardendo sempre di quelle insistenti faville da cui fu eccitato, ardor spirano le stille che escono dagli occhi, come da un Piccolo Gorgo, donde il nome della sorgente, che ha virtù sanatrici, in quanto Febo le conferisce quei doni salutari corrispondenti alle erbe che Teleboo usava miracolosamente contro i malanni.