Kenya - racconto del viaggio

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Il Kenya è uno degli stati africani più conosciuti da noi italiani proprio per il turismo praticato da molte persone tra cui alcune abbastanza famose. Gli aspetti che contraddistinguono questo stato sono la presenza di molti parchi naturali e  la costa sull'oceano Indiano. La grande varietà dei parchi naturali, dai più piccoli ai più grandi distribuiti su tutto il territorio nazionale, ha da sempre richiamato turisti da tutto il mondo che “assaggiano” la savana con escursioni di qualche giorno o si “immergono” per molte giornate nei grandi spazi dei parchi interni con un contatto esclusivo con la natura selvaggia. La costa sull’oceano Indiano offre lunghe spiagge di sabbia corallina, bianca e impalpabile, le quali subiscono il fenomeno delle maree che le rende mutevoli tanto da cambiare completamente la costa in un continuo avanzare e arretrare del mare che ha sempre colori vivaci tipici dei tropici. Visitando questo paese non si può evitare il contatto e il confronto con la povertà di queste popolazioni, piaga diffusa in tutto il continente, povertà che diventa evidente e toccante perché colpisce maggiorante le face più deboli cioè i bambini. E’ un fenomeno molto diffuso e vederlo di persona è altra cosa che sentirlo raccontare o vederlo in televisione. Le molteplici iniziative umanitarie, molte sono italiane, presenti in tutta l’area sia a carattere religioso sia laico attenuano solo in parte questa tragedia.
Per questa esperienza di viaggio, la mia scelta è stata quella di avere una base a Watamu, una delle zone più turistiche e conosciute di tutta la costa, però anche quella della bellezza e varietà della costa, meta di partenza di diverse escursioni. Come mia consuetudine ho cercato una sistemazione che non fosse un villaggio ma una struttura dalle dimensioni contenute dove poter vivere a contatto più diretto con la realtà locale. Watamu offre questa possibilità attraverso diverse guest house gestita da europei in cui la qualità del servizio e l'ospitalità non hanno paragoni con un villaggio. Io ho scelto il Tata House gestito da italiani, cosa che mi ha ripagato molto in termini di ospitalità, libertà e tranquillità.

Safari

Chi viene in Kenya e non ha mai fatto un safari qui trova molte opportunità, da quello breve (minimo due giorni) a quello di diversi giorni con la visita di diversi parchi, una esperienza unica di contatto con gli animali nel loro habitat naturale. La mia scelta è stata quella di visitare il parco Tsavo (il più vicino a Watamu) e l’Amboseli per complessivi tre giorni, organizzati con un beach boys di fiducia della guest house dove ero ospitato. Questa avventura è iniziata con il trasferimento che è avvenuto attraversando una foresta, quindi tutta strada sterrata, che mi ha permesso di cogliere diversi aspetti della vita di queste zone interne anche passando velocemente con il nostro pulmino, basta osservare con attenzione.
Il primo parco visitato è stato il Tsavo che è diviso in due parti (est e ovest) in quanto “tagliato” dalla strada che collega Mombasa a Nairobi. Il safari si è svolto nella zona est decisamente vasta e variegata fatta di tratti collinari, sassosi e pianeggianti. Una caratteristica di questa zona, non solo del parco, è la presenza di terra rossa, un rosso intenso che colora tutto, il fiume, gli alberi come gli animali tanto che gli elefanti hanno una colorazione decisamente rossa. Questo parco raccoglie molti animali ed è facile incontrare elefanti, zebre, antilopi, gazzelle, ippopotami, ecc. mentre più difficile e trovare leoni. Le guide dei fuoristrada che portano i turisti sono collegati tra loro attraverso radio CB (chiamati da noi “baracchini”) grazie alle quali si scambiano notizie e avvistamenti con indicazione delle posizioni. Questo permette di vedere animali che non sono così diffusi e che non amano mostrarsi come i predatori (leoni e ghepardi).
Il parco Amboseli si trova più a nord vicino al confine con la Tanzania proprio sotto il gruppo del Kilimangiaro. E’ un parco abbastanza piccolo se paragonato con gli altri del Kenya ma con un vantaggio notevole per i turisti, una ampia savana con erba bassa e pochissimi alberi per lo più relegati tutti in una zona. Questo facilita molto gli avvistamenti e nel nostro caso, siamo stati fortunati, abbiamo avuto modo di osservare una attacco di ghepardi ad una preda che, per sua fortuna, è riuscita a scappare in tempo facendo desistere il predatore. Vedere una scena del genere dal vivo, anche se un po’ da lontano, ha avuto un grande impatto emotivo in tutto il gruppo.

Watamu

Conosciutissima località keniota in realtà è un villaggio di pescatori che poi si è evoluto nel tempo grazie alla presenza del turismo in particolare di quello italiano. Il villaggio di pescatori esiste ancora con le sua case semplici, i bambini che giocano per strada, il mercatino, i piccoli negozi chiamati “dukas”, la moschea, ecc. La sera, quando ritornano i pescatori con le loro tipiche imbarcazioni, presso il porticciolo del villaggio, si può assistere alla pesatura del pescato (tipicamente grosse cernie rosse) operazione che avviene praticamente sulla spiaggia utilizzando una specie di pesa pubblica.  In poco tempo si consuma un rituale giornaliero molto caratteristico che richiama molti locali e turisti prima che il pesce venga portato nelle celle di conservazione presenti nel villaggio (celle che in realtà sono raffreddate con il ghiaccio). Il villaggio di pescatori occupa la parte più estrema di un piccolo promontorio che si incunea verso il mare, a nord e a sud di esso si sviluppano le spiagge con i villaggi di cui molti sono a gestione italiana. A nord troviamo quella che è chiamata Watamu Bay dove la costa presenta diverse rocce piccole (a forma di fungo) e grandi (come l’isola dell’Amore con tanto di vegetazione) che con la bassa marea risultano unite tra loro. Su questo tratto di costa, apparentemente la meno bella, basta spostarsi un po’ verso nord per lasciare le zone turistiche e immergersi nella realtà locale dove è possibile incontrare pescatori, bambini, donne, capanne e scene di vita quotidiana che raccontano quanto il mare sia al centro della vita oltre che fonte di sostentamento per molte persone del luogo. Quando il mare si ritira per la bassa marea, la spiaggia si estende e l'acqua lascia il posto a tratti di sabbia, sabbia mista a roccia e a tratti tratti ricoperti di alghe, però non mancano suggestive lagune di acqua calda e cristallina. La costa a sud del villaggio è più frequentata e costellata da molte strutture. La prima insenatura dalle dimensioni contenute è chiamata Blu Lagoon ed è seguita da Turtle Bay, una lunga spiaggia molto lineare dove il fenomeno delle maree è meno evidente pur creando scenari interessanti. La spiaggia continua per diversi kilometri in un contesto quasi disabitato fino a giungere in una zona chiamata Garoda. Qui è presente un unico resort in un tratto tra i più belli della costa. Questa località la si può raggiungere comodamente da una strada che costeggia la costa. Utilizzando i tuk tuk, che qui abbondano e trovi in qualsiasi punto o fermi lungo la strada, è facile e comodo raggiungere questo tratto di spiaggia bianchissima che offre un bel contrasto con  alcune suggestive rocce scure che si incuneano verso il mare.

I bassi fondali, grazie alla bassa marea, emergono creando suggestive lingue di sabbia bianca che si snodano in una vasta area formando delle lagune dove l’acqua “imprigionata” diventa calda e accogliente. Il paesaggio che ne risulta è molto suggestivo completato dalla presenza di una grande roccia al largo (non raggiungibile a piedi) che emerge come un grande scoglio scuro in un mare sempre blu. Proseguendo oltre, non a piedi, si giunge alla riserva di Mida Creek una splendida insenatura caratterizzata da una foresta di mangrovie, dove osservare le numerose specie di uccelli che vi abitano. Un esperienza interessante che consiglio è assistere alla funzione della S. Messa presso la chiesa cattolica di Watamu. Durante la cerimonia si possono vivere momenti piacevoli di canti e balli molto simili al classici gospel che accompagno vari momenti della funzione religiosa. Il coinvolgimento e la passione che le persone esprimono in questi momenti sono notevoli e affascinano noi occidentali che non siamo abituati a queste esibizioni canore. Nelle vicinanze di Watamu, raggiungibili a piedi, si trovano due villaggi chiamati Timboni e Gede, due realtà che merita visitare. Pur essendo vicino a Watamu, questi villaggi risentono solo in parte del turismo e dei vantaggi economici che questo porta per cui visitandoli è possibile avere uno spaccato di vita keniota fatto di semplicità, povertà ma anche molta dignità.  Portare qualcosa ai tanti bambini che si incontrano è quasi un dovere che viene ampiamente ripagato dalla festa e dalla gioia che manifestano. Nel mio caso sono entrato con materiale didattico in una scuola (tre classi), appena mi hanno intravisto hanno interrotto la lezione in corso e mi sono accorsi incontro saltando e urlando di gioia.

Malindi

Altra località molto conosciuta dagli italiani che l’hanno praticamente colonizzata realizzando edifici, ville, supermercati, ristoranti, locali notturni, ecc. un vero e proprio sistema economico locale orientato al turismo. La città di per se non presenta attrazioni particolari, disordinata, un po’ caotica come tante altre realtà africane. Molti sono i negozi di artigianato e souvenir sparsi un po’ dappertutto alcuni sembrano veri e propri supermercati, immaginarsi quanto autentici possono essere ..... Interessante è invece il Turist Market una zona di artigiani che si trova un po’ distaccata dal centro cittadino sulla strada verso il mare. Qui si trovano file di baracche che vendono di tutto per i turisti, una affiancata all’altra e passare in mezzo significa subire continui e a volte assillanti inviti a vistare ogni singolo negozio. In realtà sono poi tutti uguali o quasi però qui, cercando con attenzione, si possono trovare prodotti realizzati proprio da loro. Infatti dietro queste baracche è possibile vedere dei piccoli laboratori dove uomini e donne lavorano producendo molti articoli come borse, collane, statuine in pietra saponaria, articoli in legno, quadri, ecc.
Il mare in prossimità della città è una vera delusione, la vicinanza con le foci del fiume Sabaki sono fatali e questo non solo durante la stagione estiva, come molte indicazioni di enti o tour operator descrivono, ma in molti altri periodi dell’anno. Il fiume riversa grandi quantità di fango e detriti e il mare è di colore marrone, allontanandosi dalla foce, l’acqua torna lentamente normale ma dopo alcuni kilometri. A parte questa nota negativa, Malindi è molto frequentata dagli amanti della pesca d’altura e per alcuni parchi marini molto apprezzati dai subacquei.

Jacaranda

Si tratta di una zona di costa all’interno del Parco Marino che dista circa 7 km a nord di Watamu. La sua spiaggia bianchissima si sviluppa per alcuni kilometri verso Malindi e i bassi fondali antistanti creano, con la bassa marea, un grande spettacolo fatto di lingue di sabbia sinuose e lagune di acqua cristallina che si perdono a vista d’occhio tanto che il mare si vede appena. In questa zona, alcuni atolli più esterni, chiamati “Sardegna 2”, sono meta di escursioni giornaliere molte delle quali veicolate dai beach boys che imperversano anche in questa zona. Nel tratto iniziale della spiaggia sono presenti una serie di villaggi molti dei quali italiani. Superato questo primo tratto, ci si immerge nella natura e nel silenzio, si può passeggiare comodamente lungo la spiaggia e raggiungere il villaggio di Mayungu, un gruppo di capanne di pescatori molto poveri che vivono di pesca e di alghe raccolte dal mare. Chi volesse trascorrere delle belle giornate in questa zona può trovare Roberto (chiaramente non è il suo vero nome) che gestisce un bar-grill sulla spiaggia in una zona tranquilla e a debita distanza dai villaggi. La sua piccola struttura, fatta di alcuni gazebo che si affacciano sul mare, si chiama Safina. E’ possibile sostare sdraiati comodamente e assaporare la meravigliosa spiaggia dinanzi, mangiare del buon pesce preparato sul momento e procurato da Roberto o acquistato direttamente dai pescatori che si presentano dinanzi alla struttura appena rientrano dal mare, il tutto a prezzi veramente bassi per noi europei. Giungere via terra a Jacaranda è impresa non facile, la strada asfaltata da Watamu finisce in fretta e la parte più lunga è una strada sterrata terribile, con tante buche, salti, sassi e tanta polvere. Il mezzi più utilizzati sono la moto o il tuk tuk.