Marsa Alam - curiosità egiziane

Fior di Loto

Mitica pianta che dava l'oblio a chi se ne cibava il loto egiziano o loto bianco d'Egitto (Nymphaea lotus) era una pianta acquatica sacra con grandi fiori bianchi o rosei appartenenti ai generi Nelumbo e Nymphaea, diffusa nelle regioni calde e temperate. Nelle raffigurazioni ci viene mostrato l' atto di annusare il fiore, il cui profumo e' quello della sua essenza spirituale, analogamente all' "odore di santità" della dottrina cristiana. Il loto e' un elemento ricorrente nella simbologia egizia. I quattro figli di Heru (Horus) vengono rappresentati mentre escono da un fiore di loto. Anche Nefertum , figlio di Ptah, il Fuoco Creativo, nasce da questo fiore. Questo tipo di fiore lo troviamo spesso nell'architettura, nelle pitture tombali, o come motivo decorativo su piccoli oggetti. Nelle scene in cui sono rappresentati banchetti nelle tombe si vede che boccioli di loto venivano offerti agli ospiti, i quali li attaccavano al cerchietto che guarniva la loro fronte.


Il nome Egitto

Il primo ad usare il nome Aigyptos fu il poeta greco Omero. Questa parola era la versione greca di "Hikuptah", termine che in babilonese indicava il tempio di Ptah a Menfi, noto come "Castello del Ka di Ptah". Gli antichi Egizi, invece, chiamavano il loro paese Kenet o Kemi cioè "terra nera", riferendosi alla feconda terra coperta dal nero limo lasciato dalle piene del Nilo. La zona desertica era invece chiamata Dashret, "la terra rossa".
Il paese era diviso in Alto e Basso Egitto, il primo rappresentato col simbolo del giunco e il secondo con quello dell'ape (oppure rispettivamente, con il loto e con il papiro). L'Alto Egitto comprendeva la Valle del Nilo da Assuan ad Heliopolis ( presso l'odierno Cairo ). Il Basso Egitto, invece occupava tutta l'area del Delta del Nilo.


La mummificazione delle salme

Nell'antico Egitto, la mummificazione delle salme si deve alle credenze religiose che identificavano, in ogni individuo, tre aspetti vitali. L'Ankh, il principio vitale, il Ba, l'anima spirituale ed il Ka, la vita in quanto tale. A questi si aggiungeva il Nome, senza il quale l'individuo (o anche la cosa) non poteva esistere. Il defunto, una volta superato l'esame della pesatura del cuore, che doveva essere leggero come la piuma di Maat, e dichiarato di non aver mai fatto ben trenta diversi "peccati", doveva attraversare il Duat. Alla fine del percorso nel Regno dei Morti, il suo Ka sarebbe poi ritornato attraversando la "finta porta" e ridando vita al corpo fisico, che andava perciò preservato, munito di amuleti e fornito di cibo e bevande per il suo lungo viaggio. Essenziale era anche la presenza del suo nome. Il cancellarlo - come è stato fatto per Hatshepsut e per Akenaton - non era solo eliminare il ricordo, bensì negare al suo proprietario il diritto di esistere di nuovo.