Borgo di Cordovado
Cordovado è un comune situato nella pianura friulana in provincia di Pordenone, compreso nell'area territoriale tra i fiumi Tagliamento e Livenza. Il toponimo trae origine dalla dizione latina Curtis de Vado, che designava una vasta corte agricola ubicata in prossimità di un antico guado sul Tagliamento. Lo sviluppo insediativo del borgo si è strutturato in epoca medievale, allorché tra il X e il XIII secolo i vescovi di Concordia promossero la costruzione di un impianto fortificato per la difesa del territorio e la gestione del potere temporale. Menzionato per la prima volta nella bolla pontificia di Urbano III del 1186, il complesso castellano risulta documentato nel 1276. Nel 1420 il borgo fu annesso alla Repubblica di Venezia, avviando una fase di stabilità che favorì la trasformazione delle strutture difensive in dimore residenziali. Il centro storico conserva parte della cinta muraria, due torri di accesso e un tessuto edilizio vario che si estende tra il XIV e il XVIII secolo.
Cosa vedere a Cordovado
L'itinerario di visita al borgo medievale si sviluppa lungo un percorso a piedi che trova il suo punto d'avvio ideale presso la Porta Nord, nota anche come Torre dell'Orologio, che permette l'accesso all'unica via presente all'interno del Castello.
Edificata tra il XIII-XIV secolo, la porta è realizzata con mattoni a vista con un varco ogivale a sesto acuto. In origine la torre terminava con un coronamento di merli guelfi coperto da un tetto, mentre tra il XVI e il XVII secolo è stata elevata la torricella superiore destinata ad accogliere il meccanismo dell'orologio.
Una volta superata la porta, è possibile osservare l'interno della torre, completamente aperto, che conserva le scale originali e i camminamenti di guardia in legno utilizzati dal personale di sorveglianza.
Immediatamente addossata sul fianco della Porta Nord, si trova la chiesa di San Girolamo in Castello, eretta nel 1347 come cappella adibita al servizio della comunità castellana. L'edificio religioso presenta all'esterno una semplice facciata a capanna con muratura in mattoni a vista, un portale d'ingresso a sesto acuto e un modesto rosone nella parte alta. Sembra che normalmente questa porta d'accesso alla chiesa sia chiusa: per poterla visitare è necessario entrare dalla porta laterale a cui si accede solo dal parco retrostante (Parco Freschi-Piccolomini), cosa che verrà descritta più avanti.
Proseguendo lungo la via principale, si noterà il lungo allineamento dei principali palazzi signorili eretti sul sedime delle antiche strutture di servizio e delle abitazioni del personale del gastaldo (funzionario amministrativo, militare e giudiziario del regno longobardo, nominato direttamente dal re per gestire i beni regi e controllare il territorio).
Il primo edificio incontrato lungo il percorso è Palazzo Ridolfi, successivamente denominato Palazzo Bozza-Marrubini e storicamente noto come Casa del Capitano. Il palazzo si trova sulla destra subito dopo la torre d'ingresso.
L'edificio è stato realizzato a partire dal XIV secolo con un primo nucleo addossato alla torre nord, per poi assumere conformazione rinascimentale a seguito delle ristrutturazioni di fine Cinquecento. La facciata prospiciente la via è caratterizzata al piano terreno da un porticato ad archi a tutto sesto in muratura intonacata, mentre il primo piano nobile evidenzia finestre con profilature ad arco e una centrale trifora che appare rinascimentale.
L'interno dell'immobile, di proprieta privata, è visitabile in occasione di eventi culturali. La guida indica che sono conservati, nel salone principale, un ciclo di affreschi firmato da Gio. Francesco Zamolo da Venzone ed eseguiti tra il 1704 e il 1712.
Continuando la visita, sempre lungo il medesimo asse viario, praticamente adiacente e contiguo a Palazzo Ridolfi, ecco Palazzo Agricola, dimora nobiliare edificata tra il XV e il XVI secolo.
Sul lato opposto al Palazzo un cancello identifica l'ingresso al parco e al Palazzo Freschi-Piccolomini, il più importante di Cordovado, una villa posta dove un tempo sorgeva il castello. Il segnale turistico indica che il luogo era cinto da fossato murato con ponte levatoio e insisteva dentro il borgo fortificato, murato e con fosse esterne e due torri portale. Dentro il girone interno c'era il palazzo vescovile con un'alta torre quadrata con merli guelfi, dove i vescovi risiedevano lunghi periodi dell'anno.
L'edificio, eretto tra il 1669 e il 1704, presenta una facciata simmetrica strutturata su tre livelli in stile veneziano, con paramento intonacato e portale d'ingresso centrale in bugnato di pietra. L'accesso al portale avviene mediante una scalinata rialzata, costruita in corrispondenza del punto in cui sorgeva il ponte levatoio dell'antico fossato. Al piano nobile la facciata è dominata da una trifora ad archi a tutto sesto dotata di balaustra in pietra.
Sempre la guida indica che gli interni sono visitabili solo in occasione di manifestazioni ed eventi: si articolano attorno a due saloni centrali disposti sui due piani principali. Il palazzo è cinto da un grande parco di impianto ottocentesco, strutturato nel 1820 da Carlo Sigismondo Freschi con montagnole artificiali, canali e un labirinto di rose.
Sul fianco del Palazzo Freschi-Piccolomini, e comunque sempre all'interno del grande parco la cui realizzazione risale al XIX secolo, sono presenti delle abitazioni che un tempo costituivano magazzini, stalle, piccoli laboratori e abitazioni per i lavoratori a servizio del Palazzo . Oggi sono tutti di proprieta privata, e questo fa sì che normalmente il parco e gli edifici annessi siano chiusi al pubblico e vengano aperti in occasione di eventi o in alcuni weekend nella bella stagione. Consiglio di informarsi bene, presso il comune, sulle giornate di apertura per non perdere una parte importante del castello di Cordovado.
Io ho potuto visitare l'interno del parco in una domenica di fine primavera, ma non ho potuto visitare il Palazzo Freschi-Piccolomini perché era chiuso.
Qui è possibile vedere la mappa del parco in cui sono indicate le varie aree tematiche; aprendola si trova anche il pulsante con la spiegazione dettagliata dei singoli punti.
Durante la bella stagione il parco è rigoglioso, curato, con tanto verde e piacevole da visitare. Il pezzo forte è il «Labirinto delle rose Damascene», area di recente realizzazione che si esprime però solo durante il periodo della fioritura: io ho trovato solo qualche gruppo di queste rose bianche.
Quando il parco è aperto, è aperta anche la chiesa di San Girolamo (riprendiamo il discorso interrotto prima). L'accesso alla chiesa avviene da una porta laterale.
Come accennato prima, la facciata della chiesa è rivolta sulla via principale. L'interno si presenta con un'unica aula rettangolare con soffitto a capriate lignee scoperte. Nell'abside, un altare in marmo con una pala settecentesca e, lungo la parete meridionale, una lunetta contenente un affresco trecentesco raffigurante la Madonna in trono tra una Santa e San Giacomo Maggiore.
Sempre all'interno è collocata una pala d'altare del XV secolo dipinta a olio su tela, raffigurante al centro l'Arcangelo Michele con la bilancia, affiancato da San Sebastiano e da San Girolamo in ginocchio con il leone, con un prelato che regge il modellino architettonico di una chiesa. Tutto perfettamente documentato in un segnale turistico.
Conclusa la visita al parco, si prosegue sulla solita via che attraversa il borgo. Lungo il breve percorso che conduce alla Porta Sud si trovano altre abitazioni storiche di importanza minore ma comunque interessanti. Tutte ricalcano l'architettura tipica veneziana, che vede la costante presenza di portici bassi con archi che in questo caso sono a sesto acuto.
Il primo edificio sulla destra oggi ospita un bar ; a seguire, sempre sulla destra, una abitazione completamente chiusa . Poco prima della porta, un vicolo cieco con alcune case, in questo caso abitate. Si tratta di abitazioni che un tempo erano occupate da coloro che lavoravano e vivevano all'interno del Palazzo Freschi-Piccolomini. Oggi hanno cambiato volto, risultando curate e piacevoli.
Così si è giunti a Porta Sud, detta anche Torre Sud , che segna il limite meridionale del recinto fortificato. L'edificio si presenta ribassato rispetto all'altezza originaria e privo del coronamento merlato, ma conserva sul fronte esterno la posterla con la fenditura per il levatoio pedonale. Dalla Porta Sud è visibile un tratto della cinta muraria in mattoni e sassi di fiume , unitamente ai resti del doppio fossato difensivo e al bastione sud-occidentale.
Con la Porta Sud si conclude la visita al borgo medievale, ma prima di abbandonare Cordovado consiglio di visitare un interessante complesso che si trova poco fuori del paese, costituito dal Santuario della Madonna delle Grazie, Palazzo Cecchini e Palazzo Mainardi. Nel paragrafo successivo la descrizione.
Il Complesso del Santuario
Usciti dal borgo medievale, dirigersi verso la zona nord del paese dove, a poca distanza, si trova il complesso monumentale formato dal Santuario della Madonna delle Grazie, da Palazzo Cecchini e da Palazzo Mainardi, praticamente un gruppo di edifici uno di fianco all'altro, dove però domina la grande chiesa .
La costruzione del Santuario della Madonna delle Grazie è stata avviata a seguito dell'apparizione mariana del 7 settembre 1592 ed è stata ultimata con l'inaugurazione del tempio il 1° maggio 1603. L'edificio costituisce un esempio di architettura barocca veneta ed è caratterizzato da una pianta ottagonale in mattoni e rifiniture a intonaco.
L'interno della chiesa, liberamente visitabile, presenta un bel soffitto in legno intagliato nel 1640 dalla bottega di Girolamo Venturini, dorato e dipinto tra il 1656 e il 1658 da Cataldo Ferrara. Le pareti sono arricchite da statue in stucco raffiguranti gli Evangelisti e i Dottori della Chiesa ed altri esponenti ecclesiastici. Nel presbiterio si trova l'altare maggiore in marmo scolpito, che custodisce la bella icona della Madonna allattante attribuita al pittore Bellunello.
Adiacenti al Santuario sorgono Palazzo Cecchini e Palazzo Mainardi, i quali costituivano originariamente un unico complesso edilizio edificato all'inizio del Settecento, destinato a ospitare i cappellani officianti del tempio e successivamente adibito a convento dei padri Domenicani.
Nell'Ottocento la proprieta è stata smembrata in lotti distinti. La porzione nota come Palazzo Cecchini fu acquistata da Francesco Cecchini e donata alla comunità locale.
Oggi il Palazzo è adibito a sede della biblioteca civica, con spazi espositivi: per questo si può entrare e visitare non solo l'edificio ma anche il cortile interno con l'annesso parco.
La facciata esterna di Palazzo Cecchini è stata integralmente rivista nel corso del XIX secolo, con finestre ad arco ogivale e decorazioni in terracotta. Gli ambienti interni, visitabili negli orari di apertura della biblioteca, presentano soffitti e pareti affrescati nell'Ottocento con cicli di pitture raffiguranti scene allegoriche, motivi patriottici, grottesche e paesaggi di gusto pompeiano e neogotico.
L'adiacente Palazzo Mainardi, adibito a sede oratoriale, mantiene invece sulla facciata il lungo porticato originario ad archi a tutto sesto con pilastri in muratura intonacata, testimoniando la continuità stilistica dell'antico impianto conventuale settecentesco.
Curiosità su Cordovado
Il toponimo Cordovado affonda le sue radici nella lingua latina, derivando dall'espressione Curtis de Vado. Tale denominazione indicava una vasta corte agricola situata in prossimità di un guado naturale sul fiume Tagliamento, utilizzato per l'attraversamento di merci e persone. Il territorio subì l'occupazione delle popolazioni celtiche scese dalle Alpi Carniche. I Celti hanno lasciato tracce nella cultura locale, tra cui parole nel dialetto friulano e antichi rituali legati ai fuochi purificatori. Successivamente, sotto l'impero carolingio tra l'ottavo e il decimo secolo, la struttura agricola originaria si è evoluta in un sistema feudale amministrato dai vescovi della diocesi di Concordia.
Tra i fatti storici di maggiore rilievo avvenuti all'interno della cerchia muraria di Cordovado figura l'assedio del 1387, episodio inserito nel contesto della guerra per la successione del Patriarcato di Aquileia. Nel corso del conflitto, il capitano Andrea Trotto assalì il castello di Cordovado con un esercito ben equipaggiato. Durante le operazioni militari vennero impiegate per la prima volta nella zona le bombarde, prime armi da fuoco da getto. Il sistema difensivo del fortilizio, al comando del gastaldo Rodolfo da Cordovado (funzionario amministrativo, militare e giudiziario del regno longobardo, nominato direttamente dal re per gestire i beni regi e controllare il territorio), resistette a ben cinque violenti assalti. L'inviolabilità delle strutture costrinse le truppe assedianti alla resa, sancita dalla firma di un trattato di ritirata alla presenza degli ambasciatori di Udine e Venezia. L'episodio dimostrò l'efficacia strategica del fossato e delle mura castellane, consolidando la reputazione del borgo come postazione militare sicura nell'ambito della pianura friulana.
Ogni anno, durante l'ultimo fine settimana di agosto, il borgo ospita la Rievocazione Storica e il Palio dei Rioni, manifestazione che rievoca le vicende belliche del 1387. La comunità si divide in quattro rioni storici denominati Borgo, Villa Belvedere, Saccudello e Suzzolins, i quali si sfidano in una serie di prove per l'aggiudicazione del drappo dipinto. Le gare agonistiche e culturali comprendono il tiro con l'arco, la corsa delle botti, il tiro con la fune, oltre ad esibizioni teatrali e culinarie. La settimana precedente l'evento si svolgono le Feste Rionali e la cena medievale all'interno dell'arena di Palazzo Cecchini, durante la quale vengono servite pietanze storiche e si tiene l'elezione della Domina Bella.
Cordovado possiede una solida tradizione letteraria legata alla figura dello scrittore Ippolito Nievo, il quale ha vissuto nel territorio e ha ambientato nel borgo e nei suoi dintorni diversi episodi del romanzo Le confessioni di un italiano. I luoghi descritti nell'opera risorgimentale costituiscono un itinerario culturale noto come Parco Letterario Ippolito Nievo. Tra i siti principali legati al percorso narrativo figurano la celebre Fontana di Venchiaredo, situata a breve distanza dal centro storico, i Mulini di Stalis, il vecchio Duomo e la dimora storica di Casa Provedoni. L'autore si è ispirato alla natura agraria, ai corsi d'acqua e agli scorci castellani per delineare le vicende dei suoi personaggi. La lettura del romanzo fornisce una chiave d'interpretazione geografica e storica per comprendere il paesaggio rurale circostante, rimasto in parte immutato rispetto alle descrizioni ottocentesche.
Cordovado e i borghi vicini
Clicca su un borgo nella mappa per aprire la scheda con foto e informazioni.