Borgo di Saltara
Saltara sorge su un colle a 160 metri di quota che domina la bassa valle del Metauro, nell'entroterra di Fano, in provincia di Pesaro e Urbino. Il centro storico coincide quasi interamente con il borgo murato, la cui cinta, priva di una data certa, viene fatta risalire alla metà del XII secolo.
In epoca romana il fondovalle era percorso dalla via Flaminia, e nei pressi dell'attuale località Posta Vecchia sorgeva probabilmente una stazione per il cambio dei cavalli. Il nome compare per la prima volta in una bolla di papa Giovanni VIII (872-882), che cita un Mansum Saltariae appartenente all'abbazia di San Paterniano di Fano; un atto del 1176 definisce già Saltara un castello.
Dal 1283 Saltara fu soggetta a Fano, che vi nominava un capitano, e ne seguì le vicende: prima la signoria dei Malatesta, poi lo Stato della Chiesa, fino all'Unità d'Italia, quando divenne comune.
Cosa vedere a Saltara
Il piccolo borgo di Saltara si trova lungo la strada provinciale 26 e, una volta raggiunto, subito si fa notare per le alte mura che lo circondano. Nella via antistante l'ingresso principale è presente un comodo parcheggio auto.
Già dal parcheggio si nota l'importante fortificazione di Saltara , con il "monumentale ingresso" in cotto costituito da due scalinate che si incrociano fino a portare il visitatore all'ingresso vero e proprio, costituito da una porta con arco a tutto sesto incastonata nelle case .
Superata la porta, sulla destra si trova una scalinata che permette di raggiungere quasi subito la piazza di S. Lucia, dove si affaccia l'omonima chiesa . Purtroppo un grande cartello avverte che la chiesa è pericolante e quindi chiusa. La piazza non presenta elementi di particolare interesse, per cui si prosegue lungo la via sulla sinistra che porta, dopo poco, a piazza Buozzi, su cui si affacciano il Municipio e, separata, la torre civica . Il Palazzo comunale, restaurato di recente, ha l'aspetto di un palazzo gentilizio però è privo di indicazioni in tal senso.
La torre civica, posta a fianco, è di origine quattrocentesca e reca ancora frammenti dello stemma malatestiano, la potente famiglia che qui ha dominato nei secoli XIV e XV.
Dalla piazza si prosegue ancora seguendo un vicolo sulla destra della torre civica. Tra scale e leggere salite si giunge sul retro di una serie di edifici posti lungo la cinta muraria che hanno subito interventi di ristrutturazione ma in stile recente . Questa è comunque una zona con molto verde e con un piccolo parco antistante un grande edificio sulla sommità più alta del borgo.
Oggi l'edificio è occupato e suddiviso in appartamenti privati ma, vista la struttura e il portale , è probabile che un tempo fosse una casa gentilizia e magari ancora prima parte di un piccolo castello vista la sua posizione.
Da qui si torna indietro fino a raggiungere nuovamente la piazza del Municipio. Ora si imbocca il vicolo sulla sinistra della torre civica che porta ai "Mercati coperti", l'elemento più interessante di Saltara. Si tratta di un insolito percorso coperto di circa 60 metri di lunghezza, realizzato alla fine del Medioevo, quando si decise di sfruttare anche gli spazi aperti sopra le strade che costeggiavano la cinta muraria . Questo porticato, completamente rinnovato, richiama strutture analoghe presenti anche in altri borghi come quello di Brisighella (RA).
Superati i mercati coperti, suggerisco di proseguire per un giro completo lungo i camminamenti di ronda del borgo fortificato.
Una parte di questi camminamenti sono stati trasformati e allargati , probabile operazione necessaria per raggiungere le abitazioni del lato est di Saltara anche in auto. Nel tratto finale i camminamenti diventano un percorso solo pedonale come erano probabilmente in origine. Si tratta di una bella passeggiata che permette di ammirare il panorama circostante e di scorgere qualche scorcio su caratteristici e stretti vicoli .
Così facendo si ritorna verso la porta d'ingresso principale del borgo quindi alla scalinata da dove è iniziata la visita a Saltara.
Curiosità su Saltara
Secondo una leggenda, il nome di Saltara ricorda un altare innalzato dalla popolazione per placare un drago. Si narra che venne eretto sulla collina di San Martino per offrire sacrifici alla bestia che infestava la zona boscosa: da saltus arae, l'altare del bosco, sarebbe nato il toponimo. Il drago compare sui sigilli della comunità almeno dal Seicento e nel 1973 è diventato ufficialmente lo stemma del comune, verde su campo d'oro.
Nel borgo lo si ritrova in più punti: sulla facciata della torre civica è murato un rilievo quattrocentesco con un dragone, e una fontana del centro storico è nota come fontana del drago. L'ipotesi più accreditata è meno fantasiosa e rimanda al latino saltarius, il guardiano di pascoli e boschi a cui, secondo alcuni atti ecclesiastici, era affidata la custodia di queste terre.
Tra la fine dell'Ottocento e gli anni Trenta del Novecento Saltara fu un paese di cappellai. La confezione di cappelli si affiancava a un'altra attività artigianale, la produzione di corde di canapa, che resistette fino al secondo dopoguerra. Entrambe vivevano dentro un'economia agricola e mercantile che aveva il suo centro nel mercato settimanale e nelle fiere, capaci di richiamare gente da tutta la valle fino agli anni 1955-1960.
In quel periodo le industrie sorte in pianura cambiarono l'economia della zona e i vecchi mestieri scomparvero. Della produzione di cappelli resta oggi il nome di una strada del paese, via dei Cappellai.
Saltara e i borghi vicini
Clicca su un borgo nella mappa per aprire la scheda con foto e informazioni.