COSA VEDERE A
CIVITELLA DEL LAGO
DELIZIOSO BORGO MEDIEVALE
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borgo di civitella del lago
INTRODUZIONE
Nel Medioevo il borgo crebbe come solido caposaldo della città di Todi. Le case del suggestivo centro storico, costruite in travertino locale, parlano ancora delle vicende che lo videro protagonista, dei nobili che lo ebbero in signoria, tra cui i Fredi e gli Atti, e dello spirito solidale degli abitanti, che si organizzarono nell'Universitas, una comunanza agraria tutt'oggi operante. Il nome attuale di Civitella del Lago fu assegnato nel 1962, subito dopo la realizzazione della diga di Corbara e dell'omonimo lago artificiale, che cambiò radicalmente il paesaggio della valle.
cosa vedere a civitella del lago
VISITA AL BORGO

La prima chiesetta sorse nel XII secolo per essere poi ingrandita nel XVII seguendo lo stile barocco. Successivi interventi nel 1900 e 1955 la modificano ulteriormente in particolare nella facciata che venne rivestita di lastre in travertino. Purtroppo negli anni ‘80 si decise di coprire il tutto con dell’intonaco ….. Sul fianco destro della chiesa la torre campanaria costruita sui resti su una delle 7 torri di guardia a base circolare, che ornavano le mura del castello medievale dell’XI secolo. L'interno, a navata unica, conserva l'impianto originario con aggiunte di epoche successive Da segnalare il crocefisso ligneo del XV secolo e la tela sull’altare maggiore della Madonna del Rosario del 1605.
Il Palazzo, del XVI secolo, conserva dei bei saloni interni ed è la testimonianza più eloquente della stagione rinascimentale di Civitella. Presenta una facciata austera che nasconde interni riccamente decorati, mentre la mole della struttura definisce il perimetro difensivo dell'abitato. La muratura in pietra calcarea locale è rifinita con cura artigianale. Le finestre si aprono con cornici modanate in travertino. Il palazzo è tuttora utilizzato come sede di eventi culturali e mostre temporanee.

Tra le due ali del palazzo Atti si trova Porta Tuderte, la più grande delle porte cinquecentesche che un tempo regolamentavano gli accessi al castello, funzione che questa porta conservò fino al 1927.
Si tratta di una porta doppia, realizzata nel XVI secolo, con cortile intermedio e scalinata monumentale all'interno: una struttura che non era semplice varco, ma un vero e proprio cassero difensivo, i cosiddetti "casseri" che nel sistema medievale umbro svolgevano funzione di filtro e controllo degli accessi. Il cortile interno, stretto tra le due arcate, conserva l'atmosfera di un luogo deputato alla sorveglianza, con la pietra che affiora ovunque, squadrata e densa. Lo stemma tuderte campeggia sulla muratura come sigillo del legame politico che per secoli ha unito Civitella a Todi.
Superato il Palazzo degli Atti, si giunge ad un altro ingresso al borgo, i massicci casseri di “Monna Selvaggia” così chiamati dal nome di una leggendaria rinascimentale madonna Selvaggia, proprietaria di una casa adiacente Palazzo degli Atti. L’intero complesso è stato recentemente ristrutturato ma ha mantenuto reperti romani e medievali incastonati nelle mura.
Passando oltre si incontra un bel belvedere con giardino ricavato sulle antiche strutture murarie che si affacciano sul versante orientale della collina. È uno spazio che invita alla sosta, alla riflessione sul paesaggio, prima di riprendere il cammino tra i vicoli del borgo antico.
Sul fianco del belvedere, ecco Palazzo Santarelli del 1526, uno dei numerosi edifici rinascimentali presenti a Civitella del Lago. La facciata, in travertino locale e in parte in cotto, si distingue per la qualità della lavorazione dei conci angolari e per il portale d'ingresso dalla sagoma sobria e pulita. L'edificio è di proprietà privata e non è visitabile all'interno.
Riprendendo il cammino lungo la via principale del borgo, imboccare il vicolo stretto e ben conservato, che segue il naturale andamento orografico dello sperone roccioso su cui sorge Civitella. Così ci si addentra nella zona più popolare, costituita da piccoli slarghi, stretti vicolo pedonali. E’ piacevole passeggiare in questa zona che rappresenta quanto di più autentico il borgo sappia offrire: stretto, con le vie lastricate e le case in pietra ben conservate, strade pulite e molte piante e fiori (in stagione) esposte dai proprietari delle case. Le facciate si susseguono a breve distanza, talvolta separate solo da passaggi angusti o da brevi rampe di scale. Si incontrano poche persone, ma quelle poche sono socievoli e prodighe a fornire informazioni sul borgo. Diverse le case chiuse come purtroppo avviene in tantissimi borghi storici.

Proseguendo fino all'estremo del borgo, quindi della rupe, si raggiunge il Cortile degli Atti, uno spazio raccolto che si apre su una serie di bassi edifici oggi di proprietà privata. All'ingresso del cortile si staglia l'Arco di Diomede.
Nel 1522, Venturino e Diomede degli Atti bonificarono case, vicoli e piazze del castello medievale e delimitarono la zona nord-occidentale del borgo con questo arco. Nella parte superiore reca l'iscrizione "Diomedes Aptus", dal nome del conte che lo fece costruire. Si tratta di un arco a tutto sesto in travertino. L'arco è sovrastato dallo stemma degli Atti e da tre palle di travertino che testimoniano la parentela degli Atti con la famiglia fiorentina dei Medici. L'Arco di Diomede rappresenta uno degli esempi più compiuti dell'intervento rinascimentale, un gesto architettonico preciso, che non si limita alla funzione di passaggio ma dichiara la presenza e il potere di una casata.
Il cortile degli Atti si trova nel punto più estremo del borgo per cui si prosegue la visita al borgo mantenendo sempre la destra. Il vicolo, più stretto e ripido, conduce davanti a Palazzo Pensi, altro esemplare dell'edilizia signorile rinascimentale di Civitella. Come il Palazzo Santarelli, anche questo si distingue per la compattezza della struttura in travertino, con la sobrietà della facciata e con le aperture disposte secondo una simmetria apparentemente elementare.
Costeggiando il palazzo sulla destra, un breve vicolo conduce al punto panoramico di maggiore impatto dell'intero percorso: un belvedere che si affaccia direttamente sul Lago di Corbara e sulle valli circostanti. La vista è ampia e sgombra: lo sguardo spazia dal Monte Amiata all'Argentario, dalla città di Orvieto a Civita di Bagnoregio e Montefiascone. Ho visitato Civitella poco prima dell’imbrunire e devo dire che la luce radente colora le acque del lago e i rilievi si fanno più netti contro il cielo. Il lago di Corbara, bacino artificiale realizzato negli anni Sessanta del Novecento sbarrando il corso del Tevere, ha mutato profondamente il paesaggio della valle.

Al termine del belvedere si incontra l'ultima struttura difensiva del percorso: la Portella, nota anche come Porta Orvietana o Guardiola.
La porta rappresentava un punto di controllo del versante sud della valle. Si tratta di un cassero massiccio, con muratura in grossi conci di pietra calcarea, che costituisce il limite fisico del borgo antico sul versante meridionale. La struttura è più robusta e compatta rispetto a Porta Tuderte: la sua posizione, direttamente affacciata sul vuoto della rupe, ne sottolineava la funzione di ultima difesa prima del precipizio.
Subito all'esterno della porta, sulla roccia viva affiorante, sono presenti dei "graffiti rupestri": incisioni sulla pietra calcarea naturale che costituiscono una testimonianza materiale di frequentazione del luogo in epoche non precisamente determinate, ma probabilmente riconducibili a fasi di utilizzo medievale della struttura difensiva.
Lasciata la Portella alle spalle, si percorre un breve tratto panoramico che attraversa una zona di edifici più recenti, zona realizzata lungo il bordo del promontorio nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale. Il cammino, in lieve in discesa, offre ancora scorci sul paesaggio lacustre prima di ricondurre, nel giro di pochi minuti, alla piazza antistante la chiesa parrocchiale di Santa Maria, punto di partenza e di arrivo del percorso..
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INFO e CURIOSITA'
Museo dell'Ovo Pinto
Dal 2005 il Museo raccoglie migliaia di uova di tutte le specie animali, dalla gallina allo struzzo, decorate con motivi geometrici e floreali, con soggetti religiosi e laici. Le dimensioni spaziano da quelle piccole del diamantino, un piccolo uccellino delle dimensioni di un canarino a quelle grandi dello struzzo.

