CASTELLO DEL CATAJO
(Padova - Veneto)
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Il castello oggi si propone per eventi e cerimonie che hanno la priorità sulle visite turistiche, pertanto è bene informarsi prima su orari, chiusure, ecc. per evitare viaggi inutili.
COSA VEDERE AL
CASTELLO DEL CATAJO

Superato il cancello si apre una lungo percorso pedonale che sulla destra affianca le mura e sulla sinistra un grande e curato parco. Così si giunge all’ingresso vero e proprio contraddistinto da un sontuoso portale, quasi un arco di trionfo, con finte colonne, stemmi e statue sui lati e nella parte superiore. Qui si trova la biglietteria che spiega come usare l’audioguida attraverso il proprio smartphone e così conoscere i vari dettagli di questo castello suggerendo anche un appropriato percorso di visita.
Sulla destra si sale, attraverso una ampia scala, a un primo corpo del castello, la casa di Beatrice che rappresenta il nucleo più antico del castello. Accolti da un piccolo portico affrescato, si entra nella casa dalle dimensioni contenute in cui si trovano alcune stanze arredate con mobili d'epoca, quadri, ritratti di famiglia. C'è anche una piccola armeria e un loggiato chiuso successivamente per ricavare un maggiore numero di stanze. Da qui è necessario tornare indietro, scendere la scalinata e imboccare un piccolo cancello posto sulla destra che conduce alla scalinata esterna verso il piano nobile. Si tratta di una scalinata a cordolo pensata non solo per le persone a piedi ma anche per quelle a cavallo. Al termine della scalinata una ampia terrazza panoramica dedicata alle feste di allora ma anche d’oggi. Dalla terrazza si raggiungere l’ingresso al piano nobile nel grande "corpo" del castello.

All’interno dell’appartamento è PROIBITO effettuare fotografie, divieto poco comprensibile comunque ferreo visto che l’area è presidiata da un attento custode.
Dall'ingresso si accede direttamente nella grande sala di rappresentanza che colpisce molto il visitatore per la vastità e la ricchezza degli affreschi. In evidenza un grande camino sopra il quale è rappresentato l’albero genealogico di famiglia dove in basso si trova Obicio I , il capostipite che ha dato l’origine e il nome stesso alla famiglia Obizzi. Scorrendo i nomi verso l’alto, l’ultimo è Pio Enea I, il costruttore del castello nel 1570.
Sulla destra altre due stanze interessanti; la Sala dei Papi (sopra la porta d’ingresso è presente lo stemma dello Stato Pontificio) dove si osservano svariati stemmi, affreschi di allegorie della Fede, nonché un affresco rappresentante un sontuoso matrimonio celebrato dal Papa Innocenzo IV che permise agli Obizzi di imparentarsi con la famiglia papale. A seguire la Sala di Ferrara dedicata alla famiglia d’Este con diverse allegorie come il Dio Marte che si contrappone l’allegoria femminile che rappresenta l’Umanità. Sul camino la scena più importante in cui a Niccolò Obizzi viene offerta la chiave della città di Gand (Belgio) conquistata a nome e per conto di Re Filippo IV di Francia.
Per proseguire la visita bisogna tornare indietro nella sala principale e imboccare l’altra unica porta aperta che conduce alla piccola Stanza della Prudenza e della Pace, dove sono presenti tre allegorie, la Prudenza che tiene in mano un compasso per misurare con prudenza le cose, la Pace rappresentata una figura femminile che calpesta le armi e, anche qui, l’allegoria dell’Occasione rappresentata da una figura femminile che ai suoi piedi ha una ruota che gira sempre, figura nuda perché l’Occasione è un po’ come la fortuna, non nasconde niente ma mostra tutto.

Procedendo oltre troviamo Sala S. Marco dedicata a Venezia con il simbolo del leone alato, le allegorie di Nettuno dio del mare, della dea Minerva, dea della sapienza e dell’intelligenza. Nella stanza domina la scena in cui Tommaso Obizzi viene ricevuto da re Edoardo III d’Inghilterra che nel 1366 gli consegna l’Ordine della Giarrettiera, il massimo ordine cavalleresco consentito ad una famiglia senza nobiltà.
L’ultima stanza importante è dedicata a Firenze. Anche qui allegorie, la dea Flora, divinità dalla quale la città di Firenze prende il nome, e il dio Arno, a simboleggiare il fiume che attraversa i territori toscani. In questa stanza si conclude il ciclo di affreschi dedicato alla famiglia degli Obizzi con la scena di un matrimonio tra Antonio degli Obizzi che sposa la ricchissima ereditiera Negra De’ Negri ultima discendente del suo casato.
La visita al castello del Catajo non può dirsi completa senza una bella passeggiata nel grande parco chiamato Giardino delle Delizia. Si tratta di una estesa area verde molto curata nella quale sono presenti alberi secolari tra cui una gigantesca sequoia americana e la Peschieria, una grandissima vasca che oggi e quasi completamente coperta da ninfee.
Con questo si conclude la visita al castello che ha visto coinvolta la famiglia degli Obizzi. Quando il castello passò nelle mani degli Asburgo il castello subisce un importante ampliamento per adeguarlo alle grandi residenze reali europee. Fu così che venne realizzato un nuovo e grande corpo posto leggermente più in alto seguendo il profilo della collina, opera che portò il Catajo a disporre di ben 350 stanze.
Oggi questa ala asburgica è chiusa e dall’esterno appare in preoccupante decadenza, forse un giorno sarà recuperata, magari in parte dando così ulteriore testimonianza dei grandi fasti che questo castello ha avuto nel passato.
CURIOSITA' SUL
CASTELLO DEL CATAJO

SINTESI SUL
CASTELLO DEL CATAJO

Le stanze visitabili del piano nobile sono una libro scritto attraverso le immagini che raccontano la storia della famiglia degli Obizzi.


