COSA VEDERE A
ITRI
BORGO MEDIEVALE
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borgo di itri
INTRODUZIONE
cosa vedere a itri
VISITA AL BORGO

Questo antico accesso al borgo medievale, presenta ai due lati dei bassorilievi raffiguranti un serpente e una testa di cane, elementi presenti anche nello stemma araldico di Itri, di probabile origine longobarda. Sul lato sinistro del portale, una lapide di circa due metri riporta l'iscrizione "C. M. AGNIUS M. F. AE AEDIL. ITER.", che secondo alcuni studiosi potrebbe essere all'origine del nome di Itri, derivandolo dal termine latino iter, ovvero "cammino".
Dopo aver attraversato Porta Mamurra, la scalinata si inoltra nel cuore del borgo. Percorrere un breve tratto prima di svoltare sulla destra e imboccare via S. Martino. Qui una ulteriore e suggestiva scalinata, tra piante e fiori esposti dagli abitanti, conduce allo slargo Staurenghi. Questo contenuto spazio urbano prende il nome da una famiglia nobile di Itri, il cui palazzo, ristrutturato, si trova in Via San Martino - Vico Staurenghi.
Ancora gradini da salire per raggiungere Vico Giudea, l'antico quartiere ebraico, situato ai piedi del castello. Più che un vero e proprio ghetto, si trattava di un'area riservata alla comunità ebraica, che venne separata dalla popolazione cristiana. All'ingresso del vicolo, è ancora visibile un gradino di alabastro con un foro, dove si pensa fosse inserita un'asta di ferro, parte di una grata che chiudeva il vicolo nelle ore notturne. Quasi dirimpetto a Vico Giudea si trova Vico Uso, dove si svolgevano i commerci della comunità ebraica.

Dalla segnaletica turistica emerge che il maniero era nato come struttura difensiva, costituito da diverse torri, tra cui la torre poligonale, risalente all'882. Altre torri sono state realizzate poco dopo nel 950 come la torre quadrata e la torre cilindrica, denominata "torre del coccodrillo", dove si presume fossero gettati i condannati a morte. L'interno del castello, suddiviso in due piani abitabili. Nel piano inferiore sono presenti ancora i resti di un forno e di una vasca per la conservazione del cibo, oltre a un'antica cisterna per la raccolta dell'acqua piovana. Al piano superiore, sono visibili i resti di un camino e di un affresco raffigurante Sant'Antonio Abate e la Madonna Lattante con il Bambino.
Danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale, il castello ha subito un primo restauro alla fine degli anni '80. Normalmente viene utilizzato per mostre, mercatini e convegni.
Proseguendo la visita e continuando a salire, si raggiunge la zona più alta di Irti dove, in un piccolo slargo, si affaccia la chiesa di San Michele Arcangelo. Nella piazzetta si noteranno due colonne di granito nero che il segnale turistico indica come le "colonne della giustizia", le quali segnavano il confine oltre il quale veniva praticato il diritto di asilo. La chiesa è stata costruita su un precedente tempio pagano ed eretta nell'XI secolo dai Normanni. L’interno si divide in tre navate, con un tetto in legno a capriate. Dietro l'altare maggiore, si trova la statua di San Michele Arcangelo, in legno dipinto, risalente agli inizi del XIX secolo. La chiesa appare un po’ anonima, oggetto di una recente ristrutturazione dove tutte le pareti sono state intonacate in colore ocra con finiture e stucchi in colore bianco. L’unico elemento d’interesse è un affresco del XIV secolo raffigurante Gesù crocifisso, con San Giovanni e la Madonna. L'elemento distintivo della chiesa è il campanile, posto sulla facciata e risalente all'XI secolo, che presenta influssi arabo-normanni.
La visita prosegue imboccando un vicolo sulla destra della chiesa che conduce verso la piazza di Fra Diavolo dedicata a Michele Pezza, detto "Fra Diavolo", figura di spicco nella storia locale. Nato a Itri nel 1771, Fra Diavolo si distinse per la sua attività di brigantaggio contro le truppe francesi. La sua figura è controversa, con alcuni che lo considerano un eroe popolare e altri un bandito.
Dalla piazza, ormai trasformata secondo gli stili e le esigenze moderne, si ritorna indietro scendendo lungo una scala sulla destra della piazza la quale permette di raggiungere subito la storica Collegiata di Santa Maria Maggiore, una delle chiese più antiche di Itri. Purtroppo la chiesa è stata gravemente danneggiata durante la Seconda Guerra Mondiale, pochi i resti ancora in piedi tanto da chiuderla al pubblico anche per questioni di sicurezza. Tuttavia, è possibile ammirare il campanile di stile moresco risalente al 1200, il quale presenta bifore con robuste colonne tortili e una cupola decorata con affreschi policromi.
Proseguendo sulla via in discesa di noterà sulla destra Vico Papa uno stretto vicolo con scale in discesa alla cui estremità si trova Casa Sferra, palazzo del 1300 che ha dati i natali a Papa Urbano VI e sulla cui facciata si possono vedere stemmi gentilizi. Da qui si procede per ritornare al parcheggio ripassando Porta San Martino, concludendo così la visita al borgo di Irti.
Nei dintorni merita una visita il Santuario della Civita (vedi prossimo paragrafo) o visitare il Museo del Brigantaggio, situato lungo l'antica Via Appia. Inaugurato nel 2003, il museo approfondisce il fenomeno del brigantaggio, analizzandone le connotazioni sociali, economiche e politiche. Una parte del museo è dedicata a Michele Pezza, detto "Fra Diavolo".
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PERCORSO DI VISTA
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SANTUARIO
MADONNA DELLA CIVITA
nelle vicinanze

La chiesa ha un interno a tre navate e il quadro della Madonna della Civita è posto sopra l’altare maggiore, quest'ultimo realizzato in marmi e intarsi. La volta ha decorazioni che raffigurano eventi della storia del Santuario. Nelle navate laterali si trovano altari dedicati a San Gioacchino e Sant’Anna. Bello il coro ligneo del XVIII secolo. Da segnalare alcune interessanti tele come quella della Natività, della Madonna con San Francesco di Paola e l’Assunta.
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INFO e CURIOSITA'
Quali sono le caratteristiche distintive del castello di Itri ?
Il Castello Medioevale di Itri era originariamente una fortezza difensiva, non una residenza nobiliare. La sua struttura comprende tre torri di diverse epoche: una torre poligonale risalente all'882, una torre quadrata del 950 e una torre cilindrica detta "del coccodrillo", dove si pensa venissero gettati i condannati a morte. L'interno è suddiviso su due piani, ognuno con tre sale, dove si possono ancora vedere i resti di un forno e di una cisterna. Dopo essere stato danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale, il castello è stato restaurato negli anni '80 e recentemente. Viene utilizzato per mostre, mercatini e altri eventi.
Come la Via Appia ha influenzato lo sviluppo di Itri e cosa si può ammirare lungo il suo tracciato ?
La Via Appia, una delle più importanti strade consolari romane, ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo di Itri, che deve probabilmente il suo nome dal termine latino "iter", che significa cammino. La sua costruzione ha trasformato Itri in uno snodo cruciale. Oggi è possibile percorrere un tratto della Via Appia Antica ben conservato con il suo lastricato in basalto, i marciapiedi e i resti di stazioni di servizio. La via Appia non è solo un luogo di interesse archeologico, ma anche un percorso immerso nella macchia mediterranea.
Cosa rappresentano i "Fuochi di San Giuseppe" a Itri e come si celebra questa festività ?
I "Fuochi di San Giuseppe" sono una tradizione antica a Itri, che unisce elementi pagani e cristiani. Si celebrano il 19 marzo, in occasione della festa di San Giuseppe. I rioni del paese si sfidano nella costruzione di falò, un tempo raccogliendo legna nei boschi, e ora con il contributo del Comune. La festività include degustazioni di prodotti locali, musica popolare e celebrazione dell’antica ospitalità di Itri.
Quale la storia del Museo del Brigantaggio di Itri e quali sono i suoi obiettivi ?
Il Museo del Brigantaggio di Itri, inaugurato nel 2003, si propone come luogo di conoscenza e di memoriale del fenomeno del brigantaggio nel Basso Lazio. Il museo è suddiviso in tre sezioni: la nascita del brigantaggio, la figura del brigante nella cultura e la vita quotidiana dei briganti e della popolazione. L'obiettivo è rimuovere il marchio di infamia che per lungo tempo ha identificato la zona come "Terra di Briganti". Il museo include anche un omaggio a Fra Diavolo il cui vero nome era Michele Pezza, un brigante nato a Itri nel 1771. Diventò famoso per la sua attività contro i francesi durante l’epoca napoleonica.




