071 Basilica Sacro Sepolcro Acquapendente
BASILICA DEL
SANTO SEPOLCO
INTRODUZIONE
La sua storia inizia secondo la tradizione nel X secolo, quando la regina Matilde di Westfalia, madre dell'imperatore Ottone I, in viaggio dalla Germania verso Roma per edificare una chiesa dedicata al Santo Sepolcro, fu costretta a fermarsi ad Acquapendente. Secondo la leggenda, i muli carichi dell'oro necessario alla costruzione si inginocchiarono e si rifiutarono di proseguire. Un sogno rivelò alla sovrana che era volontà divina costruire il santuario proprio in quel luogo.
ARCHITETTURA ESTERNA
Osservando l'esterno, la basilica mostra oggi un aspetto profondamente diverso da quello originario romanico, frutto dei numerosi rimaneggiamenti avvenuti nel corso dei secoli. La facciata attuale è un esempio di architettura settecentesca, opera del celebre Nicola Salvi, l'architetto che progettò la Fontana di Trevi a Roma. Realizzata intorno alla metà del XVIII secolo, la facciata si presenta maestosa, articolata su due ordini e affiancata da due imponenti campanili che ne sottolineano la verticalità e la solennità.

L'INTERNO DELLA BASILICA
Il presbiterio è rialzato per ospitare al di sotto la suggestiva cripta, permettendo così di ammirare l'altare maggiore in una posizione di preminenza visiva. Purtroppo, il ciclo decorativo che un tempo impreziosiva il catino absidale è andato perduto durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale così come i dipinti delle pareti.


All'interno della basilica si conservano inoltre pregevoli opere d'arte provenienti nel tempo da altri edifici religiosi del territorio. Particolarmente significativi sono due bassorilievi marmorei rinascimentali attribuiti ad Agostino di Duccio (1418-1481).
Lungo la navata laterale destra, nei pressi della scalinata che conduce al transetto destro della basilica, si trova uno splendido dossale in terracotta invetriata (ceramica smaltata) che raffigura la Gloria dell'Eucarestia. L'opera venne realizzata da Giacomo Parissi nel 1522 per la chiesa locale di San Pietro dell’Olmo e solo successivamente venne trasferita nella Basilica.
In fondo alla navata centrale si trova una fonte battesimale in travertino proveniente dalla Chiesa di Santa Vittoria, raffigurante i dodici apostoli, opera di notevole interesse scultoreo. Sulla parete di controfacciata, sopra il portale, è collocata una Sacra Famiglia con San Giovannino, mentre altre opere pittoriche e scultoree arricchiscono le cappelle laterali, testimoniando secoli di devozione e arte sacra.
LA CRIPTA DELLA BASILICA
Un elemento davvero unico è la cripta, accessibile da una scala in pietra che scende dal transetto. Questo spazio sotterraneo rappresenta il cuore spirituale della basilica e ne costituisce la parte più antica e affascinante, risalente all'XI secolo. La cripta è uno degli esempi più importanti di architettura romanica sotterranea in Italia e si presenta come un ambiente maestoso e suggestivo.
L'impianto architettonico è notevole: lo spazio è articolato in ben trentaquattro campate coperte da volte a crociera, impostate su ventiquattro colonne in pietra. Queste colonne, tozze e possenti secondo il canone romanico, sono sormontate da capitelli variamente decorati con motivi vegetali, geometrici e zoomorfi, ciascuno diverso dall'altro e frutto della maestria degli scalpellini medievali. Le volte a crociera creano un ritmo spaziale avvolgente, moltiplicando le prospettive e generando un'atmosfera di intima spiritualità.


L'elemento più straordinario della cripta è il sacello del Santo Sepolcro, una piccola edicola in pietra che riproduce in miniatura la chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme, considerata la più antica replica al mondo di questo luogo sacro. Secondo la tradizione, il sacello custodisce una pietra macchiata di sangue che si ritiene proveniente dal sepolcro di Cristo a Gerusalemme. La leggenda narra che questa reliquia trasudò miracolosamente sangue nel 1166, evento prodigioso che consolidò la fama del santuario e intensificò il flusso dei pellegrinaggi lungo la Via Francigena.



FESTA DEI PUGNALONI
La Basilica del Santo Sepolcro non è solo custode di tesori artistici medievali, ma rappresenta tuttora il fulcro vivo della religiosità popolare. Ogni anno, la terza domenica di maggio, Acquapendente si trasforma per celebrare la Festa dei Pugnaloni in onore della Madonna del Fiore, un evento che affonda le sue radici nella storia medievale del borgo.


La festa commemora la liberazione della città dalla tirannide di Federico Barbarossa avvenuta nel 1166, quando gli aquesiani si ribellarono al giogo imperiale proprio nella notte tra il 23 e il 24 maggio. La tradizione narra che un ciliegio fiorì miracolosamente fuori stagione come segno divino di benedizione sulla rivolta, e da allora la Madonna venne invocata come "Madonna del Fiore".
I pugnaloni sono spettacolari mosaici vegetali di grandi dimensioni (fino a 3-4 metri di altezza), realizzati dai vari rioni della città con petali di fiori, foglie, semi e altri elementi naturali, che richiedono settimane di preparazione e una straordinaria abilità artistica. Il nome "pugnalone" deriva dal pugnale o dalla lancia con cui, secondo la leggenda, fu ucciso il messo imperiale Federico di Svevia durante la rivolta.
Durante la festa, questi capolavori effimeri vengono portati in processione per le vie del centro storico in un'esplosione di colori e profumi, accompagnati da figuranti in costume medievale, sbandieratori e musici.
Al termine della celebrazione, i pugnaloni vengono solennemente trasportati all'interno della Basilica del Santo Sepolcro, dove rimangono esposti per diverse settimane, permettendo ai visitatori di ammirare da vicino questi straordinari mosaici floreali.
La vista di queste opere colorate all'interno dell'austera chiesa spinge ad organizzare una vista alla Basilica nel periodo che va da fine maggio (magari in occasione delle festa) fino a tutto il mese di giugno.








