Racconto del viaggio alle San Blas

SAN  BLAS
PANAMA

TRAVEL

RACCONTO DELLA CROCIERA A SAN BLAS
Il contesto dell’arcipelago di San Blas porta, inevitabilmente, a muoversi con barche di dimensioni medio-piccole visto che i fondali sono bassi in molti punti della laguna.
La bellezza caraibica di questa area tropicale, ha portato allo sviluppo di un turismo basato su crociere con barche a vela e/o catamarani nella formula di noleggio dell’intera imbarcazione o nella formula cabin charter cioè condivisione della barca con altri turisti. Entrambe le formule prevedono la presenza dello skipper/capitano dell’imbarcazione e la presenza di una persona di supporto per le attività legate alla cucina, pulizie, sbarco, ecc.

LA
BARCA A VELA

LA BARCA DURLINDANA

Nell’ambito delle varie proposte che ho avuto modo di vagliare, la mia scelta è caduta sulla barca Durlindana dello skipper Andrea Pestarini. La barca è un ketch di 70 piedi a due alberi, una imbarcazione comoda e spaziosa con cabine dotate di bagno privato, ampio salottino comune e cucina ben attrezzata come visibile dalla raccolta fotografica la barca Durlindana.

Una volta giunto a San Blas, ho avuto modo di conoscere per bene Andrea che, con la moglie Chicca, veleggiano da molti anni e sono ben noti nell’ambito degli appassionati a questo settore. Andrea ha percorso tutti i mari del mondo a tutte le latitudini (molte volte in solitaria) raggiungendo luoghi a volte insoliti come l’Alaska, l’Antartide, Capo Horn o luoghi molto conosciuti come la Polinesia, le Hawaii, la baia della California e tante altre isole e coste tra cui le San Blas.

L’amore e la passione per il mare e per la vela è evidente, nel loro programma di viaggi che non prevede la sosta per lunghi periodi nello stello luogo ma una continua navigazione alla ricerca di nuove emozioni come visibile nel loro sito internet (vedi sito di Pestarini).
 

>>>  Galleria fotografica Barca Durlindana

COME RAGGIUNGERE 
SAN BLAS

COME RAGGIUNGERE SAN BLAS

Per raggiungere l’arcipelago delle San Blas è necessario arrivare nella capitale dello stato di Panama per poi proseguire in auto fino alla costa dove, con una lancia veloce si raggiunge la barca a vela o il catamarano che attende i suoi passeggeri normalmente in una baia. Queste attività di trasferimento vanno concordate con lo skipper che si avvale di persone o agenzie locali per questi servizi.

Considerando che i voli intercontinentali dall’Europa giungono tutti verso sera, è necessario trascorrere una notte a Panama City. Il mattino successivo, prima dell’alba, una macchina preleva direttamente in albergo le persone per il trasferimento al piccolo porticciolo di Cartì lungo la costa atlantica e all’interno della Comarca Guna Yala, che ricomprende l’arcipelago di San Blas ed è abitata dalla popolazione Kuna.

Questa popolazione vive abbastanza isolata, molto legata alle antiche tradizioni e ai costumi locali ed è poco predisposta ai cambiamenti. La regione gode di una certa autonomia conferita e/o tollerata dallo stato centrale tanto da avere dei confini presidiati, una certa autonomia amministrativa, ecc. In rete si possono trovare molte informazioni su questa popolazione e sul territorio.

Una parte della popolazione Kuna vive lungo le coste e una parte vive in alcune isole in condizioni incredibili di sovraffollamento, sporcizia e degrado. Lo sviluppo del turismo ha raggiunto livelli che molti Kuna della costa non accettano più, per cui sono state imposte nuove regole (a volta assurde) che stanno creando problemi ai turisti e agli operatori del settore ; è vietato portare turisti a bordo delle barche a vela (!!!), non è più possibile fare immersioni, non si può praticare kitesurf, non si possono far volare droni, ecc.

Quando si giunge al confine del Guna Yala e al porto, in caso di richiesta di chiarimenti, è necessario mentire sui tempi di permanenza e sulla destinazione dei trasferimenti, cosa abbastanza assurda visto che il movimento turistico e di imbarcazioni nella laguna è sotto gli occhi di tutti, però è così ….    Superati i controlli, come accennato in precedenza, ci si imbarca su delle lance veloci da 8-10 posti per essere poi portati in prossimità della barca a vela o del catamarano per la crociera (il prossimità si intende nella più vicina isola e non a bordo per evitare contestazioni).

Quella descritta in precedenza NON è l’unica possibilità per raggiungere le San Bals, esiste anche l’alternativa di un volo interno con una compagnia aerea panamense che dispone di aerei da 8-10 posti max la quale prevede il trasferimento dall’aeroporto della capitale fino alla piccola isola Corazón de Jesús che dispone di un piccolo aeroporto. Questa soluzione ha costi maggiori, vincoli maggiori di peso dei bagagli, richiede che ci sia un numero minimo di passeggeri (altrimenti i costi aumentano), i voli non sono garantiti, l’unico vantaggio riguarda i tempi che sono leggermente inferiori rispetto al trasferimento sopra descritto

COSA VEDERE NELLA 
CROCIERA

LA CROCIERA ALLE SAN BLAS

Fatta questa lunga e doverosa premessa, vediamo come si è svolta la crociera vissuta in 8 giorni di navigazione, la mia prima volta a bordo di una barca a vela per così tanto tempo. Andrea e Chicca hanno saputo rendere questa mia prima esperienza davvero unica e interessante, gli altri 4 ospiti che hanno navigato con me erano persone giovani e con precedenti esperienze, persone simpatiche e appassionate della vela con un grande spirito di adattamento. Questo ha fatto si che ci sia stato un buon feeling fin dall’inizio che poi è proseguito per tutto il periodo di navigazione.

La crociera si è svolta seguendo il criterio di “un’isola al giorno”, ogni giorno ci trasferivamo seguendo un itinerario stabilito da Andrea (lo skipper). Ritengo inutile riportare i nomi delle singole isole, la mappa dell'arcipelago può meglio riassumere il percorso che abbiamo fatto all’interno della laguna. Sollevata l’ancora, si usciva dalla baia utilizzando il motore della barca e procedendo molto lentamente, in talune zone il fondo marino si presentava insidioso considerando che la Durlindana ha una deriva che si immerge per 3,50 mt sotto il livello dell’acqua per cui occhio puntato sull’ecoscandaglio.


Una volta usciti dalla baia, venivano issate le vele, prima la randa e poi il fiocco. I trasferimenti duravano da un minimo di 60 minuti fino ad un massimo di tre ore. Durante il percorso si potevano ammirare le tante isole che incrociavamo lungo la rotta, piccole e più grandi, isolate o in successione, con spiagge bianche o circondate dal mare ma sempre lussureggianti con tantissime palme da cocco.

Giunti a destinazione, giù l’ancora e subito dopo via con il bagno o con una uscita in gommone per raggiungere una buona zona dove fare dello snorkeling, quindi rientro in barca per poi scendere a terra in un’isola vicina, sempre con il tender, per la visita. L’ordine delle attività non era sempre lo stesso, spesso cambiava per questioni di orario, condizioni marine, ecc.

Molte delle isole dell'arcipelago sono selvagge, cosa che conferisce alle stesse una bellezza naturale difficile da raccontare. Diverse di esse offrono deserte spiagge di sabbia bianca finissima, solo qualche strombo (grandi conchiglie) o delle stelle marine in prossimità della riva. Il silenzio regna in questi luoghi ed è rotto solo dal fruscio del vento. Anche il mare antistante queste spiagge è speciale, sempre calmo, temperato e ricco di colori, trasparente in prossimità della riva per poi virare verso il verde smeraldo, per poi confluire in infinite sfumature di blu.

Alcune isole sono abitate dalla popolazione Kuna, poche capanne ospitano alcune famiglie dedite alla pesca e alla raccolta delle noci di cocco che vengono portare sulla terra ferma ed esportate nella vicina Colombia. L’avvento del turismo ha poi sviluppato la produzione delle coloratissime molas da parte delle donne Kuna, un tessuto finemente lavorato che le donne applicano ai loro vestiti tradizionali (vedi pagina Curiosità). Le giornate erano anche ricche di piacevoli momenti fatti di chiacchierate e relax nel pozzetto della Durlindana, sorseggiando qualche bevanda, accogliendo altri turisti di barche vicine ancorate nella stessa baia, osservando i splendidi tramonti sul mare (vedi galleria fotografica : tramonti sull'arcipelago) e gustando del rum dopo cena.

Otto giorni di piena libertà senza nemmeno le ciabatte (se non nelle isole), indossando solo un costume e una maglietta per la sera.

Una nota di merito a Chicca per la sua cucina in grado di soddisfare tutti i palati anche quelli di un irriducibile italiano come me. Abbiamo gustato aragoste fresche (portate dai pescatori Kuna) alla griglia, sformati squisiti, lasagne alla bolognese e tanti altri piatti gustosi. In tavola non mancava nulla anche per la colazione, yoghurt, marmellate, biscotti fatti in casa e frutta che veniva portata da alcuni Kuna.


>>>  Galleria fotografica Le isole dell'arcipelago

LE 
CONCLUSIONI

CONCLUSIONI SUL VIAGGIO

Questa mia prima esperienza in barca a vela è stata molto interessante e coinvolgente, sono convinto che al risultato positivo abbia contribuito l’ottimo skipper Andrea così come Chicca, una bella e spaziosa barca come la Durlindana e un gruppo di compagni di viaggio motivato e disponibile.

San Blas è un arcipelago che effettivamente merita il viaggio,   Ho solo qualche osservazione da aggiungere ;

La prima riguarda la presenza della plastica che anche qui si riscontra in quasi tutte le isole, il mare aperto sta portando molti oggetti che si stanno accumulando lungo le coste esposte all’oceano, bottiglie, scarpe, sacchetti e tanto altro, oggetti che spesso sono presenti anche per l’incuria dei Kuna stessi.

Il secondo aspetto è l’aumento del livello del mare. Queste sono isole che emergono di poco, sono simili alle Maldive, l’aumento del livello del mare sta agendo sulle coste, le spiagge si stanno riducendo (commento di chi naviga da queste parti da molti anni), scendendo a terra è evidente il lavoro di erosione dell’acqua che sottrae sabbia alle isole, le radici delle palme più esterne vengono progressivamente esposte fino a portare al crollo della pianta che poi muore. Questa situazione è presente in quasi tutte le isole che ho avuto modo di visitare, di questo passo, tra qualche decina di anni, molte di queste isole non esisteranno più.

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